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Dazi, primi segnali di schiarita dopo la tempesta

Dazi, primi segnali di schiarita dopo la tempesta

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Francesca Conti
Francesca Conti

26 Agosto 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Lo scorso 23 agosto Pechino ha annunciato l’intenzione di imporre da settembre nuovi dazi su 75 miliardi di dollari di beni made in Usa

  • Trump ha minaccato un aumento dei dazi dal 25% al 30% sui 250 miliardi di dollari di prodotti già tassati, a partire dal 1° ottobre

  • La seduta di Wall Street è iniziata in rialzo: dopo i primi minuti di scambi il Dow Jones è balzato dell’1% a 25.893 punti

  • Lo yuan è invece scivolato ai minimi da 11 anni fino a 7,15 yuan per dollaro Usa

Dopo un week end di tensioni e minacce a colpi di dazi tra le due sponde del Pacifico, da Usa e Cina arrivano i primi segnali di distensione. E gli effetti si vedono soprattutto sui mercati, che riprendono tono dopo giornate di ribassi

Dopo giorni di tempesta, sulle Borse internazionali si vedono i primi segnali di schiarita. A influenzare l’umore dei mercati sono gli sviluppi delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Lo scorso 23 agosto Pechino ha annunciato l’intenzione di imporre da settembre nuovi dazi su 75 miliardi di dollari di beni made in Usa.

Da dicembre, invece, la Cina ripristinerà la tassa alla dogana del 25% sulle auto statunitensi, applicando un ulteriore 10% su alcuni veicoli. Risultato? Lo S&P ha chiuso in ribasso del 2,6%, le azioni globali sono scesi del 2,1% e i rendimenti dei Treasury sono calati di almeno 8 punti base, ricorda Mark Haefele, chief investment officer Gwm di Ubs Ag.

Un’ulteriore scossa ai mercati è arrivata dall’immancabile risposta – a colpi di tweet – del presidente Usa Donald Trump. A mercati chiusi, continua il manager, il presidente ha annunciato via Twitter:

  1. Un aumento dei dazi dal 25% al 30% sui 250 miliardi di dollari di prodotti già tassati, a partire dal 1° ottobre;
  2. Una tariffa del 15%, anziché del 10%, sui restanti 300 miliardi di merci ancora esenti (poco meno della metà a partire dal 1° settembre, la quota residua dal 15 dicembre).

I segnali di distensione fanno bene ai mercati

Passato il week end, lunedì 26 agosto, le Borse internazionali migliorano. A giovare ai mercati sono i segnali di distensione dei rapporti tra Pechino e Washington. Il vice premier cinese Liu He, principale negoziatore della Cina, ha dichiarato che il Paese vuole continuare i colloqui commerciali con gli Stati Uniti dopo le nuove tensioni bilaterali.

“Siamo disposti a risolvere i problemi attraverso la negoziazione e la cooperazione in modo calmo”, avrebbe dichiarato Liu secondo quanto riportato dai media statali cinesi. Il governo di Pechino “si oppone fermamente a un’escalation della guerra commerciale” in quanto danneggia gli interessi della Cina, degli Stati Uniti e del mondo”, ha aggiunto Liu.

I future sui listini di Wall Street hanno segnato un rialzo. Quelli sul Dow Jones hanno guadagnato lo 0,64%, quelli sullo S&P lo 0,5% e quelli sul Nasdaq lo 0,89%. E prima dell’apertura dei mercati Usa, i principali listini europei viaggiavano in territorio positivo. La Borsa migliore è stata Milano, in aumento dell’1% e con lo spread Btp Bund sotto la soglia dei 199 punti, seguida da Parigi (+0,5%), Francoforte (+0,4%) e Madrid (+0,3%).

La seduta di Wall Street è iniziata in rialzo: dopo i primi minuti di scambi il Dow Jones balza dell’1% a 25.893 punti. Lo S&P 500 aggiunge lo 0,86% a quota 2.871 punti e il Nasdaq sale dell’1% a quota 7.829,78. Il petrolio a ottobre segna un +1,55% a 55 dollari.

Brilla l’oro, yuan ai minimi

Le tensioni commerciali hanno scatenato in particolare due fattori: l’impennata delle quotazioni dell’oro e i nuovi minimi dello yuan. La prima conseguenza era prevedibile: la corsa ai beni rifugio ha portato il metallo prezioso a salire ai massimi in sei anni, dopo l’annuncio di nuovi dazi. I future sull’oro sono arrivati a guadagnare l’1% circa a 1.554,56 dollari l’oncia, il massimo da aprile 2013, per poi assestarsi su un guadagno dello 0,8% a 1.549,5 dollari. Nella giornata di lunedì 26 l’oro ha rallentato la crescita (+0,3% a 1.533 dollari).

Lo yuan è invece protagonista del forex, scivolando ai minimi da 11 anni. Sul mercato onshore cinese, la moneta è scesa fino a 7,15 per dollaro statunitense, al valore più basso da febbraio 2008. Sul mercato offshore, il calo ha portato lo yuan fino a 7,187, al minimo da quando la moneta ha iniziato a essere oggetto di trading a livello globale, nel 2010, prima di recuperare terreno a 7,1624 yuan sul dollaro.

Ubs, un rischio equilibrato per i portafogli

“Il rischio per l’economia e i mercati finanziari è che probabilmente, nello scenario negativo di una tariffa del 25-30% su tutte le importazioni cinesi negli Stati Uniti, anche un allentamento monetario più aggressivo sarebbe insufficiente e giungerebbe troppo tardi”, spiega Mark Haefele di Ubs Ag. “Pertanto – continua – a nostro avviso le prospettive del mercato a breve termine dipenderanno essenzialmente dalla politica commerciale, non dalla politica monetaria. Per il momento ci aspettiamo che gli Stati Uniti riescano a evitare una recessione il prossimo anno, ma questo scenario è esposto a rischi negativi”.

“Nel complesso, l’attuale contesto giustifica un approccio equilibrato all’assunzione di rischio nei portafogli. Le prospettive di rialzo a breve termine appaiono limitate, ma l’allentamento monetario fornisce sostegno al mercato e non possiamo escludere una pausa, o addirittura un’inversione, nell’escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina”, sottolinea il manager.

“Nella nostra asset allocation tattica – prosegue – raccomandiamo di potenziare i rendimenti mediante una combinazione di posizioni di carry su valute dei mercati emergenti, debito sovrano emergente in valuta forte e obbligazioni investment grade in euro. Manteniamo inoltre sovrappesi selettivi su azioni statunitensi e giapponesi che dovrebbero ottenere buoni risultati se il nostro scenario di riferimento (nessuna recessione) si dimostrasse corretto. Tuttavia, deteniamo anche posizioni anticicliche, in particolare un’esposizione allo yen giapponese e un’opzione put sull’S&P 500, per gestire i rischi di ribasso”.

Francesca Conti
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