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La Casa di un'opera d'arte? E' il mondo

La Casa di un'opera d'arte? E' il mondo

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Sharon Hecker
Sharon Hecker

24 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il valore storico del “Grande legno e rosso” di Alberto Burri è garantito dal continuo interesse estetico e intellettuale dell’opera

  • L’opera esprime uno specifico momento artistico, sociale, politico, culturale ed economico

Il valore di un’opera d’arte è determinato non solo dall’attrattiva artistica, ma anche dalla comprensione della sua storia. Il caso del “Grande legno e rosso” di Alberto Burri

La questione del “depauperamento” del patrimonio culturale è molto importante in Italia, ma gli storici dell’arte possono associare al “Grande legno e rosso” di Burri una molteplicità di valori: se il valore di mercato dell’opera sembra recentemente essere stato messo alla prova, si può essere certi che il suo valore storico rimanga solido, invariato e stabile a prescindere dal valore economico.

Questa stabilità storica è la condizione che i collezionisti e i musei dovrebbero cercare. Il valore è determinato non solo dall’attrattiva artistica, ma anche dalla comprensione della storia di un’opera d’arte: la sua provenienza originaria che riporta all’artista e al modo in cui l’opera si inserisce nel contesto del momento in cui è stata realizzata. Nel caso di Burri, il valore storico del “Grande legno e rosso” è garantito dal continuo e costante interesse estetico e intellettuale dell’opera. L’opera esprime uno specifico momento artistico, sociale, politico, culturale ed economico. Questo è confermato dall’amore dell’artista per la sperimentazione materiale. Un esempio è l’uso da parte di Burri di Vinavil, un nuovo materiale allora derivato dal nylon usato per i paracadute durante la guerra e reinventato come colla liquida nel periodo postbellico. L’opera accenna ad un momento storico di transizione dall’anteguerra al dopoguerra.

In merito alla questione su dove un’opera d’arte debba “vivere” in futuro, sarebbe utile conoscere e rispettare i desideri dell’artista. Nel caso di Burri, l’artista desiderava chiaramente che il mondo avesse accesso alla sua arte. Sentiva che la sua opera dovesse essere significativa per molte culture oltre alla sua. Burri ha colto al volo l’opportunità di esibire le sue opere al MoMA quando ha conosciuto il curatore James Johnson Sweeney nel 1953, e ha esposto e venduto spesso negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini “Collezione Burri”, afferma che “il maestro ha sempre ragionato in un’ottica di circolazione delle opere d’arte sia proprie che altrui… Come per altre sue opere, Burri si sarebbe auspicato che avessero raggiunto le sedi dei più qualificati musei o delle più scelte collezioni internazionali.” Consentendo al lavoro di lasciare l’Italia, tramite autocertificazione, il Ministero ha certamente preso in considerazione questo, così come il fatto che, mentre era ancora vivo, Burri ha stabilito la propria fondazione in Italia e ha selezionato i lavori che desiderava lo rappresentassero nel suo paese d’origine. Pare che il Ministero, nel formulare un giudizio, fosse consapevole del fatto che altre opere significative di Burri si trovino nei musei italiani.

C’è ancora un’opportunità per un collezionista o museo internazionale di acquisire mediante trattativa privata il “Grande legno e rosso”, soddisfacendo così il sogno di Burri di dare accesso al mondo alle sue opere. L’opera troverà senza dubbio una nuova casa perché ha un indiscutibile valore storico.

L’acquisto di opere d’arte per il loro valore storico è fondamentale. Peggy Guggenheim lo sapeva bene: comprò – a prezzi stracciati – delle opere del surrealismo e dell’arte astratta che pensava fossero importanti, in un momento in cui pochi altri compravano quei tipi di lavoro. Allo stesso modo, Leonard Lauder acquistò opere per la sua celebre collezione di arte cubista in base al loro significato storico. Grazie al valore storico duraturo delle loro collezioni, il valore di mercato non si è mai deprezzato. Collezionisti consapevoli e sofisticati sanno acquistare l’arte non solo sulla base del valore di mercato in un dato momento. Né cercano sempre la rassicurazione del mercato per determinare l’importanza di un’opera d’arte.

 

A cura di Sharon Hecker, storica dell’arte

Sharon Hecker
Sharon Hecker
Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.
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