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Tensioni Medio Oriente, un rifugio prezioso come l’oro

Tensioni Medio Oriente, un rifugio prezioso come l’oro

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

07 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il metallo prezioso, grande classico dei beni rifugio, ha messo a segno un nuovo record da sette anni a questa parte (aprile 3013)

  • “I mercati tendono a reagire in modo eccessivo alle tensioni geopoliche […] ma gli investitori hanno ragione a preoccuparsi di cosa accadrà in Medio Oriente”

  • Gli analisti di Goldman Sachs e Ubs dicono che l’oro è una scommessa migliore rispetto al petrolio nei periodi di tensioni geopolitiche

1.588,65 dollari all’oncia è la cifra record che l’oro ha toccato nel suo rally successivo alle tensioni in Medio Oriente. Mai così in alto da sette anni a questa parte. E intanto spunta anche il palladio, che segna il massimo storico

Nei periodi di tensione più oscuri, brilla l’oro. Il metallo prezioso, grande classico dei beni rifugio, ha messo a segno un nuovo record da sette anni a questa parte (aprile 3013).

Il suo prezzo all’oncia è salito del 2,3% rispetto alle quotazioni precedenti. Motivo? La paura di investitori e risparmiatori dopo il dissennato atto di Donald Trump, l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani. “I mercati tendono a reagire in modo eccessivo alle tensioni geopoliche […] ma gli investitori hanno ragione a preoccuparsi di cosa accadrà in Medio Oriente”, dice Natasha Kaneva, analista per le commodity da JPMorgan.

Il conseguente e subitaneo deterioramento delle relazioni fra Usa – Iran e di riflesso con tutto il Medio Oriente ha fatto aumentare le quotazioni di oro, argento e palladio. L’aurum si sta muovendo come si era mosso durante la Guerra del Golfo e in seguito agli attacchi dell’11 settembre, evidenziano da Goldman Sachs.

Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Merian Gold & Silver, Merian Global Investors, in particolare sottolinea che “se la situazione peggiorasse e ciò facesse accettare ulteriori politiche monetarie e fiscali espansive negli Usa, ci aspetteremmo un contesto di rendimenti reali in dollari Usa in calo”. Il che “darebbe una spinta rinnovata e sostenibile ai prezzi dei metalli monetari”.

L’oro, uno strumento “a rischio zero”

Secondo Naylor-Leyland, l’aumento del prezzo dell’oro in dollari è più un riflesso della possibilità di rendimenti reali più bassi che di un rischio bellico in aumento. La spinta principale dell’aumento del prezzo dell’oro e dei metalli rari risiede nel timore di un ulteriore calo dei rendimenti reali a causa dell’aumento dell’inflazione core e dell’ulteriore eventuale espansione dei bilanci delle banche centrali. L’oro è lo strumento finanziario a rischio zero per banche centrali, hnwi e uhnwi e pubblico asiatico.

Medio Oriente, meglio l’oro del petrolio

Jeffrey Currie, capo globale per la ricerca sulle commodity da Goldman Sachs, guarda alla storia dei beni rifugio, dicendo, con gli analisti di Ubs, che l’oro è una scommessa migliore rispetto al petrolio nei periodi di tensioni geopolitiche. “Riteniamo che l’attuale premio al rischio incorporato nei prezzi del Brent sia già elevato”. Sempre Currie aggiunge poi che “la storia insegna che la corsa dell’oro è destinata a proseguire”.

Non solo oro: in alto anche il palladio

Il palladio, metallo ultra raro del gruppo dei platinoidi, ha segnato un record storico con il prezzo di 1.977 dollari all’oncia. “Il mercato del palladio continua a ridursi e questo sta spingendo il prezzo al rialzo”, spiega l’analista di Ing Warren Patterson. Il palladio viene utilizzato nei sistemi di commutazione per le telecomunicazioni, nei motori aeronautici, in odontoiatria. In alcuni strumenti chirurgici, nei televisori, calcolatori e telefoni cellulari. Ma anche nell’industria del petrolio, nell’industria chimica e in quella farmaceutica.

Teresa Scarale
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