Mercati Emergenti: nuova frontiera strategica?

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Mercati Emergenti: nuova frontiera strategica?

M&G Investments al Salone del Risparmio mette in luce un sentiment di ritrovata fiducia verso le economie emergenti. Tra politiche monetarie rigorose e una redditività aziendale in crescita, l’asset class si candida a ricoprire un ruolo rilevante nelle strategie d’investimento di lungo periodo

Indice

In occasione dell’ultima edizione del Salone del Risparmio, M&G Investments ha approfondito le prospettive dei mercati emergenti attraverso una conferenza che ha visto protagonisti Fabiana Fedeli, Chief Investment Officer Equities, Multi Asset and Sustainability e Andrew Chorlton, Chief Investment Officer Fixed Income.

Ad aprire l’incontro Andrea Orsi, Country Head per l’Italia, l’Irlanda e la Grecia della società, che ha delineato una nuova fase per questi mercati, non più visti come semplici satelliti delle economie mature, ma come motori autonomi di rendimento.

Le tre macro-aree della survey M&G

Andrea Orsi ha illustrato i risultati di una survey condotta su oltre circa 300 consulenti finanziari e private banker italiani. Dall’indagine sono emerse tre macro-temi principali che descrivono il sentiment attuale del mercato.

In primo luogo, si rileva un’esposizione complessiva in crescita: sebbene la quota di portafoglio dedicata agli emergenti resti mediamente contenuta, oltre il 60% degli intervistati ha incrementato la propria esposizione negli ultimi sei mesi.

In secondo luogo, emerge una predilezione per la componente azionaria, vista come lo strumento principale per catturare la crescita strutturale di queste aree.

Infine, i professionisti hanno indicato i fondi attivi come la modalità d’accesso all’asset class più adeguata, con una preferenza che si attesta al 90%.

La sintesi è che “oggi l’esposizione ai mercati emergenti sempre di più sta diventando un’allocazione strategica, non solo tattica, da declinare con un approccio attivo e con un orizzonte temporale di lungo termine”, conclude Orsi.

Obbligazionario: disciplina monetaria e tassi reali

L’analisi di Andrew Chorlton è partita da una fotografia cauta sul mondo del credito globale, dove gli spread sono ormai ridotti all’osso e prezzano uno scenario di perfezione che non lascia margine di errore.

Parallelamente, i rendimenti dei titoli di Stato dei mercati sviluppati sono saliti significativamente: non solo negli USA, ma anche in Europa, dove persino i Bund tedeschi riflettono l’aumento della spesa pubblica per la difesa, o nel Regno Unito, finito sotto la lente dei mercati per la sua fragilità fiscale.

Per Chorlton, la distinzione tradizionale tra mercati “sicuri” e “rischiosi” si sta affievolendo, poiché i mercati sviluppati sono diventati più volatili mentre gli emergenti hanno guadagnato stabilità.

“Sembra quasi che i mercati stiano prezzando più rischio nelle economie sviluppate”, ha osservato il l’esperto, sottolineando come la volatilità tra le due aree stia convergendo.

La disciplina degli emergenti dopo gli shock

Questa solidità degli emergenti è emersa con forza soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina. Mentre l’Occidente lottava con fiammate inflattive e deficit record, i paesi emergenti sono usciti dal post-Covid e dallo shock energetico con una disciplina fiscale e monetaria notevole.

Avendo meno spazio di manovra fiscale, non hanno potuto “stampare moneta” come i governi occidentali, e le loro Banche Centrali – abituate storicamente a gestire l’inflazione – sono intervenute molto prima della Fed o della BCE.

Valuta locale come fonte di diversificazione

Sul fronte dei cambi, Chorlton ha suggerito che l’investimento in valuta locale rappresenti oggi una delle opportunità più interessanti, pur comportando un rischio maggiore: “penso che la valuta locale permetta di cogliere in modo più completo le opportunità dell’asset class”.

È una scelta strategica in ottica di diversificazione, perché “detenere valuta locale implica esporsi intenzionalmente a un rischio diverso e, quindi, auna volatilità diversa”.

Azionario: redditività in crescita e valutazioni sostenibili

L’analisi del comparto azionario di Fabiana Fedeli ha confermato questo quadro di miglioramento strutturale. Sebbene la performance degli ultimi dieci anni sia stata caratterizzata da un andamento altalenante, il Return on Equity (ROE) delle aziende emergenti sta recuperando terreno in modo convincente rispetto ai mercati sviluppati.

“Credo che ci siano dei cambiamenti strutturali in atto”, ha affermato l’esperta, evidenziando come i rapporti prezzo/utile rimangano bassi. Un esempio emblematico è rappresentato dalla Corea del Sud, capace di generare performance eccellenti pur mantenendo valutazioni molto contenute, segno che la crescita è guidata dai fondamentali e non dalla speculazione.  

A testimonianza della solidità del sistema, la CIO ha rilevato come la volatilità e i drawdown degli emergenti siano diventati nel tempo molto più simili a quelli dei mercati sviluppati.

Geopolitica e impatto energetico

Sul delicato fronte della geopolitica e dei conflitti in corso, la visione resta fiduciosa.

“La guerra farà male a tutti se continuerà a lungo, ma non colpirà gli emergenti in modo diverso dal resto del mondo; anzi, alcuni mercati emergenti sono molto resilienti perché hanno accumulato enormi riserve”, ha osservato Fedeli.

In questo scenario è però necessario distinguere l’impatto economico in base al profilo energetico dei singoli paesi. I paesi importatori di energia, come Taiwan, Cina e la stessa Corea, devono gestire costi energetici più alti, ma riescono a compensare tali oneri grazie all’alto valore aggiunto tecnologico dei loro prodotti. Di contro, i paesi esportatori come Brasile, Messico o Argentina beneficiano direttamente del rialzo delle materie prime, che funge da driver per i loro mercati.

Gestione attiva contro la concentrazione degli indici

In chiusura, è stata ribadita l’importanza cruciale della gestione attiva per superare i limiti degli indici passivi, oggi pesantemente concentrati su pochi giganti tecnologici asiatici.

“Quando un’azienda è molto valida e il suo valore cresce, inevitabilmente guadagna peso all’interno degli indici, è così che funziona”, ha osservato Fedeli, ribadendo che questo non debba impedire di cercare valore altrove. Ha infatti aggiunto: “ci assicuriamo di analizzare un numero elevato di aziende, il team è costantemente in viaggio”.

Attraverso una presenza costante sul territorio e attività di selezione diretta delle società, il team di M&G punta a diversificare andando a scovare quelle realtà meno note ma con fondamentali solidi e governance in miglioramento.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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