Crisi Svb non spaventa il sistema bancario USA, ecco perché

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Quello che è accaduto alla Silicon Valley Bank è un caso isolato o esiste un concreto rischio contagio? Per Janus Henderson Investors il sistema bancario statunitense rimane ben capitalizzato

Il fallimento della banca americana Silicon Valley Bank (Svb), il più importante dai tempi della crisi Lehman del 2008, rappresenta un campanello d’allarme per tutto il settore bancario Usa e costringe a un’attenta analisi delle ricadute del violento aumento del costo del denaro nell’ultimo anno. La Svb non è riuscita a reggere il colpo ed è crollata. Altre banche statunitensi potrebbero andare in difficoltà?

Il mercato ha subito drizzato le orecchie, cercando altri comparti fragili e possibilmente esposti a un rischio simile, ma sembra che il sistema bancario statunitense sia ben capitalizzato. Gli esperti di Janus Henderson Investors hanno analizzato il fattaccio e sono arrivati alla conclusione che quello che è accaduto non è altro che la combinazione di una serie di eventi avversi del mercato, non aiutati da una situazione in cui la maggioranza dei depositanti ha deciso di prelevare i fondi, superando di gran lunga il contante che la banca aveva disponibile.
È proprio per evitare fenomeni simili che le banche sono sottoposte a una regolamentazione molto stringente. Ma, come si è visto, questo non sempre basta.

Cosa è successo

In risposta alla pandemia che ha investito il mondo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, le autorità hanno deciso di iniettare nel mercato un’ondata di liquidità e la maggior parte di questa è stata sfruttata per capitali molto rischiosi, come aziende del settore tech e biotech ancora in fase iniziale. Questo genere di fondi è finito subito nelle casse della Svb, fortificando le sue finanze. Ma tra gli effetti della guerra e quelli non ancora del tutto scontati della pandemia, il settore delle nuove tecnologie si è visto obbligato a frenare dopo aver bruciato la maggioranza dei fondi ricevuti e a chiedere di prelevare i pochi rimanenti. La prima risposta offerta dalla Silicon Valley Bank è stata quella di vendere alcuni titoli, così da raccogliere del capitale e, se in una situazione di mercato stabile, questo sarebbe bastato, l’alta incertezza del momento non lo ha permesso.

Il sistema bancario Usa ha i giusti anticorpi

Gli istituti bancari sono soliti utilizzare i depositi dei propri clienti per finanziare prestiti o asset nel lungo termine. Questo è possibile perché le banche hanno dei sistemi che permettono di gestire, senza rischiare la bancarotta, un certo numero di prelievi in un breve periodo, ma questo è ben al di sotto di quello che la Svb si è vista costretta ad affrontare, quando in un solo giorno, circa il 25% dei suoi clienti ha chiesto di prelevare fondi per 42 miliardi di dollari.

Questo genere di meccanismo può creare molta pressione sui risparmiatori, lasciando qualche dubbio sulla sicurezza e l’affidabilità delle banche. Uno degli obiettivi dei regolatori è proprio quello di alleviare queste preoccupazioni, creando dei sistemi che proteggano i fondi depositati. Gli Stati Uniti ne offrono di diversi, da un accesso diretto alla liquidità (tramite la Federal Reserve) fino a un sistema di assicurazioni sui depositi (i conti bancari sono garantiti fino a un ammontare massimo di 250 mila dollari).

Sicuramente il fallimento della Svb ha portato gli occhi di tutto il mondo sul sistema bancario statunitense, già particolarmente sensibile per la continua crescita dei tassi di interesse. John Jordan, portfolio manager di Janus Henderson Investors, ha spiegato che si tratta di un evento unico, che non metterà a rischio l’intero sistema, anche se ha senso continuare a guardare con un occhio particolarmente attento le banche regionali, con un’alta concentrazione di depositanti commerciali tra i loro clienti.

La reazione dell’autorità federale è stata, fortunatamente, immediata, garantendo tutti i depositi di Svb. Questo non toglie che il governo statunitense rimarrà, probabilmente, all’erta, aumentando anche la vigilanza su tutte le banche regionali. Si tratta però di una medaglia a due facce: infatti se da una parte aiuterà a ricostruire la fiducia degli investitori, porterà con sé un aumento dei costi di compliance.

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