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Tregua dazi con gli Usa, la Cina non si scompone. Timori per l’Europa

Tregua dazi con gli Usa, la Cina non si scompone. Timori per l’Europa

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 7 min
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A poche ore dal 15 dicembre 2019, data in cui sarebbero dovuti partire i nuovi dazi Usa con la Cina, le due potenze hanno raggiunto una tregua, che ha avuto il solo effetto di non far partire le nuove tariffe (le vecchie restano in vigore). E intanto Trump minaccia l’Europa

La “fase uno” di un più ampio (e auspicato) accordo sui dazi si è risolta nella giornata campale (Brexit, Green Deal) di venerdì 13 dicembre 2019 in una tregua fra Washington e Pechino. Le due superpotenze hanno confermato di essere addivenute a un’intesa. Con la consueta pacatezza, Donald Trump parla di accordo “fenomenale”, uno dei “migliori della storia”, il quale “porterà all’apertura del mercato cinese”.

Tregua dazi Usa Cina, l’esultanza di Trump

Ma di cosa è contento Trump? La maggior parte dei dazi, spiega il presidente americano, resterà in vigore. Essi serviranno infatti come materia di contrattazione nelle trattative per la seconda parte dell’accordo quadro. La fase due dei negoziati partirà immediatamente. Il testo dell’accordo si compone di nove capitoli. La firma congiunta di Cina e Usa potrebbe arrivare nella prima settimana di gennaio a Washington.

Se Trump esulta però, la Cina appare composta e fredda. Il Dragone fa riferimento all’accordo usando toni estremamente più cauti. Pechino parla di una graduale riduzione dei dazi, da compiersi passo dopo passo. I funzionari cinesi dicono che cercheranno di firmare l’accordo “il più rapidamente possibile”. Il vice ministro del commercio Wang Shouwen, in particolare ha affermato che l’accordo riguarda “la proprietà intellettuale, i trasferimenti di tecnologia, i prodotti agricoli, i servizi finanziari e l’espansione del commercio”.

Un pezzettino di incertezza va via. Troppo poca. Infatti le borse…

Alla vigilia della tregua, le indiscrezioni fatte trapelare dal Wall Street Journal parlavano di dazi dimezzati. Ma così non è stato. Per gli investitori dunque l’accordo rappresenta comunque uno sviluppo positivo, rimuovendo parte dell’incertezza. La cautela però è d’obbligo. Non è certo la prima volta che si annuncia con grande chiasso un accordo che poi si dissolve. Stavolta dovrebbe essere diverso, ma i dettagli noti sono pochi e le borse rimangono scettiche. La Borsa di Wall Street per dire, puntava molto sull’accordo, ma poi ha chiuso la seduta in parità. Dopo un iniziale rally, con l’annuncio ufficiale dell’intesa i listini Usa hanno rallentato. Lo stesso dicasi per le piazze europee. L’unica eccezione è stata Londra, al rialzo dopo la schiacciante vittoria di Boris Johnson.

L’annuncio dell’accordo commerciale non ha avuto nemmeno l’effetto sperato sul mercato obbligazionario. Il rendimento del Bund ha restituito infatti rapidamente tutti i rialzi di giornata. Un operatore sottolinea che “il mercato si aspettava qualcosa di più sul fronte della riduzione delle tariffe esistenti”. La situazione adesso “implica la necessità di nuove trattative, riduce solo leggermente l’incertezza complessiva”. Anche R.J. Grant, director of equity trading di Kbw, sottolinea che “alcuni aspetti dell’intesa appaiono poco chiari, anzi ambigui”.

Dazi Usa Cina, cosa prevede l’accordo

L’accordo commerciale fra Aquila e Dragone prevede la cancellazione dei nuovi dazi americani sul made in China che sarebbero dovuti il 15 dicembre 2019. Vengono inoltre ridotte dall’attuale 15% al 7,5% le tariffe imposte nel settembre 2019 su 120 miliardi di import dalla Cina. Restano invece in vigore quelle al 25% su 250 miliardi di dollari di prodotti. La Cina da parte sua si impegna ad acquistare più prodotti agricoli americani e a riforme strutturali. Impegni che però come visto Wall Street e le borse europee ritengono vaghi.

I mercati infatti si aspettavano qualcosa di più. Questo esito, commenta un analista a Mf-DowJones, “implica la necessità di nuove trattative”. Riducendo “solo leggermente l’incertezza complessiva”. Analisti come Komal Sri-Kumar, presidente di Sri-Kumar Global Strategies, parlano di “melodramma” che continuerà “sicuramente per tutto il 2020”, aggiungendo che non ci sarà nessun accordo definitivo prima delle elezioni dell’anno prossimo.

Le prospettive economiche cinesi sono migliorate sensibilmente

L’attività economica cinese è migliorata a novembre grazie a specifiche politiche governative. La produzione industriale è aumentata, così come la spesa dei consumatori. Il che ha portato alcuni economisti a rivedere al rialzo le loro stime di crescita per la Cina. È anche vero che molti economisti rimangono cauti in merito alla sostenibilità dei miglioramenti dell’economia cinese. Ma i dati al di sopra delle aspettative e il raggiungimento di un accordo limitato con gli Usa potrebbero alleviare le preoccupazioni riguardo al rallentamento della crescita del Paese di Mezzo.

Alla luce degli ultimi dati comunque gli analisti di Ubs e Oxford Economics hanno rivisto al rialzo le aspettative di crescita per il 2020 al 6%, rispetto al 5,7% iniziale. Louis Kujis, esperto di Oxford Economics, per tal motivo aggiunge che “non ci aspettiamo misure accomodanti per il 2020. Ubs in particolare sostiene che l’accordo “fase uno” potrebbe essere davvero l’avvio di una progressiva riduzione dei dazi fra Cina e Usa.

Tariffe commerciali, è il turno dell’Europa

Se sul versante cinese le acque sembrano tornate momentaneamente tranquille, su quello europeo si gonfiano nubi di tempesta. Donald Trump punta infatti all’Europa. La sua amministrazione sta valutando dazi anche fino al 100% su ulteriori prodotti europei. L’azione è da intendersi come diretta conseguenza dell’annosa disputa fra Boeing (Usa) e Airbus (Europa): il Wto ha quantificato in 7,5 miliardi di dollari i dazi che gli Usa possono legittimamente imporre verso l’Ue a causa dei sussidi che il consorzio Airbus ha ricevuto dall’amministrazione pubblica. Nel mirino degli Usa, prodotti Made in Ue come whisky e cognac irlandesi e scozzesi, vini e formaggi italiani e francesi. Nei mesi scorsi, gli Usa avevano stilato una lista di prodotti europei dal valore di 10 miliardi di dollari. Su questi beni, nell’ottobre 2019 hanno imposto dazi: il 10% per l’aviazione civile e il 25% per i rimanenti prodotti.

Allo studio ora c’è la possibilità di aumentare i dazi al 100% e se allungare la lista dei prodotti da colpire rispetto a quella di ottobre. L’ufficio del rappresentate Usa al commercio invita “i soggetti interessati” a presentare i propri commenti entro il 13 gennaio sulla “possibilità di mantenere o imporre ulteriori” dazi sui prodotti europei. Se per la Cina (forse) si aprono schiarite, per l’Europa del commercio internazionale si prospettano tempi foschi.

Teresa Scarale
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