Le variabili da considerare per investire nell'azionario Ue

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
27.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Federico Trabucco, portfolio manager European equity di Kairos Partners Sgr - Gli Stati Uniti superano l’Europa nella fase di ripresa post pandemia. Sul fronte dei mercati non è però detta l’ultima parola: indicatori Pmi in crescita e nuovi trend da cogliere (specie sul fronte della lotta al climate change) aprono a nuove opportunità
Per posizionarsi oggi sul mercato è necessario valutare caso per caso le potenzialità di upside ancora presenti, valutando quelle realtà che ancora non hanno esaurito gli effetti della fase di ripresa. Fatto da parte il cosiddetto reopening trade, che ha portato apprezzamento di molte realtà value, è interessante analizzare le prossime dinamiche settoriali, partendo dall'accostare Stati Uniti ed Europa.

Usa vs Ue: lo scontro sull'azionario


“Gestendo l'equity europeo da molti anni ormai, il tema di quale mercato possa andare meglio, se quello americano o quello europeo, ricorre spesso” esordisce Federico Trabucco, portfolio manager Kairos Partners Sgr. “Purtroppo, nel lunghissimo periodo, gli Usa si dimostrano vincenti la maggior parte delle volte per via di una diversa cultura dell'equity, maggiore crescita degli utili e una differente composizione settoriale”. Non è però questa una valida ragione per lasciarsi indietro le opportunità sull'azionario europeo.

La centralità degli indicatori Pmi


“Quando sui mercati si assiste ad una ripresa forte come quella registrata dai minimi di marzo 2020, gli indici di solito non raggiungono nuovi massimi fino a che anche gli indicatori di ciclo, i cosiddetti indici Pmi (Purchasing managers index, che aggregano rapporti e sondaggi mensili condotti tra i manager delle aziende private del settore manifatturiero, ndr) non toccano nuovi massimi”. Essi mostrano infatti in anticipo come le imprese si stanno muovendo nell'acquisto di materie prime, semilavorati e altri beni per l'attività produttiva futura.

Per questo, prosegue Trabucco, “l'accelerazione dei Pmi a cui stiamo assistendo potrebbe suggerire una continuazione della ripresa, sia per l'economia reale, che per i mercati azionari”.

L'Europa e l'incognita del timing


C'è un però, e si lega anzitutto al timing: “Quando arrivi ultimo rispetto alle altre economie avanzate (in questo caso, con il piano vaccinale anti-covid), corri il rischio che gli altri rallentino mentre tu stai ancora crescendo”. In tal senso, se l'Europa dovesse essere pronta a far bene dal terzo trimestre, in parallelo gli Stati Uniti potrebbero iniziare a pensare alla fase successiva, facendo ad esempio trapelare la possibilità di tapering (piano di diminuzione progressiva degli acquisti mensili fino all'azzeramento) rispetto all'attuale politica monetaria altamente accomodante.

Equity ancora improntato alla crescita


Riprendendo il ragionamento sugli indicatori Pmi, “riteniamo ci possa essere un'altra gamba di crescita della produttività all'orizzonte, che dovrebbe continuare a sostenere un posizionamento bullish sui ciclici”. La stagione delle trimestrali Ue rappresenta in tal senso un test: “se di fronte a risultati trimestrali positivi il mercato continuerà a crescere, ciò significa che ancora non ha scontato del tutto il potenziale upside. E dai primi numeri risulta infatti una forte percentuale di sorprese positive sugli utili, anche se con reazioni miste sulla performance del giorno”.

Da annoverare infine tra i fattori che potrebbero determinare una crescita europea, l'orientamento alla sostenibilità e agli obiettivi sul clima, secondo l'Accordo di Parigi.
Tra gli altri, buone prospettive si ravvedono sul settore dei materiali di base e sui finanziari (con il ritorno al dividendo nel 2021). Tematiche quali efficientamento energetico, trasporti elettrici, idrogeno green e ottimizzazione delle infrastrutture fanno inoltre parte di quella tecnologia sostenibile dall'alto potenziale, sostenuta dall'azione di governi locali e centrali.

Da Kairos, il fondo KIS Europa ESG


A fronte di quanto detto, il fondo KIS Europa ESG, un prodotto long-only, è posizionato da inizio anno in maniera più prociclica, privilegiando alcuni settori (quali i titoli finanziari e dei materials) a spese di comparti più difensivi. La parte consumer e quella farmaceutica restano comunque ampiamente rappresentate con realtà chiave del settore (quasi il 12,5% del comparto), seguite dai consumi di prima necessità e dal comparto industriale.

“Siamo invece andati a ridurre le componenti utilities, pur mantenendo realtà interessanti come quelle impegnate nel ciclo dei rifiuti. Fino a che il rimbalzo ciclico sarà forte e le società riportano bene in termini di utili” conclude Trabucco, “è inutile rivedere il posizionamento troppo presto.” Al 31 marzo 2021, KIS Europa ESG ha registrato una performance annua del +8,91%, contro un indice di riferimento Stoxx Europe 600 ESG del +7,96% (Fonte: Elaborazione Kairos su classe P-EUR, periodo 01.01-31.03.2021).

Pio Benetti Kairos

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