Gli anni della leva a basso costo, dei multipli in espansione e di un contesto macroeconomico relativamente favorevole sono ormai un ricordo lontano. Il private capital naviga oggi in acque molto meno prevedibili: le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando gli equilibri tra i Paesi, l’intelligenza artificiale trasforma interi settori e il rallentamento delle exit e delle distribuzioni rende sempre più complesso il ciclo che collega raccolta, investimenti e restituzione del capitale.
In questo scenario, investire richiede maggiore disciplina, competenze settoriali più approfondite, capacità operative più solide e un approccio più selettivo alle opportunità. È in questo contesto che si svolgerà IPEM Global 2026, dall’8 al 10 settembre al Palais des Congrès di Parigi, con We Wealth nuovamente media partner dell’evento.
Private market: ottenere rendimenti è sempre più difficile
La scelta del tema di quest’anno, “Mastering the Course”, non è casuale. Riflette un mercato nel quale non esiste più un’unica strada verso il rendimento e in cui la capacità di orientarsi nell’incertezza è diventata parte integrante della strategia di investimento.
Le condizioni che per molti anni hanno sostenuto l’espansione dei private markets stanno lasciando spazio a un contesto più tecnico e competitivo. Il successo dipenderà sempre meno dall’andamento generale del mercato e sempre più dalla qualità dell’esecuzione. Il track record viene analizzato con maggiore attenzione, i media osservano più da vicino l’operato dei GP e gli investitori diventano più selettivi.
Performance, nuovi gestori e un’industria in trasformazione
La ricerca di una sovraperformance rispetto alle altre asset class sarà uno dei temi centrali dell’edizione di quest’anno, insieme alla valutazione dei risultati del private equity, alle caratteristiche che definiranno il gestore di private credit del futuro e al modo in cui i diversi vintage di investimento possono influenzare gli esiti dei fondi. Queste domande riflettono una crescente attenzione non soltanto alla quantità di capitale raccolto, ma anche alla capacità di trasformarlo in rendimenti sostenibili e distribuzioni concrete per gli investitori, attraverso exit tempestive e capaci di creare valore.
IPEM Global analizzerà inoltre il cambiamento della struttura stessa dell’industria. Il consolidamento tra i grandi operatori prosegue, mentre gestori emergenti, independent sponsor e nuove piattaforme cercano di affermarsi in un mercato nel quale reputazione, specializzazione e accesso agli investitori assumono un’importanza crescente.
Il programma metterà quindi a confronto nomi consolidati e realtà più recenti, esplorando anche il percorso che può portare un gestore emergente da una strategia specialistica a una piattaforma di investimento più ampia e strutturata.
IPEM Global 2026: i numeri dell’evento
L’evento riunirà nel cuore di Parigi circa 6.000 partecipanti provenienti da 2.400 società e 50 Paesi. Sono attesi 1.600 limited partner e 900 società di gestione, oltre a più di 400 espositori. Private equity, private debt, infrastrutture, real asset, venture capital e secondari saranno tutti rappresentati all’interno di una platea sempre più internazionale.
Le sessioni plenarie affronteranno, tra gli altri temi, la convergenza tra mercati pubblici e privati, la trasformazione del concetto di illiquidità, il futuro del mid-market e lo sviluppo di piattaforme capaci di offrire più strategie sotto un unico tetto.
Saranno presenti alcuni tra i leader più importanti e influenti del settore. Tra gli speaker principali figurano Scott Kleinman, Co-President di Apollo Global Management; Jonathan Sokoloff, Managing Partner di Leonard Green; Jenny Johnson, CEO di Franklin Templeton; Blair Jacobson, Co-President di Ares Management; Brian Bernasek, Co-Head of Americas Private Equity di Carlyle; Andrew Sillitoe, Co-CEO di APAX; Armen Panossian, Co-CEO di Oaktree; rappresentanti di Brookfield; e Steffen Meister di Partners Group.
Private capital, sovranità e un nuovo ordine geopolitico
La geopolitica non è più soltanto un rischio esterno da considerare nella costruzione del portafoglio. Sta diventando una vera e propria variabile di investimento, capace di orientare l’allocazione del capitale verso infrastrutture, difesa, sicurezza energetica, materie prime critiche e tecnologie strategiche. Questo cambiamento sarà approfondito nel nuovo Sovereignty Summit, dedicato al ruolo dei private markets nel finanziamento di asset considerati essenziali per l’autonomia economica e industriale.
Le discussioni affronteranno il divario europeo negli investimenti per la difesa, la competizione per le risorse necessarie alla transizione energetica e la capacità del continente di sviluppare infrastrutture digitali meno dipendenti da fornitori esterni. L’attenzione alla sovranità segnala una trasformazione più ampia: al private capital non viene più chiesto soltanto di sostenere la crescita delle imprese, ma anche di contribuire allo sviluppo di filiere, infrastrutture e capacità tecnologiche considerate strategiche dai governi. Per gli investitori, ciò significa valutare opportunità in cui rendimenti finanziari, politica industriale e sicurezza nazionale diventano sempre più interconnessi.
L’intelligenza artificiale entra nei portafogli
L’intelligenza artificiale sarà un altro tema centrale dell’edizione 2026, con un summit interamente dedicato a una tecnologia che sta già ridisegnando l’industria finanziaria. Il confronto andrà oltre le società che sviluppano modelli e applicazioni di AI, per abbracciare l’intera catena del valore: dalle opportunità nel venture capital e nel growth equity ai data center, alle infrastrutture digitali e all’energia necessaria a sostenere la crescente domanda di capacità di calcolo.
L’AI sarà analizzata anche all’interno delle società in portafoglio e delle stesse società di investimento. Una parte del programma valuterà se gli investimenti in intelligenza artificiale stiano già generando risultati misurabili nelle partecipate e come i gestori possano integrare queste tecnologie nei processi operativi, nella selezione degli investimenti e nelle strategie di creazione di valore.
L’LP Congress riporta gli allocatori al centro
IPEM Global 2026 vedrà inoltre il ritorno dell’IPEM LP Congress, in programma l’8 settembre per la sua seconda edizione. Pensato “dagli allocatori, per gli allocatori”, l’incontro su invito offrirà a limited partner istituzionali, fondi sovrani e principali family office uno spazio dedicato al confronto.
Il 9 e 10 settembre, il programma più ampio sarà articolato in undici summit dedicati a venture capital e growth, infrastrutture, independent sponsor, emerging manager, creazione di valore, private debt, private equity, secondari, Asia-Pacifico, intelligenza artificiale e sovranità. A questi si aggiungeranno sessioni plenarie, keynote speech e approfondimenti specialistici.
Il significato di IPEM Global 2026 va tuttavia oltre una sequenza di incontri e conferenze. In un’industria alle prese con un capitale più costoso, exit meno prevedibili e nuove priorità geopolitiche, trovare una direzione significa, in ultima analisi, compiere scelte: scegliere i mercati, i gestori e le competenze su cui costruire il prossimo ciclo. Significa anche accettare che, nei private market del futuro, i rendimenti dipenderanno meno da condizioni favorevoli e sempre più da convinzione, specializzazione e qualità dell’esecuzione.
“Gli asset alternativi, oggi più che mai, devono dimostrare il proprio valore. Con così tanti fattori esterni che incidono sull’industria, riducendo il deal flow e rallentando la raccolta, i leader del settore devono dimostrare di saper generare un alfa capace di distinguersi rispetto alle altre asset class. IPEM Global 2026 sarà un’importante occasione per riunire i leader del settore, discutere sfide e opportunità e tracciare una possibile rotta verso la sovraperformance degli investimenti alternativi, dimostrando di essere all’altezza della sfida di ‘Mastering the Course’”, ha commentato Antoine Colson, Executive Chairman e Founder di IPEM.

