Nel mio articolo “M&A assicurativo: banche, broker e private equity cambiano il mercato” pubblicato in questa stessa rubrica online avevo individuato tre direttrici interdipendenti e suscettibili di definire la morfologia del comparto dell’M&A assicurativo.
Tali direttrici sono state individuate ne:
- il risiko bancario, con le sue ricadute sulla bancassicurazione;
- l’intensa attività di fusioni e acquisizioni che, dal 2025, sta riguardando in Italia il consolidamento della distribuzione assicurativa, coinvolgendo operatori specializzati, broker e Mga (managing general agents);
- il ruolo svolto dai grandi fondi di PE nel capitale sociale di banche (che a loro volta, per effetto del cosiddetto Danish Compromise, traggono beneficio in termini di capitale regolamentare di vigilanza dalla detenzione di partecipazioni nelle assicurazioni), compagnie di assicurazione e riassicurazione, nonché di intermediari assicurativi.
Nel presente contributo torno a occuparmi degli ultimi aggiornamenti sul risiko bancario e della presa di posizione dell’Eiopa, con la pubblicazione, lo scorso 6 ottobre, del Supervisory statement on the authorisation and ongoing supervision of (re)insurance undertakings related to private equity (il “Supervisory statement”), che ha fatto seguito al relativo Consultation paper di cui all’articolo citato.
Risiko bancario, Mps e Intesa: la partita delle fusioni
Nei giorni scorsi i proxy advisors internazionali Iss (Institutional shareholder services) e Glass Lewis hanno raccomandato agli investitori istituzionali, convocati all’assemblea ordinaria e straordinaria di Banca Monte dei Paschi di Siena il 29 ottobre, di votare contro le proposte di fusione con Banco Bpm e Banca Generali e la riduzione del capitale, con la distribuzione di una maxi-cedola da 4 miliardi di euro, mentre li hanno invitati a votare in favore della fusione per incorporazione con la controllata Mediobanca.
Si tratta della sostanziale bocciatura del piano industriale presentato dall’ad Luigi Lovaglio in considerazione degli “elementi di incertezza, sinergie sfidanti e rischi di esecuzione” posti in luce dalla stessa (naturalmente controinteressata) Intesa Sanpaolo.
Dal canto suo, Ca’ de Sass ha annunciato che, in caso di prosecuzione della propria Opas su Mps, incrementerà la componente in denaro di 25 centesimi di euro per azione della banca target (portandola da 1 euro a 1,25). Pertanto, in caso di adesione totalitaria all’Opas di Intesa, il controvalore monetario complessivo sarà aumentato dagli originari 30,6 a 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi di euro quale corrispettivo in azioni e 3,8 miliardi di euro quale componente cash (a seguito di tale rilancio, per ogni azione Mps sono ora offerti 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni Intesa Sanpaolo).
Sulla base di tale rilancio, la Delfin, primo azionista di Mps con la partecipazione pari al 17,53% del suo capitale sociale, ha già comunicato ufficialmente la propria adesione alla Opas di Intesa. Contro l’approvazione della doppia Ops di Mps si sono già schierati anche il gruppo Caltagirone e la Edizione Holding della famiglia Benetton, costituendo in tal modo una minoranza qualificata di blocco superiore al 32% del capitale sociale della banca senese.
Mps, l’Opas di Intesa e gli equilibri del risiko bancario
In attesa del decisivo appuntamento del 29 ottobre, il cui esito negativo appare comunque scontato (essendo richiesta, per il successo delle due Ops, la maggioranza qualificata dei due terzi), alla luce di questi ultimi orientamenti e posizionamenti, l’Opas di Intesa dovrebbe quindi essere favorita, e l’esito di questo consolidamento bancario risulterà alla fine nel maggior tasso di concentrazione di Intesa Sanpaolo, che, intanto, ha visto salire la partecipazione del proprio capitale sociale detenuta da Blackrock dal 6,71 al 7,3%. Il maxi gestore americano, primo azionista sia di Intesa sia di UniCredit, ha accresciuto la propria partecipazione (all’8,9%) anche nella seconda banca italiana, approfittando del rialzo dello spread e del correlato deprezzamento dei corsi azionari dei giorni scorsi.
Banco Bpm e Banca Generali, i prossimi fronti del risiko bancario
Come un effetto domino, la principale conseguenza dell’insuccesso delle Ops di Mps sarà l’emancipazione dalla passivity rule sia di Banco Bpm sia di Banca Generali, risvegliando gli appetiti di UniCredit e Crédit Agricole sulla banca milanese, di cui ho già scritto nel mio ultimo articolo, “Risiko bancario, così cambiano le banche, assicurazioni e risparmio gestito”.
Pare che la banca francese, già primo azionista del Banco con il 29,30% (il secondo è l’onnipresente gestore Blackrock, con il 5%), intenda fondere il Banco Bpm post carve-out con Crédit Agricole Italia (con sorte analoga a quella che riguarderebbe Mps a seguito della sua spartizione tra Intesa Sanpaolo ed Unipol). E porsi così nella scia del consolidamento bancario paneuropeo, in cui l’acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit sta facendo da apripista.
M&A assicurativo, in Europa 789 operazioni nel 2025
Anche nel comparto assicurativo l’attività di M&A in Europa sta raggiungendo, tra l’anno scorso e questo, un’intensità senza precedenti: solo nel 2025 si sono contate 789 operazioni. Tali acquisizioni presentano, in prevalenza, le seguenti caratteristiche:
- si sono registrate prevalentemente nell’Europa continentale;
- come osservato nei miei articoli precedenti, hanno interessato per lo più distributori assicurativi (società di brokeraggio ed MGA);
- sono alimentate da gestori e fondi di PE, in un quadro ancora frammentato, in cui la ricerca di economie di scala è sollecitata, inter alia, dallo sfruttamento di nuovi canali distributivi digitali (si veda ad esempio l’acquisizione di Prima Assicurazioni da parte di Axa) e dalla crescita dei costi operativi e di conformità regolamentare, dell’inflazione, nonché dalla maggior esposizione a rischi geopolitici e catastrofali.
Nel contesto europeo, spiccano le 68 operazioni di M&A realizzate in Italia nel 2025, ben il 119% in più dell’anno precedente.
Private equity e assicurazioni, i rischi evidenziati dall’Eiopa
Il ruolo dei fondi di private equity nel capitale sociale delle imprese di assicurazione, riassicurazione e dei distributori assicurativi, catalizzatore di detta attività di M&A, è stato riconosciuto anche dalla stessa Eiopa nel Supervisory Statement indirizzato alle Autorità di vigilanza Ue, rilevando il carattere idiosincratico di tale tipologia di azionisti rispetto alla tipica gestione assicurativa. Rinvio all’articolo indicato in epigrafe per le cinque principali tipologie di rischio individuate dall’Eiopa.
In questa sede è sufficiente ribadire il mismatch tra l’orizzonte temporale dell’investitore di PE, che punta alla massimizzazione dell’Irr su cicli d’investimento tipicamente più brevi (5-10 anni), e quello dell’attività assicurativa, il cui business model è caratterizzato dall’inversione del ciclo produttivo e orientato al pagamento di indennizzi o rendite in un arco temporale molto maggiore (10, 20 o anche 30 anni). La liquidità raccolta dalle compagnie attraverso i premi assicurativi, benché prevalentemente investita secondo le ferree regole di Solvency II in specifiche tipologie di attivi a copertura delle riserve tecniche, è ambita dai fondi di PE e considerata fonte per gli investimenti di permanent capital, determinando, come già evidenziato, rischi di (il)liquidità e di conflitto d’interessi.
Banche, assicurazioni e private equity: la convergenza tra i settori
Al di là delle specifiche raccomandazioni di vigilanza dell’Eiopa, ad ogni modo, mi preme infine evidenziare che il Supervisory statement costituisce, di per sé, la testimonianza della progressiva convergenza tra intermediazione finanziaria di private equity ed assicurazioni.
Ed è facilmente intuibile quanto il quadro qui rappresentato si complichi ancor più nel caso in cui i fondi di private equity non entrino direttamente nel capitale sociale delle imprese di assicurazione, bensì indirettamente, attraverso le loro partecipazioni qualificate in banche, le cui aggregazioni ridisegnano, a cascata, l’assetto delle compagnie partecipate (si pensi alla “matrioska” Intesa Sanpaolo – Mps/Mediobanca – Assicurazioni Generali).


