PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Banche: sì alla tecnologia ma senza l’aiuto di società Fintech

23 Aprile 2019 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Il 75% degli investitati vuole nuova tecnologia all’interno della propria banca. Questa deve però essere realizzata in completa autonomia dall’istituto finanziario, senza l’aiuto di Fintech

  • E questo perché si ha paura a condividere i propri dati con parte terze che non sia la banca stessa

Secondo l’ultimo studio realizzato da Simon Kucher & Partners gli italiani sono favorevoli all’innovazione all’interno delle banche, purchè questa venga fatta al 100% dall’ istituto di credito

Agli italiani piace l’innovazione finanziaria ma non vogliono l’intromissione di parti terze nel loro rapporto con la banca. A dirlo è stata proprio l’ultimo studio condotto tra febbraio e marzo 2019 da Simon Kucher & Partners, società globale leader nella consulenza sul pricing, marketing e strategia commerciale, che ha analizzato l’interesse degli italiani sui servizi finanziari innovativi (le iniziative portate avanti delle banche per fornire nuove funzionalità digitali o tecnologiche ai propri clienti), realizzando interviste su un campione rappresentativo di italiani bancarizzati.

Secondo lo studio solo un italiano su quattro ha dichiarato di avere un livello di interesse elevato o molto elevato per i servizi erogati dalle banche in collaborazione con terze parti. Il 75% non ha dunque interesse allo sviluppo di nuovi servizi fintech realizzati in collaborazione con la propria banca. E questo perché si ha paura a condividere i propri dati con parti terze. Il 60% degli intervistati preferirebbe infatti che tali servizi innovativi venissero erogati esclusivamente dalle stesse banche. Solo il 10% del campione si è infatti dichiarato apertamente favorevole a terze parti. Le percentuali non cambiano anche se si considera la fascia dei millenials. “L’analisi mostra vari dati interessanti ma credo vi sia una rilevazione particolarmente significativa collegata al tema della protezione dei dati personali e delle implicazioni derivanti dall’entrata in vigore della Gdpr – ha dichiarato Enrico Trevisan, Managing Partner di Simon-Kucher & Partners. Le banche si trovano di fronte ad una grande sfida e opportunità: fare leva sulla fiducia che i clienti ancora riconoscono per proporsi come provider di servizi innovativi e intelligenti, in modo ancora più marcato per la fascia di clienti più giovani. Agendo in questa direzione, le banche potranno da un lato modificare la percezione che solo le Fintech siano in grado proporsi sul mercato come leader nell’offerta di servizi innovativi e dall’altro potrebbero riconsolidare l’asset strategico e imprescindibile della fiducia dei clienti.”

Agli istituti di credito viene dunque richiesta sempre più innovazione, per rendere i servizi bancari più agevoli e veloci, senza però l’intromissione di parti terzi (società di fintech). E questo perché i clienti sono restii a condividere i propri dati anche con altri soggetti, estranei alla banca. Questo fa sì che gli istituti di credito se vogliono rispondere alle costanti richieste di innovazioni, che provengono dal mercato e dai propri clienti, devono svilupparsi internamente sempre di più. E proprio in questo senso si stanno muovendo le banche italiane. Secondo gli ultimi dato pubblicati dall’Osservatorio Mobile Banking dell’Associazione bancaria italiana, l’89% degli istituti di credito offre servizi tramite app per smartphone e tablet.  Il 44% ha inoltre anche  servizi per i dispositivi infossabili (wearable device) che sono in grado di connettersi e interagire con persone o oggetti anche attraverso la rete internet.

Mediamente ogni banca/ gruppo bancario offre tre app. Per quanto riguarda i servizi offerti, accanto alle funzionalità base del banking, sono molto diffusi i servizi di compravendita di strumenti finanziari (trading) segnalati dal 78% delle banche, servizi di pagamento diretti tra persone (P2P), offerti dal 67% e funzionalità di gestione della spesa (39%).

Le diverse funzionalità possono essere offerte in un’unica app di riferimento oppure con app ad hoc per un determinato servizio: gli esempi più evidenti sono il borsellino elettronico, ossia il cosiddetto mobile wallet, offerto dal 28% delle banche rispondenti, e il mobile Pos (pagamenti elettronici con carte di credito o debito collegando il dispositivo mobile al Pos), segnalato dal 17% delle banche; entrambe le funzionalità sono prevalentemente gestite con un’app aggiuntiva a quella “classica” di mobile banking.
Inoltre, l’analisi di Abi Lab evidenzia anche come il 38% delle banche con app ad hoc prevede di integrare in un’unica app tutti i servizi e le funzionalità offerte e che un altro 25% avvierà un consolidamento delle app offerte. D’altro canto, il 70% delle banche con un’unica app ritiene di proseguire su questa strada senza prevedere app ulteriori per specifiche funzionalità.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: