Investimenti green, l’idrogeno è un nuovo megatrend?

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L’idrogeno verde è una materia prima che può giocare un ruolo chiave per la transizione energetica a basse emissioni di carbonio e per raggiungere l’obiettivo net zero nel 2050. Janus Henderson Investors spiega limiti e opportunità di questo vettore energetico

L’idrogeno è la soluzione migliore per la decarbonizzazione? Perché c’è chi lo considera un game changer per raggiungere l’obiettivo net zero nel 2050? Per rispondere è necessario prima distinguere i diversi tipi di produzione dell’idrogeno esistenti e il legame con le energie rinnovabili, spiega Tal Lomnitzer, gestore di portafoglio di Janus Henderson Investors.

L’idrogeno è un gas incolore che forma miscele esplosive con l’aria e, tra le varie caratteristiche, ha anche quella di potere essere utilizzato in una “cella a combustibile” per generare elettricità, senza emissione di gas climalteranti ma con acqua e calore come prodotti di scarto. Oggi l’idrogeno rappresenta solo una frazione limitata delle fonti di energia per un futuro sostenibile. Solo per avere un’idea dell’ordine di grandezza di riferimento, nel 2021 gli investimenti globali per la transizione energetica a basse emissioni di carbonio hanno raggiunto i 755 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 25% rispetto all’anno precedente, sottolinea Lomnitzer.

Ma la sua crescita sembra solo all’inizio. Le previsione di crescita di questa nuova materia prima e dei settori di utilizzo (con una richiesta sempre più importante nei settori ad alta intensità energetica, dalla produzione ai trasporti) secondo le stime elaborate dall’International Energy Agency, sono impressionanti, come mostra il grafico qui sotto.

Le previsioni di crescita

Previsioni della domanda globale del settore dell’idrogeno nello scenario di sviluppo sostenibile 2019-2070

Fonte: Agenzia internazionale per l’energia, settembre 2020. I dati previsti potrebbero non essere realizzati.

I diversi tipi di idrogeno

Tralasciando le questioni legate a sicurezza, costi e burocrazia di questo vettore energetico, per comprenderne le potenzialità ecco un elenco delle diverse modalità di produzione.

Idrogeno nero/marrone

È prodotto dalla combustione del carbone o della lignite. Si stima che per ogni tonnellata di idrogeno bruno si producano circa 10-12 tonnellate di anidride carbonica. Questo processo è quello a più alta intensità di carbonio.

Idrogeno grigio

Costituisce la maggior parte dell’idrogeno industriale. Il processo di produzione prevede la combinazione di gas naturale e vapore acqueo per creare idrogeno. Vengono prodotti e rilasciati nell’atmosfera grandi volumi di anidride carbonica, ma poiché l’idrogeno sostituisce le alternative energetiche ad alta intensità di carbonio, le emissioni nette potrebbero essere positive alla fine.

Idrogeno blu

Viene prodotto nello stesso modo dell’idrogeno grigio, ma le emissioni vengono catturate e immagazzinate. L’idrogeno blu potrebbe svolgere un ruolo importante nel raggiungimento dell’obiettivo zero entro il 2050, soprattutto perché i governi stanno aumentando le tasse sulle emissioni di carbonio o pagando crediti per le riduzioni, contribuendo a rendere l’idrogeno blu e le attività di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio economicamente più sostenibili.

Idrogeno verde

Viene prodotto tramite elettrolisi, una tecnica che scinde le molecole d’acqua in idrogeno e ossigeno. L’elettrolisi utilizza grandi quantità di elettricità e quando questa proviene da fonti rinnovabili, come l’energia solare ed eolica, non rilascia emissioni dannose per l’ambiente. L’idrogeno verde attualmente incide poco sul mix energetico, ma si prevede che avrà un ruolo significativo in futuro al crescere delle energie rinnovabili e al diminuire del costo per gigawatt. Qualche numero? In meno di un decennio le energie rinnovabili sono passate da fornire meno dell’1% dell’energia in Europa al 15%.

Un potenziale di investimento illimitato per più settori

L’Unione Europea ha lanciato il piano RePowerEU per stimolare la produzione europea di idrogeno pulito. E oggi più di 75 governi hanno annunciato politiche e obiettivi sull’idrogeno rispetto al 2019, quando solo Francia, Giappone e Corea, tra i Paesi del G20, disponevano di strategie nazionali.
Le prospettive sono incoraggianti perché l’idrogeno ha il potenziale per trasformare l’impronta di carbonio di interi settori ad alta intensità energetica.
In conclusione, afferma il gestore di Janus Henderson, l’idrogeno verde diminuirà il suo costo di produzione e sarà un elemento che cambierà il gioco a zero emissioni nell’ambito della matrice energetica che include il nucleare, l’eolico, il solare e lo stoccaggio di energia a lunga durata.

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