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Digitalizzazione: le quattro sfide delle assicurazioni

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

28 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • La protezione, l’ingresso di nuovi competitor, consumatori sempre più esigenti e la sostenibilità sono le quattro sfide che le assicurazioni dovranno fronteggiare

  • Lo scontro tra i colossi del web e le assicurazioni classiche non ha un esito scontato. Entrambe le parti hanno le giuste carte da poter giocare

Le assicurazioni si stanno trovando ad avere a che fare con un mondo sempre più digitale. Le insurtech stanno guadagnano terreno e finanziamenti. Per continuare a sopravvivere in un mondo sempre più digitalizzato e pieno di clienti esigenti, le assicurazioni tradizionali si devono innovare

Sono quattro le sfide che le assicurazioni dovranno affrontare nel prossimo futuro se vorranno sopravvivere alla rivoluzione digitale.

Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, durante l’evento di presentazione del primo incubatore insurtech in Italia (Vittoria Hub), ha spiegato come le assicurazioni dovranno affrontare sempre meglio la sfida della protezione (casa, famiglia e lavoro), capire di più i comportamenti dei consumatori. I contratti dovranno infatti essere più semplici e chiari e i servizi offerti più sartoriali e studiati per rispondere alle esigenze particolari dei clienti. Competere con nuovi operatori che stanno valorizzando sempre di più i propri asset e competenze e con i giganti tecnologici che sono al continuo sviluppo di nuove aree di business, come quello assicurativo. Google per esempio ha iniziato a diversificare il proprio portafoglio ampliando i business possibile. E un primo piede nel mondo delle assicurazioni l’ha messo proprio un anno fa e nel Regno Unito. Ovviamente è ancora tutto in fase sperimentare, ma l’idea di poter entrare anche nel settore assicurativo c’è. Lo scontro che si sta preparando, tra le classiche compagnie assicurative e i colossi del web, non è scontato. Da una parte ci sono le assicurazioni che possono sfruttare le loro radici profonde e il legame con il cliente finale, dall’altro i colossi del web potrebbero sfruttare le loro capacità per alterare lo schema di valore a loro vantaggio. Insomma il risultato finale non è ancora scontato ed è ancora tutto da giocare. L’ultima sfida che gli assicuratori dovranno affrontare la sostenibilità. Farina ha spiegato come le assicurazioni hanno molte frecce al loro arco. Queste raccolgono infatti i risparmi delle famiglie italiane. Si parla dunque di una grossa massa di risparmio che potrebbe essere indirizzata senza difficoltà verso gli investimenti sostenibili. Per cercare di fronteggiare queste sfide l’alleanza con delle startup insurtech potrebbe rivelarsi vincente. Nel primo semestre del 2019 sono stati investiti 2,6 miliardi di dollari nelle startup.  Somma che supera più del doppio la somma raggiunta nel 2018 (tre miliardi di dollari). Negli ultimi cinque anni sono nate 1200 startup di cui 106 si sono definite insurtech (crescita del 174% rispetto al 2016 quando erano 39). Filippo Renga, direttore osservatorio fintech & insurtech del Politecnico di Milano, ha sottolineato come le startup nascono prevalentemente negli Usa (54), nell’Unione europea (18), in India (tre), in Cina (due) e in Australia (due). La classifica inverte le prime due posizioni per quanto riguarda il finanziamento alle startup. Questo è cresciuto del 260% nell’Unione europea e del 108% negli Usa. Dato molto positivo per gli europei, e che sta portando la regione ad essere sempre più un polo di innovazione a livello globale. In Italia ci sono 34 startup insurtech attive in diversi campi. La salute e il benessere è l’area che attira più innovazione e dunque più società innovative, seguita dai trasporti  e dal real estate. Renga ha sottolineato come siano ancora pochi gli italiani che si affidano a servizi totalmente tecnologici per assicurarsi. Ma quei pochi che lo fanno hanno dichiarato di essere soddisfatti. Giudizi positivi anche tra gli over 55. Dato che sottolinea il fatto che se un servizio riesce a rispondere ad un’esigenza particolare, soddisfandola, poco conta che sia prodotta da un app o da un’assicurazione tradizionale.

Giorgia Pacione Di Bello
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