Usa vs Cina: il match del secolo si gioca anche nelle scelte d’investimento

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Cina e Stati Uniti si trovano, al momento, in un equilibrio precario. Come possono orientarsi gli investitori in questa situazione? Ne ha parlato Fidelity International nella cornice del Salone del Risparmio 2023

Il confronto/scontro tra Stati Uniti e Cina va avanti da oltre 70 anni, tra momenti di apparente tranquillità, se non quasi collaborazione – come quando nel 2001 il Dragone è riuscito a entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio con l’avallo da parte degli States – e momenti di forte tensione, con il protrarsi della guerra commerciale avviata dall’Amministrazione Trump.

Qual è la causa di questo duello che sembra non finire mai? La volontà di primeggiare a livello politico, economico e tecnologico. E quindi cosa rimane da fare agli investitori? Ne ha parlato Fidelity International durante la conferenza “USA vs China: il match del secolo”, tenutasi al Salone del Risparmio 2023.

Sfida su più fronti

I tempi in cui la Cina era considerata unicamente come la fabbrica low cost del mondo sono ormai passati. Pechino ha fatto passi da gigante e adesso sfida apertamente quella che, fino a pochi anni fa, era la prima e indiscussa economia globale, l’America. Questo ha portato a rapporti sempre più tesi tra queste due superpotenze, fino un potenziale rischio di escalation delle tensioni sul caso Taiwan.

Tuttavia, secondo Paolo Magri, vicepresidente esecutivo dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, “si tratta di una possibilità improbabile in questo momento e in questo clima. A prescindere da Taiwan, esiste un problema profondo: le due potenze sono sul ring e ci rimarranno per un lungo periodo”. Gli Stati Uniti, infatti, si sentono economicamente minacciati dal fuoco del Dragone, e la risposta è quella di contenere la Cina con alleanze politiche e commerciali volte ad escluderla.

Rimane, però, inimmaginabile una rottura totale tra queste due potenze: la Cina continua a essere la fabbrica degli americani, un decoupling completo sarebbe disastroso per l’economia mondiale, il Dragone rappresenta infatti il primo partner commerciale di 130 Paesi e, se questo venisse tagliato, il PIL globale rischierebbe di diminuire del 7%, senza contare che l’Europa ha bisogno della Cina, serviranno infatti almeno altri 20 anni per diventare indipendenti anche solo del 20% se si parla di semiconduttori. “Tra Cina e Usa c’è il rischio di ‘fare a botte’ tra due gemelli siamesi, significherebbe farsi male da soli, ma l’interdipendenza è sufficiente per assicurare la pace?”

Cina e USA: due facce della stessa medaglia

Le economie dei due Paesi sono molto diverse: da un lato abbiamo la Cina che è ancora in continua evoluzione, tra il 2015 e il 2016 è iniziata una vera e propria svolta con la scelta di diventare la fabbrica di se stessa, per dare una spinta al commercio interno, e a investire in ricerca e sviluppo, dando il via a un periodo molto fiorente per la creazione di nuove tecnologie; dall’altro invece abbiamo gli Usa, che sono un mercato ben consolidato, con un tasso di crescita stabile e i consumi come parte fondamentale dell’economia.

Il match che potrebbe cambiare l’equilibrio del mondo si gioca sul comparto tecnologico, in quanto rappresenta il driver principale dell’economia. La realtà, tuttavia, è che si tratta di una lotta ad armi pari: se da una parte l’America ha le migliori università STEM al mondo e quando si parla di intelligenza artificiale la mente immagina subito la bandiera a stelle e strisce, dall’altra c’è la Cina che guarda al futuro con un entusiasmo contagioso, si tratta di un paese con una popolazione molto giovane, dove le innovazioni entrano nella quotidianità velocemente e si è pronti a sfruttarle per creare nuove fonti di rendimento: omnicanalità, real time communication e metaverso sono ormai perfettamente inseriti nella vita di tutti i giorni.

La scelta passa agli investitori

Durante la conferenza Catherine Yeung e Rosanna Burcheri, rispettivamente investment director e portfolio manager di Fidelity International, hanno cercato di spiegare agli investitori quali comparti di questi mercati sono più interessanti, con un particolare focus su tecnologia e infrastrutture. In generale il consiglio è quello di non escludere uno dei due mercati a priori: gli Stati Uniti rimangono molto interessanti grazie alla loro crescita stabile nel lungo termine, la Cina invece, nonostante ritmi altalenanti, continua a offrire opportunità importanti. “Rimangono due mercati complementari se si guarda ai settori di spicco di entrambe, proprio per questo è interessante inserirli nella componente equity del proprio portafoglio”, hanno concluso le due esperte.

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