In un’Europa segnata da frammentazione geopolitica e inflazione strutturalmente elevata, la bussola degli investitori torna a orientarsi sui fondamentali del lungo periodo. L’orizzonte dei mercati appare incerto, ma i dati rivelano una resilienza sorprendente: quasi la metà degli investitori resta ottimista sull’andamento dei mercati nei prossimi dodici mesi, pur adottando strategie di prudenza tattica nel breve. Ne emerge un equilibrio sottile tra fiducia prospettica e cautela operativa, che ridefinisce il rapporto con il rischio e con il concetto stesso di diversificazione. È questo lo scenario fotografato dalla European Investor Sentiment Survey 2025 di Fidelity International, che analizziamo con Christian Staub, Head of EMEA e Global Head of Client Propositions dell’asset manager statunitense.
Il valore dei dati
Condotta tra maggio e giugno su un campione di 5.500 investitori retail in Germania, Francia, Italia, Spagna, Svizzera e Paesi Bassi, la European Investor Sentiment Survey 2025 di Fidelity esplora comportamenti, aspettative e preoccupazioni in un contesto di incertezza strutturale.
“Il sondaggio – spiega Staub – mira a comprendere le dinamiche che definiscono oggi il rapporto degli investitori con il rischio, le loro priorità e la capacità di adattarsi a un ambiente frammentato“.
L’indagine, che incrocia variabili demografiche come genere, reddito, condizione lavorativa e status familiare, restituisce un’immagine fedele di come la fiducia si stia ricomponendo su orizzonti temporali più lunghi.
Dal dato al sentiment: ottimismo di lungo periodo
Dai numeri della survey emerge un quadro di resilienza diffusa. Nonostante il contesto macroeconomico resti impegnativo, il 44% degli investitori europei si dichiara ottimista sull’andamento dei mercati nei prossimi dodici mesi, a fronte di un 22% che mantiene una visione più prudente. Le differenze geografiche restano marcate: nei Paesi Bassi la quota di ottimisti raggiunge il 52%, mentre in Francia si ferma al 34%. Più in generale, due terzi degli intervistati si dicono fiduciosi di poter raggiungere i propri obiettivi di lungo periodo, con picchi di “molta fiducia” in Germania, Paesi Bassi e Svizzera, contro appena l’8% in Italia.
“L’ottimismo sul lungo periodo convive con la consapevolezza delle sfide di breve – osserva Staub – ma rappresenta la base per costruire portafogli coerenti e sostenibili nel tempo”, sottolineando come la fiducia resti il principale ancoraggio in una fase di volatilità strutturale.
Dal sentiment all’azione: prudenza tattica
In continuità con il quadro comportamentale, l’analisi di Fidelity riconduce la volatilità alla sua natura di caratteristica intrinseca dei mercati e ribadisce la centralità di un approccio di lungo periodo.
“Il primo principio operativo – osserva Staub – è restare investiti evitando il market timing, che può condurre a soluzioni sub-ottimali: uscire e rientrare nel mercato, infatti, può comportare costi di trading e rendimenti mancati nelle fasi di recupero. Inoltre, nei periodi di inflazione elevata o di rendimenti bassi prolungati, portafogli eccessivamente difensivi rischiano di non preservare il potere d’acquisto o di non generare reddito sufficiente“.
Staub ricorda inoltre che a giugno la BCE ha ridotto i tassi di 0,25 punti portandoli al 2%, dimezzando nell’arco di circa un anno il tasso sui depositi da 4%; un’evoluzione che, nel perimetro analizzato, aumenta l’attrattiva degli asset più rischiosi e sostiene in particolare la sensibilità dei prezzi obbligazionari a duration più lunga.
Diversificazione: la risposta alla frammentazione dei mercati
Dopo il richiamo alla necessità di restare investiti, il secondo principio individuato da Fidelity riguarda la diversificazione. In un contesto in cui i mercati si muovono in modo erratico e le correlazioni possono mutare rapidamente, la diversificazione diventa insieme strumento di contenimento del rischio e zavorra di stabilità per i portafogli.
“La diversificazione svolge un ruolo essenziale nei mercati volatili – ricorda l’esperto di Fidelity – perché consente di distribuire il rischio e di bilanciare gli effetti delle oscillazioni improvvise. Nell ricerca si evidenzia anche una tendenza persistente: quella all’home bias, ossia la preferenza per gli investimenti domestici, spesso legata a familiarità, percezione di sicurezza o vantaggi fiscali: questo orientamento, pur comprensibile, può limitare l’accesso a opportunità più ampie e ridurre il potenziale di rendimento nel lungo periodo. La concentrazione locale può infatti rappresentare un vincolo alla diversificazione effettiva.
Correzioni di mercato: la volatilità come opportunità disciplinata
Il terzo principio proposto da Fidelity riguarda la capacità di trasformare la volatilità in occasione. Le correzioni di mercato, spesso percepite in chiave negativa, possono invece rivelare disparità di valutazione, differenze di liquidità e livelli diversi di convinzione degli investitori, creando spazio per operazioni mirate.
“La volatilità – commenta Staub – può funzionare come un meccanismo di scoperta dei valori reali: per chi dispone di liquidità e mantiene disciplina, rappresenta un’occasione per individuare nuove opportunità. Secondo i risultati della survey, il 39% degli intervistati individua le azioni come l’area con le migliori opportunità per il prossimo anno, e il 54% investe già in questa asset class. Coerentemente con la tendenza all’home bias, gli investitori continuano a percepire i mercati domestici come i più attraenti in prospettiva”.
Governare i trade-off in un mercato instabile
Il percorso tracciato dalla survey di Fidelity si chiude su una considerazione centrale: la necessità di gestire in modo consapevole i trade-off tra crescita del capitale e preservazione del valore. In un contesto di volatilità persistente, gli investitori europei appaiono fiduciosi nella capacità di raggiungere gli obiettivi di lungo periodo, ma allo stesso tempo mostrano una tendenza a ridurre l’attività d’investimento, sospesi tra ottimismo strategico e cautela tattica.
“In un ambiente di incertezza elevata – conclude Staub – la disciplina rimane la chiave: restare investiti, diversificare e gestire con metodo le nuove opportunità sono le basi per conseguire gli obiettivi di rendimento. La gestione attiva della volatilità non sia più un elemento accessorio, ma il nucleo stesso della costruzione di portafogli”.

