Economia ai tempi supplementari: mercati in cerca di vantaggio

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
21.1.2020
Tempo di lettura: 3'
Dopo un decennio di rialzi, i mercati finanziari hanno iniziato a chiedersi quando attendersi l'arrivo della fine del ciclo economico in essere. Col fantasma della recessione in agguato, le banche centrali sono tornate alle vecchie abitudini, virando su politiche monetarie espansive, che hanno ridato benzina ai listini. Per quanto ancora durerà questo trend?

La relazione banche centrali-recessione


Dopo nove anni di ciclo economico espansivo, al principio del 2019 si è iniziato a parlare del rischio recessione. Il cambio di marcia della Federal Reserve, che nel 2018 ha alzato quattro volte il costo del denaro, adottando una politica monetaria più stringente, ha reso meno favorevoli le condizioni per un'espansione dell'economia. Tale cambio di marcia, assieme alle crescenti tensioni commerciali, ha impattato sul rendimento dei titoli di Stato, che hanno assistito ad un'inversione della curva dei rendimenti, corrispondendo yield maggiori su scadenze più brevi, sintomo di una scarsa fiducia nell'economia. Qualcosa però è cambiato.

Rialzo dei tassi? Uno, ogni 7 ribassi


Numeri alla mano, mentre nel 2018 le banche centrali di tutto il mondo hanno effettuato complessivamente due rialzi dei tassi ogni singolo ribasso, nel 2019 gli istituti centrali “accomodanti” sono stati cinque volte superiori rispetto a coloro che hanno adottato politiche stringenti, con in media 7 ribassi dei tassi ogni rialzo. “Arrivati alla fine del ciclo, le banche centrali ci hanno regalato i tempi supplementari dell'economia” hanno commentato da Fidelity International. Una condizione, questa, che, secondo le stime di Fondo monetario internazionale e dell'Ocse, dovrebbe assicurare all'economia del 2020 un ritmo di crescita superiore a quello del 2019.

Le due variabili del ciclo economico


A differenza del calcio, però, i tempi supplementari del ciclo economico possono avere una durata infinita. I cicli economici dipendono infatti, prevalentemente, da due variabili di fondo, che hanno il potere di rimuoverne la data di scadenza: il tasso di interesse, attualmente “fissato” dagli Stati Uniti, e il tasso di crescita, fissato come benchmark dalla Cina. Al contrario di alcune economie più evolute, l'obiettivo di Pechino non è innalzare il tasso di crescita come mero numero, ma migliorarne la qualità lavorando sull'equilibrio tra debito e credito e sulla riduzione della leva finanziaria.

Europa: 130% in meno del mercato Usa


Riconfermato uno scenario di base di “lower for longer”, tassi di interessi bassi e più a lungo, i mercati azionari hanno continuato la loro corsa: i principali indici a stelle e strisce, specie dalla seconda metà dello scorso anno, hanno accelerato a rialzo, toccando nuovi massimi.
L'Europa si è confermata positiva, ma al di sotto delle performance a stelle e strisce. Complessivamente, nell'ultimo decennio “il Vecchio Continente ha reso il 130% in meno rispetto al mercato Usa” hanno sottolineato da Fidelity, “a causa del ritardo col quale è partita l'azione europea di politica monetaria” e di un'incertezza più marcata data dalla Brexit, dalle difficoltà del comparto manifatturiero e dalla disomogeneità delle economie dei Paesi membri. Dove investire?

Investire in Europa: la soluzione di Fidelity


“Nell'ultimo decennio, alcuni fattori strutturali hanno aumentato la domanda di reddito integrativo” ha commentato Eugene Philalithis, gestore del fondo FF European Multi Asset Income Fund. “In un contesto come quello attuale, dove è diventato difficile ottenere performance interessanti dalle assert class più tradizionali, gli investitori ricercano soluzioni in grado di offrire rendimenti più alti. FF European Multi Asset Income Fund offre accesso alle opportunità di investimento europee”, riunendo in un solo fondo tre vantaggi: “crescita del capitale, generazione di un rendimento elevato e stabile, contenimento del rischio”.

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