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Digital transformation, il cambiamento è nelle mani delle società

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Francesca Conti
Francesca Conti

20 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo i relatori dell’indice Rdr, la trasparenza relativa alla sorveglianza delle conversazioni online rimane inadeguata

  • Le aziende non sono ancora preparate a identificare e mitigare i rischi associati all’implementazione di nuove tecnologie

  • Le società dovrebbero divulgare informazioni e dati che consentano agli utenti di comprendere come il linguaggio online possa essere limitato o manipolato

Oggi anche gli utenti più attenti della rete fanno fatica a capire chi può avere accesso ai propri dati personali e a quali condizioni. Secondo gli autori del Ranking Digital Rights Corporate Accountability Index – presentato in occasione di VivaTech 2019 – il potere di tutelare i diritti degli utenti sviluppando un approccio positivo è in mano alle società

Chattare, mettersi in contatto con qualcuno tramite un social, informarsi con Google News: azioni un tempo relegate al mondo della fantascienza, oggi fanno parte della routine quotidiana di milioni di persone. Ma chi controlla la nostra capacità di connettersi? E chi può avere accesso in qualsiasi momento ai nostri dati personali?

Nemmeno gli utenti più attenti e informati hanno ben in mente la risposta a queste domande, che riguardano essenzialmente la relazione tra utenti, Stati e società in materia di dati e privacy. Il Ranking Digital Rights Corporate Accountability Index – nella sua edizione 2019 presentata in occasione di VivaTech – cerca di fare il punto sulla libertà d’espressione e la tutela della privacy al tempo di internet. Partendo dal riscontro di alcune problematicità, i relatori dell’indice Rdr danno alcuni suggerimenti operativi alle aziende.

Le principali problematiche a livello societario

Anche di fronte a contesti difficili in molti Paesi – spiegano i relatori dell’indice – le società devono adottare più misure per rispettare i diritti degli utenti. Nell’ultimo anno, tuttavia, un maggior numero di aziende si è impegnata pubblicamente per tutelare i diritti degli utenti, sottolineando i propri errori e le proprie responsabilità in merito ai rischi per la libertà di espressione e la privacy. Anche i nuovi regolamenti nell’Unione europea e in altri Paesi hanno spinto molte aziende a migliorare le proprie informazioni sulla gestione delle informazioni dell’utente. Ma c’è ancora molto da fare. In particolare rispetto a:

  • Privacy = La maggior parte delle società continua a non rendere pubblici importanti aspetti di gestione e protezione dei dati personali. Nonostante i nuovi regolamenti europei e non, la maggior parte degli utenti di internet nel mondo non sa ancora chi può accedere alle proprie informazioni personali, in quali circostanze e come può controllarne la raccolta e l’utilizzo. Poche società, infatti, hanno rivelato più di quanto richiesto dalla legge.
  • Governance = Le aziende non sono preparate a identificare e mitigare i rischi associati all’implementazione di nuove tecnologie, come quelli correlati alla pubblicità mirata e al processo decisionale automatizzato. Né offrono meccanismi adeguati per assicurare che eventuali problemi possano essere segnalati e rettificato.
  • Espressione = La trasparenza relativa alla sorveglianza delle conversazioni online rimane inadeguata. Anche se le società lottano per affrontare i danni causati dalla divulgazione di contenuti che incitano all’odio e alla violenza, non sono sufficientemente trasparenti rispetto a chi possa avere intervenire o avere accesso alle informazioni attraverso le proprie piattaforme o servizi. Un’insufficiente livello di trasparenza aumenta il rischio di censura e manipolazione da parte di partiti, governi e società.
  • Richieste da parte dei governi = Le società non forniscono informazioni sufficienti rispetto a come gestiscono le richieste di accesso ai dati degli utenti da parte dei governi. Di conseguenza, in molti Paesi operazioni di censura e sorveglianza governativa non sono soggette ad un’adeguata supervisione per prevenire gli abusi.

I consigli alle società

Indipendentemente dallo specifico contesto normativo, secondo gli autori dell’indice Rdr le società sono responsabili dell’impatto dei loro prodotti, servizi e operazioni commerciali sui diritti umani. Tutte le società valutate nell’indice Rdr, quindi, possono apportare immediatamente molti miglioramenti, anche in assenza di riforme a livello politico e normativo. Le aziende potrebbero, in particolare:

  1. Andare oltre la compliance = Nessun regime legale coperto dai Paesi delle società che compongono l’indice Rdr comprende l’intera gamma di azioni che le società dovrebbero intraprendere per rispettare e proteggere i diritti umani degli utenti. Per le società che si impegnano a rispettare la libertà di espressione e la privacy in quanto diritti umani, gli indicatori dell’indice Rdr offrono degli standard chiari da seguire.
  2. Essere trasparenti = Le società devono divulgare sistematicamente informazioni e dati che consentano agli utenti di comprendere dettagliatamente come il linguaggio online possa essere limitato o manipolato e come le informazioni personali possano essere consultate e utilizzate da chi e sotto quale autorità.
  3. Svolgere seriamente le attività di controllo e due diligence = In una società, un controllo dell’operatività da parte del management e meccanismi di due diligence completi sono essenziali per identificare come la libertà di espressione e privacy possa essere influenzata dalle attività dell’azienda, oltre che per garantire che la società lavori per massimizzare la protezione dei diritti umani degli utenti.
  4. Offrire meccanismi efficaci di rimostranza e rimedio = Gli utenti devono essere in grado di segnalare problemi e cercare di rimediare quando la loro libertà di espressione o i loro diritti alla privacy sono violati in relazione all’uso della piattaforma, del servizio o del dispositivo dell’azienda.
  5. Innovare per uno sviluppo positivo della gestione dei dati e delle informazioni = Le società, gli investitori e i governi dovrebbero collaborare per studiare nuovi approcci in grado di affrontare positivamente le minacce ai singoli e alle società, proteggendo allo stesso tempo i diritti fondamentali degli utenti.
Francesca Conti
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