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Venture capital europeo, come sarà nel 2020?

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Thomas Schneider
Thomas Schneider

30 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Il 2020 sarà un anno di opportunità per il venture capital europeo e italiano. Ecco i cinque trend da considerare

La fine dell’anno è un momento perfetto per fare un passo indietro e analizzare, in un contesto più generale, l’andamento del venture capital. Ci proponiamo dunque di individuare alcuni dei trend del 2020, spiegando perché siamo entusiasti dei nuovi challenge e delle opportunità che si presenteranno.

Più specializzazione nel settore del venture capital. Questa è un’evoluzione naturale con un mercato che sta maturando e un numero crescente di startup che hanno bisogno di competenze sempre più specifiche dalla parte dei fondi che le sostengono. Tanti fondi di venture capital in Europa hanno buoni risultati come fondi generalisti, ma nel futuro ci aspettiamo di vedere lo sviluppo di certe expertise, come per esempio in determinati segmenti di mercato. Per esempio, nei settori come fintech, blockchain e industria 4.0, incluso smart city e Internet of things, le startup cercano investimenti specializzati o “smart money” che permettano di sostenerle al meglio. Questo però presenterà un challenge per gli investitori che dovranno navigare in un mercato maggiormente frammentato.

Un numero crescente di fondi di venture capital adotterà un approccio di “impact investing”, in cui le performance saranno misurate in concomitanza con criteri come la sostenibilità. Vediamo sempre più investitori, fondatori mission-driven e utenti finali maggiormente attenti alla sostenibilità, scopo e responsabilità sociale delle aziende. Come risultato, i fattori Esg diventeranno un input essenziale nelle decisioni di asset allocation. Ugualmente, considerando il fatto che gli investitori sono più attenti a comprendere meglio i rischi dei loro portafogli, la trasparenza sulla sostenibilità delle aziende nei loro resoconti sarà di vitale importanza.

Le tech europee attireranno sempre più l’interesse degli investitori internazionali, permettendo all’industria di continuare a crescere. I venture capital statunitensi continueranno ad aumentare i loro investimenti europei e molti apriranno anche degli uffici in Europa. Il saldo di cassa internazionale delle aziende americane rimarrà importante e incoraggerà il loro investimento sui mercati internazionali. Per di più, gli investitori tradizionali europei continueranno ad aumentare la loro allocazione sulle private asset class, incluso il venture capital, dovuto principalmente alle scarse performance persistenti delle altre asset class.

Aumenteranno le valorizzazioni,con l’afflusso di capitale di importanti fondi regionali, investitori americani nel venture capital, corporate venture capital e investitori late stage non tradizionali. L’afflusso di capitale farà crescere la competizione per accedere alle startup con alto potenziale e questo spingerà all’insù i prezzi. Tuttavia, l’Europa e soprattutto l’Italia rimangono molto attrattive in termine di valorizzazione rispetto alle altre regioni, ma sarà molto importante per gli investitori in venture capital rimanere disciplinati sui prezzi per i prossimi anni.

Un qualunque declino dell’economia mondiale avrà un minor impatto in Europa, dove le valorizzazioni sono meno gonfiate e l’utilizzo del capitale è più efficiente. I venture capital europei in particolare potrebbero aumentare la loro attività in un contesto di crisi se si dovesse materializzare. Le performance storiche dei venture capital dimostrano di avere una certa natura controciclica, e spesso, durante recessioni, questo rappresenta il miglior momento di investire a causa di valorizzazioni più contenute e poca competizione.

Il 2020 sarà, quindi, un anno di opportunità per il venture capital europeo e italiano. L’industria tecnologica del Vecchio continente continuerà a maturare e a svilupparsi e sarà una fonte di buone performance per gli investitori, purché siano equipaggiati con la conoscenza e le competenze necessarie per investire in un settore frammentato e complesso come l’Europa.

Thomas Schneider
Thomas Schneider
Partner di Isomer Capital, Thomas ha accumulato un’esperienza di oltre 15 anni nell’industria dell’asset management e più recentemente nello sviluppo imprenditoriale di società. Prima di raggiungere Isomer Capital, società specializzata in investimenti in venture capital, Thomas era responsabile Sud Europa di Russell Investments, uno dei più importanti gestori multi-asset al mondo. È diplomato alle università Paris Dauphine e Paris Descartes e parla italiano, francese e inglese.
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