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Digital week, Finer: blockchain è internet del valore

14 Marzo 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • L’importanza di trasferire valore, qui e ora, in sicurezza. Con l’aiuto della tombola

  • Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, la notarizzazione è solo il livello base di utilizzo della tecnologia dei blocchi. L’internet del valore sarà, a regime, l’espressione più compiuta della blockchain

  • I processi interessati dalla blockchain sono oggi: gestione di dati e documenti (24%), pagamenti (24%), tracciamento e supply chain (22%), mercati dei capitali (14%), identità digitale (6%), supply chain dei servizi finanziari (4%), votazioni (2%), transazioni immobiliari (3%), marketing (2%)

  • Un wallet può regalare la libertà economica, politica. E proteggere la ricchezza dall’inflazione

La Milano Digital Week 2019 si apre con i fondamentali dell’economia digitale: la blockchain. Si è parlato della tecnologia dei blocchi in quanto internet del valore, fra applicazioni concrete e potenzialità ancora inespresse

“L’internet of value”

Cosa c’è di più semplice che inviare una foto da un dispositivo ad un altro? L’immagine, in tutte le sue caratteristiche qualitative, può essere trasferita al recipiente scelto, il quale a sua volta potrebbe inviarla, e così via, un numero infinito di volte, senza che la qualità intrinseca dell’oggetto trasferito venga compromessa. E uno volesse invece trasferire del valore? In altre parole, trasferire “soldi” direttamente, senza intermediario? “Copiare” all’infinito il denaro non avrebbe senso, lo renderebbe carta straccia. Nasce allora l’esigenza di un’internet del valore, l’espressione più compiuta blockchain. Parte da questo esempio l’intervento di Giacomo Vella dell’Osservatorio Politecnico di Milano.

Un ripasso

Il problema della validazione

Il trasferimento di valore viene annotato su un registro diffuso (il distributed ledger) che è pubblico e visibile a tutti i partecipanti alla “catena dei blocchi”. Ogni blocco, o nodo, rappresenta una transazione. Un’internet del valore deve fondarsi necessariamente su autenticità della transazione e privacy. Per la privacy, si ricorre alla crittografia. E in che modo si garantisce l’autenticità? Qualunque partecipante al network può fungere da validatore.

Come evitare le truffe

Si pone allora il problema di come evitare le truffe. La validazione avviene tramite una votazione su una versione condivisa del registro. E si aggiudica lo status di validatore chi per primo sia in grado di risolvere un problema logico-quantitativo che ha in sé un elemento di casualità, dice l’ingegner Vella, paragonandolo alla tombola. “Un potenziale truffatore dovrebbe comprare tutte le cartelle della tombola, fatto estremamente costoso, che azzererebbe tutta la convenienza dell’azione disonesta”.

Si chiamano quindi distributed ledger technology (dlt) quei sistemi che consentono ai nodi di una rete di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro diffuso in assenza di fiducia e senza la presenza di un ente centrale. E la blockchain è proprio una tecnologia di tipo dlt.

L’internet del valore, una definizione

Nella definizione di Giacomo Vella del Politecnico di Milano, l’internet of value è “una rete digitale di nodi che trasferiscono valore, in assenza di fiducia, attraverso un sistema di algoritmi e regole crittografiche che permette di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito che tiene traccia dei trasferimenti di valore tramite asset digitali univoci”.

Dalla notarizzazione all’internet del valore

Il livello minimo di utilizzo della blockchain è quello della notarizzazione, per poi arrivare all’internet del valore. Questi i passi indicati da Giacomo Vella:

  1. notarizzazione;
  2. registro diffuso / distributed ledger;
  3. utilizzo di criptovalute;
  4. soluzione su blockchain;
  5. internet of value.

Lo stato delle cose

I progetti o annunci di progetti individuati tramite rilanci sui più importanti siti di informazione di settore nel triennio 2016/2018 sono 579. Fra questi, 310 si sono fermati all’annuncio. Al di là del valore assoluto ridotto però, si è avuto un aumento del 156% dal 2017 al 2018. Dei 269 PoC e progetti operativi, 98 sono in Usa. Poi, 42 in Giappone, 39 in Cina, 23 nelle Filippine. 23 è pure il numero dei progetti in Europa, con la Gran Bretagna al primo posto. “L’Italia comunque non è messa male”.

Lo sviluppo della blockchain nei vari settori

Il settore dell’economia che più si giova della blockchain è, ça va sans dire, quello finanziario (48%). Vi è poi la funzione pubblica (10%), la logistica (8%), agrifood e media (entrambi 5%). Il livello di adozione della blockchain nelle utility è poi del 4%. 3% è invece la quota di healthcare, insurance e telecomunicazioni. Infine, l’11% è la quota di un non meglio specificato “altro”.

Quali i processi interessati

Gestione di dati e documenti (24%), pagamenti (24%), tracciamento e supply chain (22%), mercati dei capitali (14%), identità digitale (6%), supply chain dei servizi finanziari (4%), votazioni (2%), transazioni immobiliari (3%), marketing (2%).

Il caso italiano

In un universo che spazia dagli scettici ai visionari, i casi “italiani” di implementazione della blockchain spaziano dall’agrifood alle utility, passando naturalmente per la finanza. Si hanno quindi Borsa Italia, Intesa Sanpaolo, Credito Valtellinese, Banca Mediolanum, Unicredit, Abi Lab, Banca Popolare di Sondrio. Per non dimenticare Barilla, Gruppo italiano vini, Generali, Unipol Sai, Axa, Eni, Enel, il Consiglio nazionale del notariato e altri.

Su 61 realtà imprenditoriali italiane intervistate, solo il 26% si riconosce molto esperto in materia, mentre il 31% ammette di avere una conoscenza bassa o nulla. Nota di merito a Barilla: Marco Vitale di Foodchain a tal proposito definisce sé e i suoi collaboratori, “allucinati” piuttosto che “visionari”, essendo stata Barilla la prima impresa in assoluto ad adottare la tecnologia dei blocchi nell’agrifood.

blockchain valore
Da sinistra, Giacomo Vella (Politecnico di Milano), Nicola Ronchetti (fondatore e ad di Finer), Pietro Marchionni (Agenzia per l'Italia digitale), Giuseppe Cardinale Ciccotti (cto UniquID), Marco Vitale (ad Foodchain)

Cosa c’entra l’internet delle cose

Giuseppe Cardinale Ciccotti di UniquID racconta come la blockchain sia la soluzione indispensabile per gestire la massa sempre più imponente di dispositivi IoT (Internet of Things). Si tratta di oggetti che mandano informazioni ad internet e da questa ricevono comandi. In tal modo, diventano una piattaforma vera e propria. Nel prossimo futuro ci saranno 100 o 200 oggetti a persona da gestire. Non solo lavatrici e frigoriferi, ma anche centraline per la qualità dell’aria, ad esempio. La blockchain in questo caso si pone allora come vera e propria dorsale infrastrutturale. Innanzitutto, serve un’identità crittografica. Chi può dare il comando in maniera univoca?

Giuseppe Cardinale Ciccotti preferisce le blockchain pubbliche per il semplice fatto che esistono già. Molte imprese non lo capiscono e si imbarcano in avventure dispendiose cercando di adottare soluzioni in proprio, per poi tornare indietro. Tutti però sono estremamente interessati alla proof of content (PoC) della blockchain. In parole povere: il suo funzionamento concreto. A tal proposito, UniquID sta lavorando in ambito smart city. A Torino, per esempio, con Irem, per le centrali di riscaldamento.

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Nicola Ronchetti, fondatore e ceo di Finer

Una libertà di valore

“Un wallet installato sul cellulare è un’app che consente di trasferire valore”. Apre così il suo intervento Christian Miccoli, cofondatore e ceo di Conio, uno dei primi wallet italiani, se non il primo.

Wallet e wealth management

Un wallet garantisce maggiore libertà e sicurezza nel trasferimento di un certo valore. Senza intermediari. “Si diventa immuni ai fallimenti delle banche“. Con le banche tradizionali, “Il mio deposito è al sicuro solo nel momento in cui la banca è sana”.

Ma anche se una banca non dovesse andare incontro a problemi di liquidità, esiste pur sempre un problema di erosione del valore dovuto, nel migliore dei casi, all’inflazione programmata, il 2%. Si tratta di un inghippo superato brillantemente dalla cosiddetta moneta privata, la bitcoin per esempio, trasferita tramite wallet. Il numero di bitcoin è stabilito crescerà fino al 2140, quando le monete saranno diventate 21 milioni.

Miccoli fa quindi l’esempio del Venezuela, in cui il bitcoin si sta rivelando uno straodinario strumento di libertà economica delle persone.

Al limite, perdiamo l’1%

Christian Miccoli chiude il suo intervento con una proposta / riflessione semi-scherzosa. Se dovessimo investire tutti l’1% del nostro patrimonio in bitcoin, quello che al limite perderemmo sarebbe… L’1%. Perché non c’è erosione del valore.

Una soluzione per la Brexit?

Pietro Marchionni dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, sottolinea l’importanza vitale della blockchain per le questioni doganali. E si spinge a delinearla come  soluzione per la Brexit, che alla fine, “È un problema di Dogane, essenzialmente, in questo momento”. “Vi sono due nazioni che si sentono una”.

Quali che siano le esigenze e le priorità espresse dai relatori nella conferenza organizzata da Finer, tutti sono d’accordo su un aspetto. L’adozione della blockchain è nei rispettivi settori la soluzione imprescindibile, la migliore possibile. Ciò fa superare a questi attori il varco del rasoio di Occam: tutto ciò che non è necessario, è inutile. E la blockchain è necessaria.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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