Boom di miliardi sulle imprese italiane: i fondi esteri accelerano e la finanza alternativa batte le banche

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Operaia con elmetto giallo e occhiali protettivi usa un tablet in un'officina, secondo i dati Aifi cresce il private debt per finanziare le imprese in Italia

Nel primo semestre 2026 gli investimenti dei fondi di debito privato italiano hanno sfiorato I 4 miliardi (+62%) e raccolto 1,08 miliardi, più che in tutto il 2025. Cresce il taglio medio del singolo investimento; guidano la crescita i grandi operatori internazionali e le acquisizioni a debito. Cdp rivendica il suo ruolo di investitore àncora nei fondi di debito diversificati

Indice

Mentre il private equity fa i conti con uscite sempre più complicate, il suo parente più stretto accelera. Nei primi sei mesi del 2026 il private debt italiano ha investito 3.928 milioni di euro, il 62% in più rispetto ai 2.421 milioni dello stesso periodo del 2025, e ha raccolto 1.082 milioni: un balzo del 138% che supera, da solo, l’intero bottino del 2025 (1.024 milioni). Sono i dati presentati a Milano da Aifi, l’associazione italiana del private equity, venture capital e private debt, in collaborazione con Cdp. Dietro la corsa, però, si nasconde una concentrazione crescente: meno imprese finanziate, assegni più pesanti e un mercato in cui gli operatori esteri fanno la parte del leone.

Meno imprese, assegni più pesanti

Le società raggiunte dal credito privato sono state 77, il 5% in meno rispetto alle 81 del primo semestre 2025. A gonfiare i volumi sono quindi le dimensioni delle singole operazioni: il ticket medio per società è salito a 51 milioni di euro, contro i 29,9 di un anno prima (+71%). Togliendo dal conto i deal pari o superiori a 100 milioni, la media scende a 18,1 milioni, comunque in aumento del 24%.

È proprio la fascia alta a fare la differenza. Le operazioni sopra i 100 milioni hanno mobilitato 2.715 milioni, più del doppio dei 1.314 del primo semestre 2025, mentre quelle di taglia inferiore sono passate da 1.107 a 1.213 milioni. In sei mesi il mercato ha già realizzato il 58% di quanto investito in tutto il 2025, anno chiuso a 6.760 milioni.

Perché i grandi colossi esteri stanno puntando sul Made in Italy

La geografia degli investitori spiega molto. Gli operatori internazionali hanno firmato il 51% delle operazioni ma il 92% dell’ammontare, con 3.612 milioni investiti (+81%). I domestici, pur valendo quasi la metà dei deal, si fermano a 316 milioni, in calo del 26%. Il motivo, secondo l’associazione, sta nell’agenda dei gestori italiani, che nella prima parte dell’anno si sono concentrati soprattutto sulla raccolta di nuovi capitali.

Chi sono gli stranieri che puntano sull’Italia? Per lo più grandi piattaforme multi-asset e generaliste, spesso attive anche nel private equity. «Il segnale importante è che continua a esserci anche lato debito un grande interesse degli operatori paneuropei a lavorare in Italia, con l’Italia», osserva Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi. Molti hanno squadre radicate nel Paese, dunque il loro intervento «non è un intervento mordi e fuggi su un deal».

Tabella con dati sul private debt in Italia, primo semestre 2025 e 2026, con variazioni percentuali.

Il fascino dei rimborsi

Sul fronte della raccolta gli operatori attivi sono saliti a 11, contro gli 8 del primo semestre 2025. Il 77% delle risorse, pari a 835 milioni, è arrivato da primi closing, segno che sul mercato si affacciano nuovi veicoli. Il capitale è quasi tutto domestico (95%) e proviene soprattutto da banche (28%), fondi pensione e casse di previdenza (23%), settore pubblico e assicurazioni (15% ciascuno) e fondazioni (9%).

Perché i sottoscrittori aprono il portafoglio al debito più che al capitale di rischio? Gervasoni indica la natura stessa dello strumento: rispetto al private equity, il credito privato non soffre il nodo delle uscite, perché «fisiologicamente ci sono flussi di rimborsi e questo fa molto piacere agli investitori istituzionali». Da qui, aggiunge, una «buona generosità sul fronte della raccolta» che il private equity non ha conosciuto.

Bullet, pegni e 570 punti base

Quanto agli strumenti, per numero prevalgono i finanziamenti (61%) sulle obbligazioni e i minibond (33%), mentre per ammontare il rapporto si rovescia: 53% ai titoli, 46% ai prestiti. Nella struttura finanziaria il debito senior domina per numero (51%), ma per volumi la spunta l’unitranche (44% contro 41%), formula tipica delle grandi acquisizioni.

Il rimborso in un’unica soluzione a scadenza (bullet) riguarda il 63% dei casi, quello ad ammortamento il 30%. Fra le garanzie spicca il pegno sulle azioni (64%), seguito da quello sulle quote (26%). Il tasso medio si è attestato all’Euribor più 5,70%, in leggero aumento sull’anno precedente, e la durata media si è allungata a 6 anni e 9 mesi, contro i circa sei del 2025. Il 52% dei contratti prevede meccanismi di margin ratchet o obiettivi di sostenibilità.

Comprare aziende o farle crescere?

Dipende da come si guarda. Per ammontare comandano le acquisizioni a leva (Lbo), con il 36% delle risorse, seguite dal rifinanziamento del debito (31%) e dalla crescita (24%). Per numero, invece, quasi metà delle operazioni (48%) finanzia lo sviluppo interno o esterno delle imprese, contro il 29% degli Lbo. «Nelle operazioni di buyout vediamo sempre affiancamento di private equity e di private debt», nota Gervasoni, che segnala anche i primi interventi sulle infrastrutture.

Il profilo delle aziende finanziate è quello classico del medio capitalismo italiano. Beni e servizi industriali e manifattura pesano il 23% ciascuno, l’Ict il 16%. La Lombardia concentra il 53% delle società, davanti a Veneto (8%), Emilia-Romagna e Piemonte (7%). Il 51% fattura fra 10 e 100 milioni e il 46% ha meno di 250 dipendenti. Dopo l’operazione l’indebitamento resta contenuto: il rapporto fra debito netto ed Ebitda è sotto 3,5 volte nel 46% dei casi e sotto 4,5 volte nel 77%.

La ritirata delle banche e il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti

Il contest è quello della ritirata del credito bancario. Secondo i dati illustrati da Chiara Calibeo, responsabile finanziamenti Pmi, fondi di investimento e patrimonio rilancio di Cdp, lo stock di prestiti alle società non finanziarie è sceso da 808 miliardi nel 2014 a 606 miliardi nel 2025 (-25%), passando dal 50% al 27% del Pil. In parallelo gli impieghi di Cassa Depositi e Prestiti sono cresciuti del 20% negli ultimi quattro anni.

Nel debito privato Cdp agisce soprattutto attraverso i fondi di debito diversificati: dal 2018 ha sottoscritto 20 investimenti per circa 717 milioni, con risorse mobilitate attese di 3,8 miliardi grazie all’effetto di trascinamento sugli altri investitori (crowding-in), pari a una leva di circa cinque volte. Le regole sono precise: quota mai superiore a un terzo del fondo, dimensione minima di 70 milioni al primo closing e, per i veicoli paneuropei, almeno due euro investiti in imprese italiane per ogni euro di Cassa. Entro fine anno sono previste ulteriori sottoscrizioni per circa 70 milioni.

«Grazie a un approccio fondato su elevati standard di selezione, qualità creditizia e coinvolgimento di investitori istituzionali, Cdp contribuisce a rafforzare l’ecosistema del private debt come strumento strategico per la crescita dell’economia reale italiana», afferma Calibeo.

E il secondo tempo?

I primi mesi del secondo semestre, riferisce l’associazione, mostrano un andamento regolare e in linea con la prima parte dell’anno. Molto dipenderà dai grandi buyout: se arriveranno, porteranno con sé anche molto debito. Le attese per il 2026 restano comunque positive.

«L’incremento dell’ammontare investito e della raccolta testimoniano una maggiore consapevolezza delle potenzialità di questo strumento, ormai riconosciuto come una componente rilevante e complementare del mercato dei capitali», conclude Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi.

Domande frequenti su Boom di miliardi sulle imprese italiane: i fondi esteri accelerano e la finanza alternativa batte le banche

Qual è stato l'andamento degli investimenti nel private debt italiano nei primi sei mesi del 2026?

Nel primo semestre del 2026, il private debt italiano ha registrato un investimento di 3.928 milioni di euro. Questo dato rappresenta un aumento del 62% rispetto ai 2.421 milioni investiti nello stesso periodo del 2025.

Come si confrontano le raccolte del private debt italiano nel primo semestre 2026 con l'intero 2025?

Le raccolte nel private debt italiano nei primi sei mesi del 2026 hanno raggiunto 1.082 milioni di euro. Questo ammontare supera già, da solo, l'intero bottino raccolto nell'intero 2025, che era stato di 1.024 milioni.

Quale associazione ha presentato i dati sull'andamento del private debt italiano?

I dati sull'andamento del private debt italiano sono stati presentati a Milano da Aifi, l'associazione italiana del private equity, venture capital e private debt.

Qual è il trend generale degli investimenti esteri nelle imprese italiane secondo l'articolo?

L'articolo indica un boom di miliardi sulle imprese italiane, con i fondi esteri che stanno accelerando i loro investimenti. La finanza alternativa, in particolare, sembra battere le banche in questo contesto.

Quali sono le principali aree di interesse per i grandi colossi esteri che puntano sul Made in Italy?

Sebbene l'articolo menzioni il 'fascino dei rimborsi' e strategie come 'bullet, pegni e 570 punti base', non specifica in dettaglio le aree di interesse dei colossi esteri, ma suggerisce un interesse generale per le imprese italiane.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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