Il taglio alle emissioni può passare anche dagli stipendi dei Ceo

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Per rendere le aziende più proattive nel supporto dei criteri Esg è necessario che i Ceo, in prima persona, si mettano in gioco e bilancino il loro stipendio con le emissioni prodotte

Quanti amministratori delegati accetterebbero di tagliare il proprio salario per salvaguardare l’ambiente? Sebbene ammirevole, tale decisione spetta di rado ai singoli executive delle società. La vera domanda da porsi riguarda quante imprese decidono di implementare politiche che legano la remunerazione dei propri manager al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas effetto serra.


Ad approfondire questa tematica è un’analisi condotta all’interno dell’Esg Analyst Survey 2022 di Fidelity International, che ha raccolto e analizzato il punto di vista di 161 analisti degli investimenti della società, seguendo il percorso degli investimenti sostenibili, le principali attenzioni delle aziende monitorate e i trend a livello settoriale, oltre che geografico. A proposito di emissioni e remunerazione del management, Jenn-Hui Tan, Global head of stewardship and sustainable investing, ha sottolineato come nel 2022 “il 43% degli analisti ha affermato che le aziende di cui si occupa collegano le emissioni di gas effetto serra allo stipendio del Chief executive officer (Ceo), mentre nel 2021 solo il 34% delle imprese lo faceva”. Una pratica in crescita, quindi, che non rappresenta solo un modo per allineare gli impegni delle aziende alle agende net-zero, ma anche di attrarre talenti propensi a mettersi in gioco in prima persona per gli obiettivi aziendali.

Seppur in crescita rispetto al passato, tale policy necessita tuttavia di maggiore diffusione, specialmente in alcune aree geografiche. Ad esempio, ha ricordato Tan, “in Cina e in Giappone gli analisti hanno riscontrato ancora un basso interesse verso questo processo”. La gran maggioranza delle aziende, infatti, ancora non ha ritenuto opportuno creare un link diretto tra le emissioni e lo stipendio dei Ceo.


Non sono solo i parametri ambientali a discriminare le remunerazioni dei dirigenti. Secondo l’analisi di Fidelity International, infatti, “il 39% degli analisti afferma che le società da loro seguite collega gli stipendi dei Ceo al welfare dei dipendenti (in crescita dal 32% dell’anno precedente)” ha continuato Tan. Un’evidenza confermata anche da Bloomberg, secondo cui, sebbene siano diverse le società che affermano di impegnarsi in prima linea e di bilanciare la retribuzione e misurare i bonus in base ai 3 criteri dell’Esg (ambientali, sociali e di governance), se si vanno a vedere le azioni nella pratica, si nota che quasi tutte sono incentrate in particolare sull’aspetto sociale, come aumentare l’engagement dei dipendenti o la soddisfazione dei clienti.



Fonte: Fidelity International


Al di là del criterio “s”, infatti, la situazione non è così rosea. Altri fattori come la biodiversità, il consumo dell’acqua, l’etica digitale (inclusa la cybersecurity) e la supply chain sono ancora poco considerati per incentivare le performance del senior management. Anzi, dalla ricerca di Fidelity International risulta che nel 2022 la percentuale di aziende virtuose su tali voci è diminuita rispetto al 2021.

Risulta sempre più necessario, quindi, che siano gli stessi amministratori delegati a mettersi in prima fila nel sostenere le loro aziende, rendendole sempre più sostenibili.

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