Il mercato azionario americano arriva alla parte centrale di agosto con una configurazione decisamente interessante. Wall Street continua a muoversi in prossimità dei massimi storici, ma rispetto ai mesi precedenti qualcosa sta cambiando. La forza del mercato non dipende più esclusivamente dai grandi titoli tecnologici: il rialzo si sta progressivamente allargando ad altri settori, mentre contemporaneamente l’oro accelera e i dati sul lavoro americano riaprono il dibattito sulle prossime decisioni della Federal Reserve.
È una combinazione apparentemente contraddittoria. Da una parte gli investitori continuano a comprare azioni e a premiare società e comparti maggiormente esposti alla crescita economica. Dall’altra aumentano gli acquisti di oro, tradizionalmente considerato uno degli strumenti di protezione nelle fasi di maggiore incertezza. Il filo conduttore potrebbe essere proprio la politica monetaria americana: il mercato sta cercando di capire quanto il rallentamento dell’economia consentirà alla Fed di modificare il proprio orientamento.
Wall Street sale, ma cambia la leadership
Uno degli elementi più interessanti dell’attuale fase è l’allargamento della partecipazione al rialzo. L’S&P 500 ha continuato ad aggiornare i propri massimi storici, portando a 26 il numero dei record registrati dall’inizio dell’anno. Ma questa volta la tecnologia non sta svolgendo lo stesso ruolo dominante osservato in precedenza.
Il Nasdaq 100 e gli indici legati ai semiconduttori hanno mostrato una dinamica meno brillante rispetto all’indice generale. Contemporaneamente il Russell 2000, rappresentativo delle società americane a minore capitalizzazione, ha raggiunto nuovi massimi. Ancora più significativo è il comportamento dell’S&P 500 Equal Weight, nel quale ogni società ha lo stesso peso e quindi la performance non può essere condizionata eccessivamente dalle grandi capitalizzazioni tecnologiche.
È un segnale importante perché un mercato sostenuto da un numero crescente di titoli tende generalmente ad apparire più equilibrato rispetto a un rally concentrato su poche società. Il fenomeno, inoltre, non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche diversi listini europei hanno recentemente raggiunto o avvicinato livelli record, dal FTSE MIB al DAX e al CAC 40.
La vera domanda è quindi se ci troviamo davanti all’inizio di una rotazione strutturale oppure semplicemente a una pausa relativa dei grandi protagonisti tecnologici.
Gli utili danno ancora ossigeno alle Borse
A sostenere le quotazioni non sono soltanto i flussi finanziari. Le trimestrali americane stanno mostrando una capacità delle imprese di generare utili superiore alle attese.
Con una parte molto consistente delle società dell’S&P 500 che ha già pubblicato i risultati del secondo trimestre, circa l’86% ha superato le previsioni sugli utili e il 76% quelle sui ricavi. La crescita aggregata degli utili ha raggiunto livelli particolarmente elevati, anche se il dato deve essere interpretato con cautela per la presenza di alcune componenti straordinarie.
Escludendo alcuni effetti eccezionali che hanno interessato grandi società come Alphabet e Amazon, la crescita rimarrebbe comunque nell’ordine del 30%. Un livello che continua a rappresentare un sostegno significativo per le valutazioni azionarie.
Ancora più interessante è la distribuzione settoriale. Dieci comparti su undici stanno registrando una crescita degli utili rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e otto mostrano incrementi a doppia cifra. Energy, Communication Services, Consumer Discretionary e Information Technology figurano tra i comparti più dinamici, mentre l’Healthcare rappresenta l’eccezione negativa.
Il rally, dunque, sembra progressivamente trovare fondamentali più diffusi.
Intelligenza artificiale: dall’entusiasmo alla selezione
Questo non significa che l’intelligenza artificiale abbia perso centralità. Al contrario, continua a rappresentare uno dei grandi temi strutturali dei mercati. È però cambiato il modo in cui gli investitori valutano gli investimenti legati all’AI.
Nella prima fase è stato sufficiente annunciare programmi miliardari destinati a infrastrutture, data center, chip e capacità di calcolo per ottenere il favore del mercato. Adesso gli investitori iniziano a chiedere qualcosa in più: quando arriveranno i ricavi? Quale sarà il ritorno sul capitale investito? Quanto saranno sostenibili gli attuali livelli di spesa?
Le trimestrali hanno evidenziato proprio questa maggiore selettività. Il mercato continua a premiare le aziende capaci di accompagnare l’aumento degli investimenti con una prospettiva credibile di monetizzazione, mentre reagisce con maggiore freddezza quando alla crescita della spesa non corrisponde una visibilità altrettanto chiara sui ritorni economici.
È probabilmente un passaggio fisiologico. L’AI rimane un potenziale motore di crescita di lungo periodo, ma il mercato sta passando dalla fase delle aspettative a quella della verifica dei risultati.
Oro verso nuovi record
Se l’azionario racconta una storia di fiducia nella crescita degli utili, l’oro racconta contemporaneamente quella dell’incertezza. Nell’ultima settimana il metallo prezioso ha guadagnato oltre il 7%, avvicinandosi a quota 4.350 dollari l’oncia, mentre le società aurifere hanno registrato progressi ancora più consistenti.
La particolarità è che il movimento si è verificato con l’S&P 500 vicino ai massimi e con il VIX intorno a 15 punti. Non sembra quindi la classica fuga indiscriminata dal rischio.
Dietro la forza dell’oro si trovano probabilmente più fattori: domanda di copertura, debolezza del dollaro, diversificazione delle riserve e soprattutto nuove aspettative sulla politica monetaria americana.
L’oro sembra insomma incorporare uno scenario nel quale l’economia statunitense rallenta abbastanza da modificare le prospettive sui tassi, ma non necessariamente tanto da provocare una brusca contrazione degli utili societari. Sarebbe, almeno teoricamente, una combinazione favorevole sia per alcuni asset rischiosi sia per il metallo prezioso.
Il mercato del lavoro cambia le aspettative sulla Fed
Il vero elemento capace di modificare lo scenario è arrivato dal mercato del lavoro americano. I payroll di luglio hanno registrato una diminuzione di 23.000 unità, contro aspettative che indicavano un incremento di circa 80.000 posti. Anche i dati precedenti sono stati rivisti al ribasso e la dinamica salariale ha mostrato segnali di moderazione.
La reazione sulle aspettative relative alla Federal Reserve è stata significativa. Prima della pubblicazione dei dati, il mercato attribuiva circa il 67% di probabilità a un rialzo dei tassi nella successiva riunione della banca centrale. Successivamente questa probabilità è scesa verso il 44%.
Non significa che il rischio di una nuova stretta monetaria sia definitivamente scomparso. Significa però che la Fed dispone ora di un quadro più complesso. Un mercato del lavoro meno dinamico riduce le pressioni salariali e potrebbe contribuire al raffreddamento dell’inflazione, ma la banca centrale difficilmente prenderà decisioni sulla base di un singolo indicatore.
A diventare decisivi saranno quindi i prossimi dati sui prezzi al consumo.
Agosto potrebbe diventare il mese della verifica
Il quadro che emerge è quello di mercati ancora forti, ma decisamente più selettivi. L’allargamento del rally rappresenta un elemento positivo perché riduce la dipendenza dell’S&P 500 dalle grandi società tecnologiche. La crescita degli utili continua inoltre a offrire un supporto fondamentale alle quotazioni.
Allo stesso tempo, però, la corsa dell’oro, il rallentamento del mercato del lavoro e il rapido cambiamento delle aspettative sui tassi suggeriscono prudenza. Gli investitori stanno probabilmente iniziando a interrogarsi non tanto sulla possibilità che l’economia americana rallenti, quanto sull’intensità del rallentamento.
Ed è proprio qui che passa il confine tra uno scenario favorevole e uno più problematico.
Un raffreddamento graduale dell’economia, accompagnato da una moderazione dell’inflazione, potrebbe consentire alla Federal Reserve maggiore flessibilità senza compromettere significativamente gli utili aziendali. Un deterioramento più rapido dell’occupazione, invece, cambierebbe completamente la lettura del mercato.
Per questo la seconda metà di agosto potrebbe rappresentare un importante banco di prova. Dopo i record delle Borse, l’allargamento del rally e l’accelerazione dell’oro, il mercato dovrà capire se sta anticipando il tanto atteso equilibrio tra crescita e inflazione oppure se i primi segnali di debolezza dell’economia americana nascondono qualcosa di più profondo.
In questa fase, più che inseguire semplicemente i nuovi massimi, diventa quindi fondamentale osservare ciò che accade sotto la superficie degli indici. Perché proprio dalla combinazione tra utili, occupazione, inflazione e politica monetaria potrebbe arrivare la direzione dei mercati per l’ultima parte del 2026.

