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Con gli emerging market sostenibili i gestori vanno sulla luna

08 Ottobre 2019 · Riccardo Sabbatini · 3 min

Nell’anniversario del primo allunaggio spaziale Vontobel ha sottolineato in un report gli insegnamenti che da quella straordinaria esperienza umana possono ancora oggi essere ricavati, anche nel mondo degli investimenti

Scegliere aziende sostenibili riduce i rischi e aumenta performance degli investimenti nei mercati emergenti. Nell’anniversario del primo allunaggio spaziale (1969) Vontobel ha sottolineato in un report (“Mercati emergenti, no Esg no fun”) gli insegnamenti che da quella straordinaria esperienza umana possono ancora oggi essere ricavati, anche nel mondo degli investimenti. Innanzitutto l’intraprendenza e il gusto per le novità. Ebbene, segnala lo studio, il 59% del Pil mondiale (e l’85% della popolazione del pianeta) proviene dai paesi emergenti ma soltanto un quinto della capitalizzazione delle borse è attribuibile a quelle aree. C’è dunque un mondo nuovo da scoprire, come per la luna, e straordinarie opportunità attendono chi si incammina verso quei nuovi sentieri. Anche i rischi però non possono essere trascurati. L’analisi dei rischi della missione spaziale è stata una componente essenziale del suo successo. Allo stesso modo i gestori finanziari non possono trascurare i pericoli – sottolinea il report – cui i loro investimenti sono esposti quando si abbandonano le rotte tracciate dei mercati sviluppati: fragile ecosistema, carenze idriche, corruzione, regolamentazione approssimativa, scarso rispetto per la privacy. Tutti questi pericoli hanno un minimo comun denominatore, hanno tutti a che fare con la sostenibilità. Quando violano i principi Esg le società dei mercati emergenti – sottolinea ancora Vontobel vedono normalmente scendere le proprie quotazioni in modo molto violento e poi debbono attendere un lungo periodo prima di tornare alle posizioni di partenza. Fatti simili, naturalmente, possono verificarsi anche nei mercati sviluppati ma sono molto meno frequenti. L’antidoto a questi rischi – è la raccomandazione del report – è di fare ricorso ad una gestione attiva, proprio come fecero gli astronauti Neil Amstrong e Buzz Aldrin che optarono per una modalità manuale quando il pilota automatico del Lem li stava guidando verso una superficie piena di massi. Un approccio attivo, insomma, si rivelò la scelta giusta. Allo stesso modo un gestore attivo può selezionare le società su cui investe scegliendo quelle più profittevoli e sostenibili, evitando quelle che “fanno finta”. Il report di Vontobel non lo dice ma il rischio di “greenwashing” è sempre presente negli investimenti sostenibili. E, al riguardo, la prima impronta dell’uomo sulla luna, che compare nel report, fa venire in mente uno dei casi più celebri di fake news nella storia del giornalismo.

Con queste avvertenze investire una quota del proprio portafoglio nei mercati emergenti si rivela la scelta giusta: “Un tipico fondo pensione – è il consiglio del gestore svizzero – dovrebbe investire circa il 20% del proprio portafoglio in economie emergenti per essere pronto al decollo”. Le soddisfazioni non mancano. “Dalla fine del 2010, un portafoglio non vincolato di titoli dei mercati emergenti in linea con i principi Esg ha sovraperformato di 4,1 punti percentuali gli investimenti non Esg. Ciò supporta l’assunto di base dei gestori attivi, secondo cui l’accesso illimitato a un’ampia gamma di asset class e settori, e la successiva selezione di quelli più promettenti, offre i maggiori benefici”.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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