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Ferrari 250 GTO, la rossa delle meraviglie

Ferrari 250 GTO, la rossa delle meraviglie

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Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli, Pier Angelo Roncaccioli

23 Novembre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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Per i collezionisti di Rossa ne esiste solo una, ed è la Ferrari 250 GTO. Un’auto che, battuta lo scorso agosto per 48 milioni e 400 mila dollari, è da sempre stata nella leggenda. Per molte ragioni

By Pier Angelo Roncaccioli (*)

Un mostro sacro

Il “Santo graal” delle fuoriserie. È uno dei soprannomi spesso attribuiti alla Ferrari 250 GTO, una meraviglia degli anni ‘60, nata nella scuderia modenese di Enzo Ferrari. Lo scorso agosto un esemplare di quest’auto
esclusiva è stata battuta all’asta di RM Sotheby’s a Monterey in California al prezzo di quasi 42 milioni di euro. Una valutazione pazzesca che testimonia – se mai ce ne fosse bisogno – quale “opera d’arte, dinamicità e ingegneria” sia questo gioiello di auto.

È la più amata e la più desiderata Ferrari della storia; i soprannomi per lei si sprecano: financo quello di “Gioconda“, “anche “Il Gronchi Rosa“ del settore, “ la Rossa” per eccellenza. È un vero e proprio pezzo di storia dell’auto italiana. La sua eleganza, la sua componente ingegneristica e meccanica e al contempo la sua sublime artigianalità unita al dominio assoluto nelle gare automobilistiche a cui ha partecipato nei primi anni ‘60, ne fanno un modello universalmente riconosciuto come vera e propria icona.

Come la “O” di Giotto

Che doveva essere un’opera d’arte era già nel suo destino: come la famosa “O” di Giotto anche la 250 GTO è figlia di Giotto, Giotto Bizzarrini, geniale progettista anch’egli toscano come il suo illustre omonimo. E anch’egli con guizzo fulmineo e intuizioni geniali ideò e realizzò la sua “O” perfetta: la
GTO, dove l’acronimo GT sta per Gran Turismo, come per il modello 250 da cui derivava, e “O” significa “omologato”, come Ferrari confermò in un telegramma ai suoi piloti a seguito dell’ottenuta licenza alle corse.

 

ferrari 250 gto
Nata per competere con la Jaguar di Diabolik è la vettura di Maranello più cara da sempre. Nell'agosto 2018 è stata battuta all'asta per 42 milioni di dollari

Le origini

Ricevuto incarico proprio da Enzo Ferrari che voleva contrastare la neonata Jaguar E type che considerava la più bella auto mai realizzata – poi divenuta famosa anche come auto di Diabolik – Bizzarrini, già capo team del reparto esperienze Ferrari, realizzò abbassando e arretrando il motore di una Ferrari 250 già esistente, il primo prototipo della nuova GTO. Era tra l’altro l’ultima Ferrari a motore anteriore, fortemente voluto da Ferrari, per tutti il “Drake”, che sosteneva “ mai mettere il carro davanti ai buoi “, prima di doversi arrendere anche lui allo strapotere degli anni successivi delle auto
da corsa a motore centrale.

Una storia travagliata

Interrottosi poi improvvisamente il rapporto con Bizzarrini e con gli altri tecnici incaricati, Ferrari affidò l’evoluzione del progetto al giovane ingegnere modenese Mauro Forghieri – lo stesso che guidò il reparto corse del “cavallino” ai tempi di Niki Lauda – e incaricò il carrozziere Scaglietti di rifinirne le forme, per modellare una carrozzeria ergonomica e funzionale.
Dalla ricerca di complicità tra forme, meccanica e aerodinamica nacque una delle livree più riconoscibili ed esclusive di tutti i tempi: le tre prese d’aria a forma di D rovesciata nel frontale, la coda fast-back e lo spoiler a becco d’anatra sono un marchio di fabbrica universale.

Un’opera d’arte

Essendo un’opera d’arte in movimento, la 250 GTO è amata anche per le sue prestazioni su strada; e non potrebbe essere altrimenti avendo vinto titoli mondiali costruttori per i tre anni consecutivi nei quali ha ufficialmente gareggiato, annoverando vittorie nelle gare più prestigiose quali Le Mans, Targa Florio , Tour de France etc.

Rarità, bellezza, blasone

È per tutto questo, oltre alla sua rarità (essendo stata costruita in soli 39 esemplari), che la GTO è il sogno dei maggiori collezionisti d’auto d’epoca. E non solo! E’ infatti ugualmente a suo agio sia in pista sia in strada: pur essendo nata per le corse può essere guidata senza particolari preparazioni fisiche e tecniche anche su strade aperte al traffico, “un’auto dal carattere forte, ma senza vizi”, a detta del leggendario pilota Stirling Moss.

La 250 GTO rappresenta quindi la summa, l’apoteosi di ciò che un buon investimento in auto d’epoca dovrebbe avere: rarità, esclusività, blasone, bellezza, prestazioni, palmares sportivo, storicità del modello, contenuti tecnici… anche se nel caso di modelli così esclusivi, non possono che passare in secondo piano gli altri elementi generalmente importanti per stabilirne
il valore, quali il numero dei proprietari, le iscrizioni a club o registri storici , la presenza o meno di targa originale etc.

Ricadute positive

Certo, poche auto storiche possono raggiungere valutazioni da capogiro quali quelle a cui è stata battuta la GTO. Ma una cosa è certa: il clamore suscitato da valutazioni e aste come quella di Monterey trascinano tutto il mercato delle auto d’epoca con effetti positivi sui valori, riaccendendo l’interesse e la passione per un mercato già fortemente trainante, animato da molti appassionati collezionisti e costellato da fiabeschi concorsi di eleganza e aste incredibili.

(*) Avvocato e collezionista

Pier Angelo Roncaccioli
Pier Angelo Roncaccioli , Pier Angelo Roncaccioli
Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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