Tensioni nel Mar Rosso: i potenziali rischi per l’economia

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Mentre le tensioni nel Mar Rosso di intensificano, crescono anche le preoccupazioni per gli effetti di questa nuova crisi sul mercato tra Asia ed Europa. Ha veramente senso preoccuparsi? Quali potrebbero essere gli effetti?

“Lo Yemen si trasformerà in un cimitero per gli Stati Uniti, che lasceranno la regione disperati e umiliati”. Sono queste le parole di Ali Al-Qahoum, esponente di spicco dell’ufficio politico dei miliziani Houthi dello Yemen. Infatti, al centro delle crescenti tensioni in Medioriente, oltre al conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, si è rafforzata la crisi nel Mar Rosso dove gli Houthi hanno attaccato deliberatamente alcune navi commerciali in transito, attacchi a cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno risposto bombardando diverse basi militari nello Yemen.

Guardando alle sponde del Mar Rosso è chiaro che si sia dato il via ad una nuova catastrofe umanitaria, ma non si tratta solo di questo. Se nel caso dei conflitti tra Ucraina e Russia o tra Israele e Hamas i mercati non hanno sofferto troppo, alimentando la convinzione che le merci sarebbero arrivate a destinazione senza problemi o solo soggette a qualche ritardo ricompensato da scorte di magazzino abbondanti, guardando al Mar Rosso la situazione è diametralmente opposta. James Carrick, Global Economist di Legal & General Investment Management ritiene che “si stiano sottovalutando le conseguenze nefaste per gli scambi commerciali tra Europa e Asia che la guerra agli Houthi potrebbe generare”.

Le reazioni non si sono, infatti, fatte attendere: piuttosto che rischiare un attacco lungo le coste dello Yemen sono già molti quelli che hanno rinunciato alla tradizionale tratta attraverso il canale di Suez, preferendo trasferire le merci circumnavigando il continente africano. Ma quali sono i costi?

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Il canale di Suez diventa pericoloso: cosa potrebbe succedere?

Per avere un’idea chiara delle possibili conseguenze di un cambio del commercio globale, si può guardare a quello che è successo dopo lo scoppio della guerra Ucraina nel settore automotive: “quando la produzione di nuovi veicoli ha subito pesanti frenate a causa della mancanza di componenti. Da segnalare le problematiche riscontrate da Michelin nel reperire la gomma per gli pneumatici, di Tesla per la produzione di batterie e di Volvo, che ha dovuto fermare interi impianti”, spiega l’esperto. Ma la contrazione a cui si potrebbe andare intorno con il perdurare del conflitto, potrebbe essere ancora più acuta.

Con il calendario in una mano e la calcolatrice in un’altra, gli esperti hanno calcolato che per il trasporto di merci dall’Asia all’Europa, passando per canale di Suez, sono necessari 52 giorni, ovvero all’anno si possono fare 7 viaggi. Se invece il tragitto cambia e le navi sono costrette a circumnavigare l’Africa, sono necessari 68 giorni, quindi il numero di viaggi annuali si riduce a 5,4, ovvero un aumento del 30% sulle tempistiche.

Il cambiamento della rotta di approvvigionamento potrebbe causare uno shock prolungato ritardando le spedizioni già programmate e riducendo la quantità di merci che possono essere spedite dall’Asia all’Europa. Basti pensare che, solo da inizio anno, il volume di container in transito si è ridotto del 66% rispetto alla media storica. Nel futuro prossimo, la domanda potrebbe essere considerevolmente maggiore dell’offerta.

Ovviamente quello che è appena stato delineato è lo scenario peggiore, perché non tiene conto di alcuni fattori che potrebbero mitigare lo shock. Pensare di applicare delle migliorie sulle navi per renderle più veloci non è impossibile, anzi per compensare i costi aggiunti potrebbe essere sufficiente ridurre le tempistiche del 7,5%, un obiettivo pienamente realizzabile. “Inoltre – spiega Carrick – gli agenti di mercato potrebbero spingere affinché venga data la priorità al trasporto di merci dall’elevato valore, il che comporta che non tutti i mercati risentiranno in egual misura di questo shock”.

Al momento i venti contrari sembrano i più forti, secondo i dati di Portwatch, la piattaforma del Fondo Monetario Internazionale che analizza le tratte marittime, il traffico di imbarcazioni che transitano per Suez potrebbe diminuire del 33%, portando a uno shock di offerte e a un conseguente aumento dei prezzi. Tuttavia è ancora troppo presto per capire con certezza cosa accadrà: sarà necessario calcolare il numero di imbarcazioni che passeranno da Suez e dal Capo di Buona Speranza, rendicontando anche quante navi arriveranno anche alla meta finale, in Europa.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Tensioni nel Mar Rosso: i potenziali rischi per l’economia

Qual è il principale rischio economico derivante dalle tensioni nel Mar Rosso?

Il principale rischio economico è l'interruzione del traffico commerciale attraverso il Canale di Suez, un'arteria vitale per il commercio globale. Gli attacchi alle navi commerciali da parte degli Houthi potrebbero portare a un aumento dei costi di spedizione e ritardi nelle consegne.

Chi sono gli Houthi e quale ruolo stanno giocando nelle tensioni del Mar Rosso?

Gli Houthi sono un gruppo armato yemenita che sta attaccando navi commerciali nel Mar Rosso. Queste azioni mirano a esercitare pressione in relazione al conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, ma hanno conseguenze dirette sul commercio internazionale.

Quali sono le possibili conseguenze degli attacchi alle navi nel Mar Rosso per gli Stati Uniti?

Secondo Ali Al-Qahoum, esponente Houthi, lo Yemen diventerà un 'cimitero' per gli Stati Uniti, implicando un potenziale coinvolgimento militare e conseguenze negative per gli interessi americani nella regione.

In che modo la crisi nel Mar Rosso si collega al conflitto tra Israele e Hamas?

Gli attacchi degli Houthi alle navi commerciali nel Mar Rosso sono presentati come una conseguenza del conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, suggerendo un legame tra le due crisi e un'escalation delle tensioni regionali.

Quali nazioni, oltre agli Stati Uniti, sono coinvolte nella risposta agli attacchi nel Mar Rosso?

L'articolo menziona che gli Stati Uniti e la 'Gra' (presumibilmente un errore di trascrizione, potrebbe riferirsi a Gran Bretagna o altri attori) sono coinvolti nella risposta agli attacchi alle navi commerciali, indicando un'azione internazionale per proteggere le rotte marittime.

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