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Istruzioni d’uso sul passaggio generazionale

Istruzioni d’uso sul passaggio generazionale

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

26 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Solo il 30% supera con successo il primo passaggio generazionale. E la percentuale scende al 13% se si parla di terza generazione

  • “I maggiori ostacoli (alla realizzazione di un riuscito passaggio generazionale) credo siano di ordine culturale”, dichiara  Francesco Velluti, responsabile marketing e rete di Intesa Sanpaolo Private Banking

Come gestire il passaggio generazionale e fare sì che questo avvenga con successo è un problema per l’80% degli imprenditori. Molti non programmano l’entrata degli eredi e molte volte gli stessi figli non hanno tutto questo interesse a prendere in mano le redini di famiglia

4,5 milioni di piccole e medie imprese e circa 70 mila passaggi generazionali l’anno in Italia. Per l’80% degli imprenditore lasciare il timone in mano agli eredi non è sempre semplice. La maggior parte vive infatti un passaggio generazionale di tipo traumatico. Altra aggravante squisitamente italiana è la probabilità che il cambio generazionale si realizzi ottimamente. In media solo il 30% delle imprese supera con successo il primo passaggio generazionale e solo il 13% arriva alla terza generazione.

Queste percentuali non rispecchiano un panorama europeo molto più positivo, dove i cambiamenti all’interno della società vengono gestiti meglio. Nei paesi del Nord Europa, per esempio, il fondatore dell’impresa non lascia per forza la società in eredità ai figli. Se questi si dimostrano in grado di mandare avanti l’attività di impresa, sì, in caso contrario viene cercato una figura esterna alla famiglia che prenderà le redine della società.

In Italia questo passaggio manca. L’introduzione di un soggetto completamente estraneo alla famiglia viene infatti visto come l’intromissione di chi “non sarà in grado di prendersi cura della società perché non la conosce”. Questa mentalità porta gli imprenditori italiani a cercare nella figura dei figli i loro degni eredi. Ma non sempre il passaggio riesce. Anche perché bisogna tener conto anche delle predisposizioni dell’erede e se ha veramente voglia di entrare nell’azienda di famiglia.

Se invece le condizioni e le predisposizioni ci sono subentrano altri ostacoli. “I maggiori credo siano di ordine culturale – dichiara  Francesco Velluti, responsabile marketing e rete di Intesa Sanpaolo Private Banking – Innanzitutto l’opportunità di pianificare e di farlo per tempo è un tema che viene percepito con sensibilità diverse a seconda dell’area territoriale considerata: paradigmatico è stato il dato sui testamenti che ha messo a nudo come ci siano parti dell’Italia in cui, anche per via della superstizione, detto strumento sia quasi completamente inutilizzato. In secondo luogo si assiste sovente alla discontinuità di visione tra la generazione uscente e quella subentrante, laddove è necessario far convivere nuove logiche con vecchi valori”.

La pianificazione patrimoniale e successoria risulta dunque essere fondamentale per dar vita a un passaggio generazionale non traumatico. In Italia ci sono diversi strumenti per il trasferimento della ricchezza, bisogna solo conoscerli e saperli usare.

Polizza assicurative

Le polizza assicurative permettono una pianificazione successoria perché fuori dall’asse ereditario. Questo significa dunque che non vanno a rientrare nel computo di aliquote e franchigie, nel momento della successione. Altro vantaggio delle polizze è che sono impignorabili e insequestrabili, e dunque sono un ottimo strumento anche di protezione del patrimonio da aggressioni di terzi. Inoltre le polizze risultano essere delle soluzioni reversibili, dato che chi la sottoscrive può riscattare quanto versato al beneficiario in qualsiasi momento.

Trust

Il trust è uno strumento che sta iniziando ad essere conosciuto e apprezzato anche in Italia. Risulta infatti essere uno degli strumenti giuridici più efficienti per la pianificazione di patrimoni importanti e complessi in un’ottica successoria e di passaggio generazionale delle imprese. L’aspetto interessante del trust è la sua stessa natura. Questo risulta infatti essere uno strumento creato da una persona con atto tra vivi o per testamento, che trasferisce dei beni di sua proprietà sotto il controllo di un affidatario (trustee) nell’interesse di uno o più beneficiari o per un determinato scopo.

Holding di famiglia

L’holding di famiglia è uno strumento che può essere usato in coordinamento con altri strumenti e permette di creare un contenitore per la detenzione di tutto il patrimonio familiare consentendo la gestione unitaria dello stesso.

Patto di famiglia

Anche questo è uno strumento non molto usato in Italia e sottovalutato da molte imprese. I patti di famiglia permettono all’imprenditore di trasferire in tutto o in parte l’azienda ad uno o più discendenti. Lo scopo di questo strumento è quello di ridurre i rischi legato al passaggio generazione che coinvolge l’impresa di famiglia, soprattutto se la situazione famigliare non è delle migliori.

Fondo patrimoniale

Grazie a questo istituto viene messo un vincolo su determinati beni destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. L’obiettivo dello strumento è prevedere specifiche tutele a vantaggio della famiglia

Fondazione

La fondazione permette di destinare il patrimonio al conseguimento di uno scopo di pubblica utilità non potendo avere come beneficiari singoli individui. E deve usare le proprie risorse finanziarie per scopi educativi, culturali, religiosi, sociali o altri, sia sostenendo persone e altri enti.

Quale scegliere rimane una scelta individuale che deve prendere in considerazione le esigenze della famiglia, della società e le disponibilità economiche. E “premesso che i passaggi generazionali sono usualmente delle fattispecie complesse che richiedono pertanto soluzioni articolate frutto dell’oculato abbinamento di differenti strumenti – sottolinea Velluti – nella nostra esperienza non ne esiste uno che prevale sugli altri, se non il criterio per cui, a parità di risultato, si cerca di privilegiare la soluzione più semplice e immediata”.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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