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Il ricorso a un patto di famiglia per gestire al meglio la successione in azienda

Il ricorso a un patto di famiglia per gestire al meglio la successione in azienda

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Contributor
Contributor, Gianmarco Di Stasio

17 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Come gestire al meglio la successione in azienda? La necessità di un ordinato passaggio generazionale può rendere necessario ricorrere ad un accordo tra i familiari (patto di famiglia) per disegnare poteri e responsabilità

Tommaso ha 70 anni, tante certezze e altrettanti dubbi. Ha un’azienda piccola ma florida che ha sviluppato negli anni in un contesto non facile, con un mix di prudenza e coraggio. E tanto duro lavoro. I suoi due figli minori sono cresciuti in fretta, ora sono uomini di 36 e 34 anni, entrambi ambiziosi e competitivi, ma con caratteri diversi. Più riservato Paolo, il primo, più estroverso il secondo, Simone.

Sabrina, la prima figlia, ha presto scelto di fondare una famiglia e ha dato due nipoti a Tommaso e a sua moglie Vittoria. Italo, il marito di Sabrina, è figlio di uno dei migliori amici di Tommaso, imprenditore a sua volta.

La vita e la famiglia di Tommaso ruotano intorno all’azienda. Tommaso è in buona salute, ma comincia ad avvertire il peso della stanchezza e la voglia di vivere una vita più serena con la moglie Vittoria. Allo stesso tempo, vuole valutare se i suoi figli siano in grado di far prosperare l’azienda e non vuole
fare mancare loro la sua guida, così come suo padre aveva fatto con lui.

A giorni alterni, riceve telefonate e visite di intermediari e fondi di private equity. I pareri sono unanimi: l’azienda è matura ma ha ancora margini di crescita, il mercato tende all’aggregazione, c’è fiducia e i multipli sono alti. Certi treni passano raramente e tra 4-5 anni la situazione potrebbe essere
diversa. Se non altro, Tommaso andrà per i 75… E poi quell’impianto visto in fiera a Francoforte sarebbe una grande svolta. Per acquistarlo, ci vorrebbe un socio forte ma paziente. Oppure avere quarant’anni…

Vendere ai concorrenti l’azienda di famiglia è fuori questione. Un fondo d’investimento sarebbe ideale, ma significa cedere tutto subito o comunque nei prossimi cinque anni. E’ in gioco il futuro professionale dei figli, Tommaso è inquieto. Se Tommaso vorrà dare fiducia ai figli Paolo e Simone, e alla loro capacità di rendere complementari caratteri opposti, potrà farlo stringendo un patto con i suoi familiari con il quale, mantenendo il suo ruolo di guida morale e materiale, progettare e guidare la sua progressiva uscita dalla vita in azienda e il corrispondente consolidamento del ruolo di imprenditori di Paolo e Simone.

Il patto si fonderà su impegni reciproci forti e chiari e, soprattutto definitivi: Tommaso farà un passo indietro e non venderà l’azienda se e fintanto che Paolo e Simone si dimostreranno in grado di raccogliere la sua eredità imprenditoriale, insieme. Tommaso riflette anche sul fatto che Italo e Sabrina hanno già l’azienda di famiglia di Italo di cui occuparsi e potrebbero
vedere di buon occhio una liquidazione della quota di Sabrina. La moglie Vittoria è d’accordo con Tommaso e pensa che Sabrina accetterà di “cedere” senza possibilità di ripensamenti l’azienda ai fratelli.

Con questa idea in mente, Tommaso proporrà di trasmettere ai figli Paolo e Simone, in comunione tra loro, la ampia maggioranza delle partecipazioni, trattenendo per sé le residue partecipazioni con alcuni diritti di governance e un diritto rafforzato ai dividendi che garantisca a sé e alla moglie Vittoria
un tenore di vita adeguato e un piccolo capitale in caso di vendita. Con un testamento, Tommaso potrà attribuire l’usufrutto sulle partecipazioni alla moglie e la nuda proprietà ai due figli Paolo e Simone, per consentire loro di godere pienamente dell’eventuale ulteriore valore creato gestendo
l’azienda dopo la morte di mamma Vittoria.

Paolo e Simone si impegneranno a non cedere le loro azioni per 5 anni, alternandosi a cadenze regolari come rappresentanti della maggioranza in assemblea dei soci. E comunque sarà Tommaso, di fatto, a decidere se e a chi si venderà, forte delle sue partecipazioni.

Sabrina otterrà dai fratelli una compensazione economica pari al valore attribuito nel patto al 30% dell’azienda, sulla base di una perizia valutativa effettuata da un esperto. I fratelli avranno la possibilità di versare a Sabrina, a partire dal quinto anno, l’importo pattuito in rate annuali di importo variabile a seconda dei risultati aziendali dell’anno precedente, ma comunque non inferiore a un determinato importo minimo. Se venderanno le proprie azioni, i fratelli saranno obbligati a pagare immediatamente l’intero importo residuo dovuto alla sorella, maggiorato di una percentuale
variabile sulla differenza tra il prezzo di rivendita e il valore della società al momento del patto, in misura decrescente col passare degli anni.

Valutata l’azienda e condiviso l’assetto patrimoniale che ne deriva, non resta che scrivere il patto di famiglia, un patto parasociale e uno statuto che contengano le regole necessarie a dare esecuzione al patto, e la famiglia sarà pronta per ritrovarsi dal notaio per sancire il futuro dell’azienda di famiglia.
Il patto di famiglia è l’unico strumento che consente di regolare ai fini successori il trasferimento di aziende e partecipazioni in modo definitivo.
Oltre a questa preziosissima stabilità, la legge premierà la scelta di continuità operata da Tommaso consentendo ai suoi figli, beneficiari rispettivamente dell’azienda e di una rendita compensativa, di godere di un’esenzione dall’imposta di donazione e successione sulle partecipazioni nella società di famiglia trasferite con il patto.

(*) Studio Russo De Rosa Associati

 

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Contributor , Gianmarco Di Stasio
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