Investire nei trend del futuro. Top e flop 5 anni dopo

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Megatrend su cui investire

Scommettere sui grandi temi del futuro non è mai una garanzia di successo. Ecco il confronto di sette megatrend, negli ultimi 5 anni. E un dato di contesto: quanto erano “ovvi” i vincitori nel contesto del 2021?

Scommettere su un settore o una tendenza che proietta verso il futuro è molto più seducente di un semplice indice globale. Fa sentire dalla parte giusta della storia, quella più moderna e dinamica. Eppure, diverse scommesse su trasformazioni storiche e apparentemente logiche finiscono per ritorcersi contro gli investitori.

Utilizzando le banche dati di S&P Dow Jones, ricche di indici proprietari su alcuni dei temi finanziari più discussi degli ultimi anni, non è difficile capire quanto gli errori di questo tipo possano essere sempre in agguato. In questa analisi abbiamo scelto un orizzonte di medio periodo, gli ultimi cinque anni: quali scommesse “narrative” avrebbero veramente portato valore aggiuntivo al portafoglio?

Cominciamo dalle auto elettriche. Siamo nel 2021: il mondo è ancora alle prese con la pandemia e le energie pulite sono considerate sempre di più una delle possibili risposte strategiche. Il Green Deal europeo ha circa due anni di vita e il pacchetto di misure Fit for 55 è in rampa di lancio. Scommettere sulle auto elettriche, con i limiti imposti dalla stessa Ue all’endotermico, sembra la mossa più logica possibile. Eppure, l’indice S&P Kensho Electric Vehicles Index negli ultimi cinque anni ha pressoché dimezzato il suo valore, con un rendimento annualizzato negativo pari al 12,14%.

Altre scommesse sono andate male, senza arrivare a distruggere così tanto valore. L’indice collegato alle risorse idriche, S&P Global Water Index, e l’indice delle energie pulite, S&P Kensho Clean Energy Index, potevano sembrare a loro volta scommesse logiche: l’acqua potabile è una risorsa sempre più scarsa in un mondo sempre più surriscaldato, e le energie pulite raccolgono una narrativa concreta, quella della transizione energetica. Eppure, i rendimenti annualizzati negli ultimi cinque anni sono stati modesti, rispettivamente 3,45% e 2,24%, contro il 12,2% realizzato nello stesso periodo dall’S&P 500. Un ritardo che, cumulato negli anni, pesa molto più di quanto sembri. Mille euro sull’indice di riferimento dell’azionario americano sarebbero diventati circa 1.777 euro in cinque anni, contro i 1.170 euro della somma investita nell’indice legato alle risorse idriche: una differenza pari a circa il 60% della somma inizialmente investita.

Chiaramente, la scommessa sul futuro può anche rivelarsi molto redditizia. Nel 2021 il patron di Virgin Galactic, Richard Branson, prende la via della stratosfera e dimostra in mondovisione il servizio di turismo spaziale che di lì a qualche tempo sarebbe stato avviato dalla compagnia. Nove giorni dopo, Jeff Bezos sale a bordo della sua capsula Blue Origin per dimostrare più o meno la stessa cosa. L’investitore che, in quel momento, avesse messo 1.000 euro sull’indice S&P Kensho Space Index (USD), oggi avrebbe quasi triplicato il valore, arrivando a quota 2.947 euro. Con un’importante avvertenza: fino al maggio del 2025 l’indice avrebbe sottoperformato l’S&P 500 per la gran parte del periodo osservato, richiedendo una certa dose di pazienza prima di veder fiorire la scommessa solo negli ultimi 12 mesi. Ma esiste un indice settoriale ancora più performante dello spazio: quello dei semiconduttori, con una performance annualizzata del 26,77% negli ultimi cinque anni, il S&P Semiconductors Select Industry Index. In questo secondo caso, l’indice ha battuto l’S&P 500 per buona parte del periodo osservato. Il vero boom però arriva dall’aprile 2025, quando il tema degli investimenti in hardware da parte delle Big Tech ha trasformato i chip nella scommessa più gettonata a livello globale.

Otto mesi dopo l’inizio della finestra osservata, il 24 febbraio 2022, i carri armati russi entrano in Ucraina e l’Europa si ritrova a dover riarmarsi dopo decenni di “dividendo della pace”: un evento che, da solo, basta a spiegare buona parte del percorso dell’indice della difesa e dell’aerospazio, S&P Aerospace & Defense Select Industry Index, chiuso a cinque anni con un rendimento annualizzato del 16,28%, ben sopra il 12,2% dell’S&P 500. Mille euro investiti cinque anni fa sarebbero diventati poco più di 2.125 euro. La scommessa ha poi ricevuto una seconda convalida nel giugno 2025, quando al summit Nato dell’Aia gli alleati hanno fissato un nuovo obiettivo di spesa per la difesa e la sicurezza pari al 5% del Pil entro il 2035: 3,5% di spesa militare in senso stretto, il resto in voci collegate come infrastrutture e resilienza. Proprio nel 2025, per la prima volta, tutti i membri dell’Alleanza avevano raggiunto la soglia del 2% fissata nel 2014, quando a centrarla erano appena tre Paesi.

Resta un ultimo tema, rimasto sinora sullo sfondo ma utile per chiudere il quadro: l’idrogeno verde, presentato per anni come tecnologia-ponte per decarbonizzare i settori più difficili da elettrificare, dall’industria pesante al trasporto su lungo raggio. Anche in questo caso la grande narrativa sottostante è quella della transizione energetica. L’indice S&P Kensho Hydrogen Economy Index (USD) ha realizzato un rendimento annualizzato del 5,94% nel quinquennio: meglio di acqua ed energia pulita, ma comunque distante dal benchmark azionario Usa. Ed è proprio confrontando idrogeno, energia pulita e auto elettriche che emerge il dato più interessante di tutta l’analisi: i tre indici hanno toccato il proprio minimo dei cinque anni esattamente lo stesso giorno, l’8 aprile 2025, non a fine 2022, come l’S&P 500. Da quel minimo, nei mesi successivi, l’idrogeno è arrivato a triplicare il proprio valore, segno che un tema andato male per anni può improvvisamente risorgere dalle proprie ceneri.

Cosa ha decretato la buona riuscita di alcuni temi e la delusione di altri? Semiconduttori, spazio e difesa, i grandi vincitori, nascevano come scommesse di nicchia, ma sono stati via via convalidati da eventi concreti: la crisi dei chip, il turismo spaziale che diventa industria, il riarmo europeo. Fino a diventare mainstream. Idrogeno, energia pulita, risorse idriche e auto elettriche restano invece scommesse più pure sulla transizione energetica: un trend che improvvisamente sembra essere passato in secondo piano.

Articolo tratto dal numero di luglio/agosto di We Wealth

Domande frequenti su Investire nei trend del futuro. Top e flop 5 anni dopo

Perché investire in trend futuri può essere più attraente rispetto a un indice globale?

Investire in trend futuri è seducente perché fa sentire l'investitore dalla parte giusta della storia, associandolo a un futuro moderno e dinamico. Questa percezione di essere all'avanguardia può essere psicologicamente più gratificante di un investimento in un indice più tradizionale.

Qual è il rischio principale associato alle scommesse su trasformazioni storiche e apparentemente logiche?

Il rischio principale è che queste scommesse, nonostante sembrino logiche e basate su trasformazioni storiche, finiscano per ritorcersi contro gli investitori. Ciò suggerisce che la logica apparente non sempre si traduce in risultati di investimento positivi.

Quali dati vengono utilizzati nell'articolo per analizzare le performance degli investimenti in trend futuri?

L'articolo utilizza le banche dati di S&P Dow Jones, che contengono indici proprietari specifici per alcuni dei temi finanziari più discussi negli ultimi anni. Questi dati permettono di analizzare le performance di tali investimenti.

Cosa si intende per 'Top e flop 5 anni dopo' nel contesto dell'articolo?

'Top e flop 5 anni dopo' si riferisce all'analisi delle performance di investimenti basati su trend futuri, valutando quali di essi hanno avuto successo (top) e quali invece hanno fallito (flop) dopo un periodo di cinque anni.

Qual è la difficoltà nel comprendere l'andamento degli investimenti in trend futuri?

Nonostante la seduzione di investire in trend futuri, l'articolo suggerisce che non è difficile capire quanto questi trend si siano effettivamente concretizzati in termini di performance. L'uso di banche dati specifiche aiuta a fare chiarezza su questo aspetto.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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