I dipinti di famiglia sono al centro di questa fase delle indagini della procura di Roma dopo le dichiarazioni rese dal personale dipendente dell’abitazione romana appartenuta all’Avvocato Gianni Agnelli. In particolare, l’attenzione si è concentrata su tre opere d’arte tra quelle presenti nell’elenco di quelle che sarebbero scomparse. Si tratta de “La scala degli addii” di Giacomo Balla, del “Mistero e melanconia di una strada” di Giorgio De Chirico e di “Glacons, effet blanc” di Claude Monet. Secondo il personale ascoltato dagli inquirenti due delle tre opere d’arte autentiche presenti nell’abitazione romana sono state sostituite con delle copie quando la moglie dell’avvocato si è ammalata (Il Messaggero). Mentre la terza, l’opera di Monet, sarebbe stata presente presso l’abitazione di Torino (villa Frescot).
Foto apertura, Pista 500, Pinacoteca Agnelli
L’illecita esportazione Agnelli ipotizzata dalla Procura di Roma
La procura di Roma ipotizza che le copie siano state realizzate dopo la morte di Gianni Agnelli e che le opere autentiche siano state esportate (in Svizzera) senza la dichiarazione di esportazione necessaria e senza che fossero comprese nel patrimonio caduto in successione dopo la morte di Gianni (2003) e poi della moglie Marella Caracciolo (2019). Le testimonianze sono state raccolte dai carabinieri del nucleo del patrimonio artistico, delegati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio che indagano sulla presunta sparizione delle opere d’arte della collezione. Alle versioni dei domestici si collegano le informazioni di due spedizionieri che hanno riferito di aver di aver ricevuto l’ordine di spostare tra il 2016 e il 2018 due quadri dalla residenza romana degli Agnelli. E, sempre secondo la loro versione, si sarebbe trattato di copie. L’ordine di spostare le opere l’avrebbe dato un soggetto ancora non identificato. Gli inquirenti cercano di fare chiarezza tra le testimonianze sin qui raccolte non sempre convergenti e le tesi difensive dei nipoti di Gianni Agnelli e quella accusatoria della madre Margherita.
Il ritrovamento delle copie presso il Lingotto
La Guardia di finanza ha ritrovato alcuni mesi fa le tre copie dei dipinti, insieme ad altre, nella sede del centro congressi del Lingotto di Torino di proprietà di FCA Partecipazioni, società del gruppo Stellantis di cui è presidente e amministratore esecutivo John Elkan, figlio di Margherita. Secondo la tesi dei figli di Margherita (John, Lapo e Ginevra), le opere originali sono sempre state in Svizzera dove la Caracciolo aveva eletto la propria residenza formale e sarebbero state a loro donate in vita senza quindi che potessero rientrare nella successione a favore di Margherita. Nelle case italiane invece sarebbero state presenti solo delle copie. Questa tesi sarebbe confermata da altri dipendenti dell’abitazione svizzera ascoltati dagli inquirenti.
La tesi accusatoria di Margherita
Margherita Agnelli accusa i tre figli di aver occultato una ingente parte dei beni appartenuti ai suoi genitori per non includerli negli accordi volti a regolare la loro successione. Tra questi beni vi sono le importanti opere d’arte appartenute a Gianni Agnelli e a Marella Caraccioli. Margherita è intenzionata a far emergere le attività patrimoniali che le sarebbero state celate nelle successioni dei genitori e sulle quali avanza dei diritti come erede. L’asse ereditario alla morte di Marella Caracciolo, avvenuta nel 2019, è stato trasferito direttamente ai suoi nipoti del ramo Elkann (e non alla figlia Margherita e madre degli stessi) in esecuzione dell’accordo del 2004. In tal modo, secondo la tesi di Margherita, sarebbero stati penalizzati gli altri cinque figli che la stessa ha avuto in seconde nozze dal matrimonio con Serge de Pahlen e dunque Maria, Pietro, Anne, Sofia e Tatiana.

