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Beni rifugio: la corsa a suon di record dell'oro

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

28 Luglio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • La corsa dell’oro tra tensioni Usa-Cina, incertezza e banche centrali

  • La spinta green mette il turbo all’argento

L’oro riprende fiato dopo aver segnato nuovi record. Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades spiega a We Wealth cosa si nasconde dietro al rally dell’oro (e dell’ argento)

Prosegue il rally dell’oro, che continua a battere nuovi record. Dopo aver superato il precedente massimo storico di circa 1.920 dollari l’oncia raggiunto nell’estate 2011 nella giornata di lunedì, il metallo giallo ha segnato un nuovo record storico nella notte (quotazione spot di 1.973,57 dollari l’oncia sui mercati asiatici) con i futures che hanno toccato la soglia dei 2mila dollari l’oncia per la prima volta nella storia. Allo sprint è seguito un ritracciamento e attualmente il prezzo spot viaggia attorno ai 1930 dollari l’oncia.

Oro: i motivi dietro al rally

“Da un paio d’anni l’oro si sta muovendo nettamente a rialzo” spiega a We Wealth Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades. Nello specifico, prosegue De Casa, a spingere la corsa del metallo prezioso nell’ultimo anno sono state le tensioni tra Stati Uniti e Cina che hanno portato a un forte indebolimento del dollaro, l’incertezza sull’evoluzione della pandemia, ma, soprattutto, le politiche monetarie ultra espansive da parte delle banche centrali per fronteggiare le conseguenze economiche del Coronavirus. L’incertezza che caratterizza l’attuale fase storica, ha spinto gli investitori verso il bene rifugio per eccellenza per proteggersi da eventuali discese della borsa e ulteriori cali del biglietto verde. In questo contesto, “la frenata della gioielleria così come della domanda da parte del settore industriale (che pesa meno del 10% sul mercato) durante il lockdown sono state ampiamente compensate dal boom della domanda di oro nel settore degli investimenti, in particolare dei cosiddetti Etf aurei (gli Etf legati all’oro, ndr)” spiega De Casa, precisando che “l’oro è generalmente inversamente correlato all’andamento dei mercati, ma poiché gli investitori continuano a intravedere i rischi per lo scenario futuro abbiamo assistito a un aumento delle quotazioni nonostante il rally delle Borse”.

Argento alle stelle

Non si può poi non aprire una parentesi sul “fratello minore” dell’oro. Questa settimana si è infatti aperta con un forte rally dell’argento, arrivato sino a 26 dollari, per poi stornare sui 24. In termini percentuali, l’impennata dell’argento è stata molto più marcata rispetto a quella dell’oro. “Le news sull’approvazione del Recovery Fund sono state doppiamente positive per l’argento, in quanto oltre ad anticipare delle misure fortemente espansive da parte delle banche centrali, confermano la grande attenzione per il comparto green e una buona fetta della domanda di argento arriva dal settore dei pannelli fotovoltaici” evidenzia De Casa.

Occhio alla volatilità

Infine, considerando l’intensità della salita, sia per l’oro che per l’argento, l’analista non esclude che possano seguire eventuali correzioni altrettanto brusche. “Negli ultimi anni la volatilità media sui mercati era stata relativamente contenuta. In questo 2020, abbiamo assistito ad un drammatico ritorno della volatilità sul finire di febbraio. Anche oro ed argento sono stati coinvolti da questo incremento dell’ampiezza media dei movimenti sia al rialzo che al ribasso” conclude De Casa.

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