Gli agenti AI personali come Muse, l’intelligenza artificiale appena lanciata da Meta che ha già cumulato oltre 4,3 milioni di download, potrebbero diventare una nuova spina nel fianco del sistema bancario. Una delle funzionalità espressamente promosse da Meta, infatti, consiste nel collegamento di Muse ai conti bancari degli utenti per ricevere raccomandazioni di budgeting di vario tipo. E nella gestione della liquidità uno dei suggerimenti che potrebbero presto raggiungere milioni di persone è semplice: perché non spostare la giacenza del conto corrente verso una banca che la remunera di più?
Sarebbe la fine della “pigrizia della clientela” che ha consentito al sistema bancario di mantenere senza troppi contraccolpi tassi d’interesse sui conti correnti piuttosto bassi anche nelle fasi di rialzo, senza che questo provocasse fughe significative verso gli istituti che, magari per esigenze di raccolta o per dimensioni più contenute, puntano su conti remunerati per attirare nuovi clienti.
“Muse e AI agentiche simili potranno presto spostare la liquidità delle famiglie verso conti correnti che pagano il 3,3-5%, anziché lo 0,1% riconosciuto in media sui conti correnti”, ha dichiarato Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, in un blog post. “Se tutte le famiglie usassero l’AI per ottimizzare i ritorni sulla loro liquidità, le banche potrebbero perdere una larga parte dei depositi a basso costo su cui fanno affidamento per erogare credito, il che sarebbe un problema per l’intero sistema finanziario”.
In Italia il divario tra conti correnti e offerte remunerate
Anche in Italia i numeri sulla remunerazione dei conti correnti indicano un profondo divario tra gli interessi medi riconosciuti ai clienti e le migliori offerte disponibili. Secondo il rapporto mensile ABI pubblicato a settembre, il conto corrente italiano medio riconosce una remunerazione dello 0,32%; banche digitali come BBVA Italia o Trade Republic offrono invece sulle giacenze dei propri conti remunerazioni (di norma per periodi limitati) rispettivamente pari al 4% e al 3%. Al contrario, i maggiori istituti bancari tipicamente non riconoscono alcun interesse sulle somme lasciate sul conto corrente.
E la dimensione potenziale dei travasi da un conto all’altro non sarebbe irrilevante: in Italia i depositi bancari valgono circa 1.600 miliardi di euro, di cui 1.163 miliardi in depositi di conto corrente poco o nulla remunerati, secondo una recente analisi di Adusbef.
La “corsa agli sportelli agentica”, come l’ha battezzata Slok, potrebbe quindi avere un impatto sui bilanci delle banche che storicamente hanno potuto contare sull’inerzia della clientela e sulle frizioni legate all’apertura di un nuovo conto per ottenere interessi più elevati. Nella pratica, solo una minoranza dei clienti è consapevole delle opportunità disponibili sul mercato o realmente intenzionata a coglierle, alimentando quella che il Wall Street Journal ha definito una “tassa sulla pigrizia”.
“L’inerzia dei consumatori è stata una forza molto potente nel plasmare l’industria finanziaria”, ha confermato al Wsj John Campbell, professore di economia all’Università di Harvard.
Dalla risposta su richiesta all’assistente che cambia i comportamenti
L’asimmetria informativa si sta già riducendo grazie ai classici chatbot, che hanno aumentato la consapevolezza e le aspettative dei risparmiatori, rendendo più complesso anche il rapporto con i consulenti finanziari. L’introduzione di un agente personale, però, porta le possibili frizioni su un altro livello: il collegamento diretto con le informazioni bancarie, autorizzato dall’utente, permetterebbe all’agente di formulare suggerimenti anche senza una specifica richiesta. Se il chatbot rimane uno strumento che risponde a domande e dubbi preesistenti, gli agenti potrebbero trasformarsi in veri e propri assistenti virtuali capaci di modificare il comportamento di una clientela che fino a quel momento ignorava l’esistenza di alternative più convenienti.
Non è ancora chiaro quanti clienti delle banche tradizionali sarebbero disposti ad aprire conti correnti presso istituzioni di cui non hanno mai sentito parlare, per quanto regolamentate. Ma un possibile aumento del costo della raccolta per le banche potrebbe produrre conseguenze a cascata: rendere il credito più costoso, per esempio, oltre a minacciare la redditività di un settore che negli ultimi anni ha beneficiato di margini d’interesse crescenti non soltanto grazie all’aumento dei tassi, ma anche alla scarsa propensione a trasferire parte di quel rialzo alla clientela sotto forma di maggiore remunerazione dei depositi. Insomma, proprio grazie a quella “tassa sulla pigrizia” che l’AI potrebbe rendere molto meno scontata in futuro.

