Private Market: posizionamento e prospettive per il sostegno del Paese

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Concentrazione del capitale nel private equity e ruolo dominante dei grandi gestori nel 2026

I Private Markets rappresentano un’opportunità inesplorata nel portfolio italiano: con solo lo 0,3% della ricchezza allocato, una modesta riallocazione potrebbe generare 60 miliardi per infrastrutture e crescita economica.

Indice

Articolo scritto con Alessandro Mattioli (Manager Gruppo Excellence)

La costruzione di un portafoglio di investimento di lungo termine richiede oggi un approccio più articolato rispetto alla tradizionale asset allocation tra azioni, obbligazioni e liquidità. La volatilità dei mercati, l’incertezza geopolitica e la crescente diffusione della gestione passiva stanno spingendo investitori e consulenti a ricercare nuove fonti di diversificazione e rendimento.

In questo contesto, i Private Markets rappresentano una delle principali opportunità di accesso all’economia reale. Si tratta di investimenti caratterizzati da un minore grado di liquidità ma potenzialmente meno esposti alle dinamiche dei mercati quotati e maggiormente collegati alla crescita delle imprese, delle infrastrutture e dei progetti di sviluppo.

L’accesso all’economia reale attraverso i Private Markets

L’investitore consapevole si trova davanti a differenti grandi macro-categorie di accesso al capitale produttivo, ossia al mondo delle imprese, in modo diretto attraverso i titoli azionari quotati o in modo indiretto attraverso strumenti quali fondi comuni ed Eltif. Per i clienti private i club deal, gli investimenti tramite equity crowdfunding o fondi di private asset sono altre opportunità possibili. Con il termine Private Markets si intendono gli investimenti in attività non quotate, che comprendono private equity, private debt, infrastrutture, real estate e altre forme di finanziamento dell’economia reale.

La quasi totalità dei segmenti di clientela del private banking è oggi esposta ai Private Markets, attraverso modalità dirette o indirette che variano in funzione del profilo patrimoniale e di rischio. Per i clienti HNWI, ad esempio, il club deal è una delle forme più interessanti. Gli italiani allocano attualmente solo lo 0,3% della loro ricchezza finanziaria investibile in Private Markets. Si tratta di una percentuale estremamente contenuta che evidenzia quanto il potenziale di crescita di questa asset class sia ancora ampiamente inesplorato nel nostro Paese.

Su un totale di circa 3.765 miliardi di euro di ricchezza finanziaria investibile (elaborazioni su dati Banca d’Italia – Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie), l’esposizione ai mercati privati si attesta a poco meno di 11 miliardi.

Il contributo del risparmio privato a imprese e infrastrutture

Oltre al finanziamento del tessuto produttivo, il mercato dei private asset ha un ruolo fondamentale nel fabbisogno per la manutenzione e costruzione di infrastrutture strategiche e prioritarie in Italia che nel 2025 è stimato in circa 170 miliardi di euro, pari al 33% del costo complessivo di 522 miliardi (Rapporto della Camera dei deputati – Infrastrutture strategiche e prioritarie 2025). Le risorse già disponibili ammontano a 351,9 miliardi (67% del totale), di cui 311 miliardi di provenienza pubblica (88%) e circa 41 miliardi di provenienza privata (12%). In attesa di un aggiornamento dei dati, possiamo intanto riflettere sul ruolo del risparmio privato.

Il sostegno per le progettualità infrastrutturali di fatto vede già la partecipazione dei privati sotto forme differenti come i fondi pensione che hanno un orizzonte di lungo termine. Ma ci sono ancora risorse che potrebbero essere destinate a questo fine. Abbiamo stimato la ricchezza del 5% delle famiglie più ricche del Paese in circa 2.000 miliardi di euro di asset finanziari investibili, di cui 1.172 miliardi allocati tra depositi, azioni quotate e fondi comuni di investimento. Una riallocazione anche limitata e volontaria di circa il 5% delle attività oggi detenute in depositi, fondi comuni e azioni potrebbe liberare risorse nell’ordine di 60 miliardi di euro da destinare a investimenti infrastrutturali e produttivi. In tale scenario il fabbisogno di capitale ancora da reperire si ridurrebbe sensibilmente.

Ovviamente questa riallocazione avrebbe un impatto sul portafoglio dei clienti con una riduzione della liquidità, della liquidabilità degli asset ed un incremento del profilo di rischio. Per questo motivo si ritiene che, al di là di tutti gli strumenti disponibili sul mercato, questa partecipazione allo sviluppo potrebbe essere limitata al primo 5% delle famiglie più ricche del Paese nella forma dei private asset ed al resto della comunità sotto forma di strumenti con un minor taglio di investimento minimo. Questa clientela deve essere in grado di sopportare una quota di illiquidi nel proprio portafoglio e avere un profilo di rischio compatibile con questa forma di investimento.

La consulenza come fattore chiave nell’allocazione degli illiquidi

In questo contesto il ruolo della consulenza finanziaria assume un’importanza centrale. L’inserimento di strumenti illiquidi richiede infatti una corretta valutazione dell’orizzonte temporale, delle esigenze di liquidità e della capacità dell’investitore di sostenere una minore liquidabilità del patrimonio. La sfida non è soltanto individuare opportunità di investimento, ma costruire portafogli coerenti con gli obiettivi e le caratteristiche del cliente.

Il mercato italiano dei Private Markets si trova in una fase di transizione strutturale e culturale grazie anche agli investimenti in risorse, competenze ed alleanze sviluppate dagli intermediari. Certamente una componente mirata di illiquidi nel portafoglio di una clientela consapevole e ben informata contribuisce alla performance complessiva di medio e lungo termine e certamente un afflusso di risorse verso il sistema produttivo e infrastrutturale del Paese determina un impatto positivo a livello di sistema Paese. Anche una modesta riallocazione del patrimonio delle famiglie più patrimonializzate potrebbe generare effetti rilevanti sia sulla qualità dei portafogli sia sulla capacità del Paese di finanziare infrastrutture, innovazione e crescita delle imprese. In questa prospettiva i Private Markets non rappresentano soltanto una nuova opportunità di investimento, ma anche uno strumento attraverso il quale il risparmio privato può contribuire in modo più diretto allo sviluppo dell’economia reale.

Domande frequenti su Private Market: posizionamento e prospettive per il sostegno del Paese

Perché l'asset allocation tradizionale tra azioni, obbligazioni e liquidità non è più sufficiente per un portafoglio di investimento di lungo termine?

La volatilità dei mercati, l'incertezza geopolitica e la crescente diffusione della gestione passiva rendono necessario un approccio più articolato. Questi fattori spingono investitori e consulenti a cercare nuove fonti di diversificazione e rendimento oltre le classi di attivo tradizionali.

Quali sono le principali ragioni che spingono investitori e consulenti a ricercare nuove fonti di diversificazione e rendimento?

Le ragioni principali includono l'elevata volatilità dei mercati finanziari, l'incertezza legata a fattori geopolitici e la crescente popolarità della gestione passiva. Questi elementi rendono l'asset allocation tradizionale meno efficace nel garantire rendimenti stabili e diversificazione.

In che modo il risparmio privato può contribuire al sostegno del Paese secondo l'articolo?

L'articolo suggerisce che il risparmio privato può essere indirizzato verso il sostegno di imprese e infrastrutture. Questo implica un ruolo attivo degli investitori privati nello sviluppo economico nazionale.

Qual è il ruolo della consulenza nell'allocazione di asset illiquidi?

La consulenza è identificata come un fattore chiave nell'allocazione degli asset illiquidi. Questo suggerisce che l'expertise dei consulenti è fondamentale per navigare la complessità e le specificità di questi investimenti.

Quali sono le implicazioni della crescente diffusione della gestione passiva per gli investitori?

La crescente diffusione della gestione passiva implica che gli investitori devono cercare attivamente nuove strategie per ottenere diversificazione e rendimento. Questo spinge verso l'esplorazione di asset class alternative e approcci di investimento più sofisticati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Antonello Di Mascio

Antonello Di Mascio, uno dei maggiori esperti di Wealth Management, Private Banking e Asset Management in Italia, si è laureato all’Università Bocconi con una tesi sull’efficienza del mercato azionario nel 1989.

Subito dopo la Laurea, ha cominciato a lavorare come analista finanziario e in seguito si è dedicato al settore dell’Asset Management, gestendo fondi e patrimoni privati.

Nel 2000 è diventato responsabile della Direzione Wealth Management della Banca Steinhauslin & C., per poi assumere il ruolo di Responsabile del Private Banking del Gruppo Montepaschi di Siena.
Nel 2003 è entrato a far parte di Intesa Sanpaolo, dove ha ricoperto svariati ruoli, tra cui Capo del Marketing di Intesa Sanpaolo Private Banking e Responsabile del Segmento Affluent del Gruppo.
Antonello Di Mascio è stato responsabile del Private Wealth Management di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking.
Oggi è Head of Customer Value Management (Affluent) Banco Posta-Poste Italiane.

Ha insegnato presso le Università di Firenze e di Padova, collabora con riviste di settore ed è autore di numerosi articoli e saggi sull’Asset Management, Private Banking e Family Business. Ha al suo attivo 15 pubblicazioni.

Sposato con due figlie, vive tra Roma e Milano ed è appassionato di fotografia e moto. Compagni di viaggio quando scrive sono la musica jazz e l’immancabile sigaro toscano.

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