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Italia: creare non significa stravolgere, ma innovare

27 Ottobre 2020 · Gloria Grigolon

Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity di Kairos

In un contesto di mercato delicato, chi farà meglio saranno quelle aziende capaci di creare qualcosa. ‘Creare’ inteso come possedere la capacità imprenditoriale di inserire nuovi approcci aziendali, innovando i propri modelli di business. Ecco come investire in Italia

Quali sono i principali driver per l’equity italiano?

“A livello italiano, la situazione resta invariata sia sul fronte politico, che sul fronte dello spread: il problema dominante, questa volta, è comune e non dipende direttamente dallo stato di salute dell’economia, ma da come e per quanto la pandemia ostacolerà la necessaria ripresa economica” ha commentato Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity di Kairos.

Mentre sul fronte macro permangono quindi profonde incertezze, “le risposte dei governi europei e dell’Unione alla crisi sono state forti e a beneficiarne, ancora una volta, sono stati ancora una volta i mercati”.

In quale contesto di riferimento ci stiamo muovendo?

“Dopo un avvio d’anno caratterizzato da una lenta e graduale crescita per il Vecchio continente, l’effetto Covid ha accelerato trend di fondo già preesistenti, mettendo in difficoltà le aziende un po’ più lente a integrare l’innovazione nei propri processi, specie quelli di vendita”.

I listini si sono così ritrovati di fronte ad un mercato spaccato in due: “da un lato, le aziende che viaggiano a multipli molto alti; dall’altro, quelle che sembrano regalate e che, qualora ci sarà una ripresa, potrebbero rivelarsi tra le migliori opportunità”.

Entrando nel merito, quali sono i comparti più interessanti?

“Facciamo un passo indietro: terminata l’epoca del rigore, la palla è passata alle spese a sostegno della comunità e la domanda pubblica ha avuto la meglio su quella privata”. Pro e contro? “Maggiori risorse in circolo, ma con richieste molto più localizzate” ha spiegato Trabattoni.

Se si guarda infatti all’analisi settoriale, “i recenti investimenti si sono concentrati anzitutto sul sostegno alla popolazione, indispensabili a livello sociale, ma meno impattanti in termini di ritorni economici”.

Altro tema caldo, la green economy, ovvero “la sostenibilità degli investimenti, un qualcosa che sempre più permea il settore, avvalorato dall’impegno dei governi (e delle Banche Centrali) nel promuovere politiche di contrasto all’inquinamento atmosferico e al cambiamento climatico”.

Infine, gli effetti collaterali: “la situazione di crisi ha indotto le aziende ad investire solo in determinate aree, come l’informatica, il digital e i sistemi di pagamento da remoto. Dal punto di vista delle aziende private ci sono meno investimenti da mettere a budget e, quelli previsti, riguardano anzitutto digital e informatizzazione. Un settore, quest’ultimo, che tratta sì a multipli elevati, ma che ancora presenta grandi interessi” ha aggiunto l’esperto.

Cosa dire dei settori più ‘tradizionali’?

“Il settore bancario è sicuramente meno attraente, interessato da importanti operazioni straordinarie, ma il cui rilievo ed interesse resta basso in un contesto di tassi a zero o negativi per lungo tempo”.

“L’Oil è un altro settore un po’ in bilico, perché il grosso dei budget di investimento confluiscono ora verso la clean energy”, il nuovo modello energetico sostenibile al quale le aziende più tradizionali potrebbero fare più fatica ad adeguarsi.

Infine, l’ambito dei servizi, che “complessivamente dovrebbe riuscire a fare abbastanza bene, migliorando l’esperienza di vita delle persone”, e quello del lusso “che ancora fatica a riprendersi ma che sul lungo periodo ha buona prospettive di recupero”.

In generale, chi farà meglio saranno quelle aziende capaci di creare qualcosa. ‘Creare’ inteso come “possedere la capacità imprenditoriale di cambiare il proprio approccio al business o inserire modelli innovativi, pur senza inventarsi qualcosa di nuovo”.

Kairos: come investire sull’Italia

I principali consigli per investire in un mercato italiano come quello odierno sono quelli di sempre: “applicare una approfondita ricerca fondamentale, essere selettivi, restare ben focalizzati sui trend di fondo”. Nel fare ciò, “Kairos si posiziona sul mercato italiano con tre prodotti di punta: KIS Italia, un fondo flessibile, che quest’anno si muove in territorio positivo, con una volatilità che è pari circa alla metà di quella attuale di mercato; KIS Italia PIR, un altro prodotto col quale abbiamo sfruttato la flessibilità delle scelte di gestione, indirizzandole in modo molto selettivo, in linea con i principali trend di base; infine, KIS Patriot, nato con l’idea di puntare sulle small cap italiane, supportando con nuovo capitale le migliori storie di successo”.

 

Francesco Zantoni Kairos

KAIROS PARTNERS SGR
Kairos, oggi società del Gruppo Julius Baer, nasce nel 1999 come un’iniziativa imprenditoriale nel settore del risparmio gestito. Con le proprie sedi di Milano, Roma, Torino e Londra offre una selezionata gamma di servizi e soluzioni d’investimento per la clientela privata, gli operatori professionali e gli investitori istituzionali. E’ recente l’ingresso nell’azionariato di Kairos dei tre manager storici Guido Maria Brera, Massimo Trabattoni e Rocco Bove. Kairos intende posizionarsi sul mercato come leader nell’innovazione di prodotto.
www.kairospartners.com
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