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Covid, Wto: commercio mondiale giù di un terzo nel 2020

Covid, Wto: commercio mondiale giù di un terzo nel 2020

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le esportazioni più colpite saranno quelle dal Nord America e dall’Asia, ma tutte le aree del pianeta soffriranno una flessione a doppia cifra

  • L’Organizzazione si attende però un recupero nel 2021. Esso ragionevolmente dipenderà dalla durata della diffusione del virus e dall’efficacia delle politiche intraprese come risposta all’emergenza

  • “Nessuno sarà immune. Se pure ci saranno paesi risparmiati dall’epidemia, non lo saranno dalla crisi economica”

Alle pessime previsioni per il prossimo futuro dell’economia mondiale si aggiunge quella del Wto, che a causa della malattia Covid vede un probabile crollo del 32% degli scambi internazionali. E aggiunge che non bisogna avere paura dell’apertura commerciale, nemmeno se questa include la delocalizzazione

Altro che lotta alla deglobalizzazione. Gli effetti economici del coronavirus si fanno sentire pesanti sugli scambi internazionali. Ne hanno parlato alcuni economisti in videoconferenza nel consueto “Wto annual trade statistics and outlook report”.

A fronte di un Pil che si contrarrà fra il 2,5% e l’8,8%, l’Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization, Wto) stima che il commercio globale si potrà contrarre fino al 32% nel 2020, a causa della pandemia. Le previsioni più rosee parlano invece del 13%. La cifra comunque è drammatica, e il crollo degli scambi sarà superiore a quello del biennio 2008/2009. Le esportazioni più colpite saranno quelle dal Nord America e dall’Asia, ma tutte le aree del pianeta soffriranno una flessione a doppia cifra nei movimenti commerciali.

L’Organizzazione si attende però un recupero nel 2021. Esso ragionevolmente dipenderà dalla durata della diffusione del virus e dall’efficacia delle politiche intraprese come risposta all’emergenza sanitaria. Il Wto ricorda comunque che la situazione non era tutta rose e fiori, prima della pandemia. Se nel 2019 infatti gli scambi commerciali mondiali avevano vissuto un’espansione del 2,9%, già a inizio 2020 erano in calo dello 0,1%.

Wto e Covid: la globalizzazione ha fallito?

Roberto Carvalho de Azevêdo, direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio auspica che non ci sia un’inversione nel movimento di internazionalizzazione degli scambi. In particolare, afferma che la crisi non deve tradursi in un rovesciamento della globalizzazione. Portare la produzione in casa, all’interno dei propri confini, “sarebbe la risposta sbagliata”. Ammette che le catene di fornitura “vanno ripensate” [forse anche a causa del disastro nell’approvvigionamento delle mascherine?, ndr], ma la risposta giusta è quella della cooperazione, di una maggiore coordinazione internazionale. A chi gli domanda quali differenze ci sono fra il crollo del commercio internazionale del 2008/2009 e del 2020, Azevêdo risponde che oggi le misure di stimolo di adesso sono state “adottate tempestivamente. Sia quelle fiscali che quelle monetarie”.

La situazione attuale è molto molto diversa rispetto a quella della crisi dei mutui. Non ci sono asimmetrie: come spesso ripetono anche i politici, “si tratta di uno shock simmetrico” che non ha precedenti nella storia contemporanea. Per far “funzionare di nuovo il motore della crescita”, per tornare ai livelli pre-crisi, è necessario che famiglie e investitori ritrovino la fiducia. “La cosa più difficile sarà convincerli che siamo di nuovo in carreggiata”.

“Non avere paura dell’apertura commerciale”

Azevêdo prosegue dicendo che “nessuno sarà immune. Se pure ci saranno paesi risparmiati dall’epidemia, non lo saranno dalla crisi economica”. Sarà importante per questo costruire ambienti “business friendly”. In che modo le decisioni di Usa, Cina e Ue impatteranno gli scenari?, chiede un giornalista collegato in remoto. “Le cose già non andavano bene, in termini di libertà degli scambi. Questi paesi devono organizzare adesso la ‘fase 2’, quella della ripresa, senza avere paura dell’apertura commerciale”.

Infine, l’epidemia del coronavirus potrebbe “causare la più profonda recessione della esistenza”, prosegue Azevêdo, mostrandosi però fiducioso nei confronti dell’impatto delle misure di stimolo. “Le decisioni prese ora determineranno la forma futura della ripresa e le prospettive economiche globali”.

Teresa Scarale
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