Con 147.000 miliardi di dollari, gli asset under management globali hanno messo a segno una crescita dell’11% su base annua. Tuttavia, oltre l’80% dell’incremento dei ricavi continua a dipendere dall’andamento dei mercati. È una dinamica che segnala un punto di svolta per il settore del risparmio gestito: la crescita degli asset non si traduce più automaticamente in maggiore redditività. È il punto centrale del Global Asset Management Report 2026 di BCG.
«La crescita delle masse in gestione negli ultimi anni è legata prevalentemente all’effetto mercato, ma questo dato racconta solo una parte della storia», commenta Valerio Napolitano, managing director e partner di BCG. Negli ultimi 15 anni, gli asset globali sono più che triplicati e i ricavi sono più che raddoppiati, ma i margini di profitto sono rimasti sostanzialmente stabili intorno al 30%, a causa della compressione delle fee e dell’aumento dei costi, in particolare quelli tecnologici: «Il settore vive un paradosso strutturale: i ricavi sono in compressione da anni, mentre i costi crescono più velocemente, erodendo la leva operativa».
Da dove arrivano i ricavi della gestione del risparmio?
Tra il 2024 e il 2025, circa l’80% della crescita dei ricavi è statogenerato dalla performance dei mercati. Il contributo dei flussi netti resta invece limitato, confermando la crescente difficoltà nel catturare nuova raccolta. Parallelamente, il retail ha contribuito al 61% della crescita degli AuM tra 2020 e 2025, ridefinendo le priorità strategiche degli operatori.
Spiega Napolitano: «In questo contesto, la competizione si sposta sempre più sulla capacità di intercettare nuovi flussi, che arrivano in misura sempre crescente dall’investitore finale. È qui che si gioca la partita, tra maggiore accessibilità ai mercati grazie alla democratizzazione dei prodotti e al digitale e un cambiamento strutturale nella domanda, guidato da una nuova generazione di investitori con aspettative e comportamenti diversi».
Dunqueil vantaggio competitivo si sta spostando dal prodotto alla distribuzione. Da sottolineare che, nei fondi passivi, i primi dieci operatori raccolgono oltre il 90% dei flussi netti, mentre nei mercati privati i primi 50 fondi di private equity hanno concentrato il 37% del fundraising nel 2024 (nell’ultimo decennio la media era stata del 22%). Allo stesso tempo, wealth e asset management stanno convergendo, accomunate dall’importanza della relazionalitàcon il cliente finale. Relazione talmente importante da diventare il principale fattore che determina l’allocazione dei capitali. In più, l’emergere di nuovi canali digitali e piattaforme rafforza ulteriormente questa dinamica.
AI e nuovi modelli operativi: verso una trasformazione strutturale
Un approccio AI-first può ridurre i costi operativi del 25–35% in 3-5 anni, aumentando fino a cinque volte la capacità di copertura clienti per i relationship manager. Tuttavia ad oggi la maggior parte degli operatori resta ancora in una fase iniziale di adozione: l’industria dell’asset management è in ritardo rispetto a banche e fintech nello sviluppo di capacità AI su larga scala, benché sia una leva strutturale per il settore.
Cresce il ruolo degli assicuratori
Emerge infine il ruolo crescente degli assicuratori come canale distributivo per il private credit, grazie alla combinazione di capitale stabile, accesso al retail e integrazione nei modelli di investimento. Sono partnership che, una volta consolidate, tendono a diventare difficilmente replicabili e possono rappresentare una leva di vantaggio competitivo nel medio periodo.
La situazione in Italia: i punti chiave
L’Italia si conferma il quinto mercato europeo per asset gestiti, con circa 2.800 miliardi di dollari di AuM e una crescita del 5% nel 2025 (7% in Ue). Il mercato italiano è caratterizzato da una forte componente retail, che rappresenta il 59% degli asset totali ed è concentrata per il 74% in fondi ed ETF tradizionali. Allo stesso tempo, il segmento assicurativo si conferma il principale investitore istituzionale, davanti alla previdenza. Sono elementi che si inseriscono in un contesto demografico e patrimoniale peculiare: una delle popolazioni più anziane d’Europa e una ricchezza finanziaria delle famiglie tra le più elevate, con un imminente passaggio generazionale che sta modificando i canali di accesso agli investimenti.
Conclude Napolitano: «Il quadro sotto la superficie è molto più dinamico di quanto la crescita aggregata suggerisce e va letto su due piani opposti che convivono. Da un lato, una base strutturale molto solida, con elevata ricchezza finanziaria delle famiglie, una distribuzione consulenziale capillare e un canale assicurativo centrale; dall’altro, una composizione dei portafogli ancora molto tradizionale e una crescente distanza generazionale, con nuove generazioni più propense all’investimento anche attraverso i canali digitali rispetto ad approcci più tradizionali delle generazioni più mature».

