Un patrimonio non è fatto soltanto di opere, edifici o collezioni. Esistono conoscenze che non possono essere custodite in una teca: vivono nelle mani di chi le pratica, nella memoria del gesto, nella capacità di riconoscere un materiale e di trasformarlo attraverso un’esperienza che spesso richiede anni.
È per questo che la Convenzione UNESCO del 2003 sul patrimonio culturale immateriale comprende anche l’artigianato tradizionale tra i suoi ambiti di riferimento, concentrando la tutela soprattutto sui saperi e sulle competenze che rendono possibile la produzione, più che sull’oggetto finito.
Nel caso dell’artigianato, il valore da preservare coincide con la continuità stessa del sapere: la possibilità che una tecnica venga ancora praticata, trasmessa e reinterpretata nel presente, attraverso nuovi usi, nuovi linguaggi e nuove forme di committenza.
In questa prospettiva la filantropia culturale può assumere una forma meno immediata ma decisiva: creare le condizioni perché un mestiere possa continuare a esistere. Formazione, passaggio generazionale, accesso al mercato, sostegno alle botteghe e occasioni di confronto diventano così strumenti di tutela di un patrimonio che è insieme culturale, economico e sociale.
Artigianato e Palazzo, oltre trent’anni di attività
È dentro questa riflessione che si inserisce l’esperienza di Artigianato e Palazzo, nata a Firenze nel 1995 da un’idea di Neri Torrigiani e promossa da Giorgiana Corsini. Nel 2026 la manifestazione arriva alla trentaduesima edizione, in programma dall’11 al 13 settembre al Giardino Corsini, con cento presenze selezionate tra artigiani e giovani designer.

Neri Torrigiani e Giorgiana Corsini
Il suo stesso nome richiama un rapporto che ha segnato per secoli la storia delle arti applicate: quello tra chi possedeva le competenze e chi sceglieva di commissionarle.
Oggi il contesto è diverso, ma la questione economica rimane centrale. Raccontare l’eccellenza artigiana, premiarla o esporla è importante; perché una bottega abbia futuro, però, servono anche clienti, commesse e una domanda capace di riconoscere il valore del tempo e della competenza. È qui che il sostegno culturale incontra il mercato, non come alternativa alla tutela, ma come una delle condizioni che la rendono possibile.
La scelta del Giardino Corsini aggiunge un ulteriore livello a questa relazione: un luogo storico torna ogni anno a essere attraversato da lavorazioni contemporanee e mette nello stesso spazio patrimonio materiale e competenze vive.
Artigianato e Palazzo, per sostenere le nuove generazioni
Il passaggio generazionale è probabilmente il punto più fragile di questo sistema. Una tecnica può aver attraversato secoli e interrompersi nel giro di pochi anni se manca qualcuno disposto a impararla. Ma perché un giovane scelga un mestiere che richiede tempi lunghi di formazione non basta il fascino della tradizione. Deve poter intravedere una prospettiva professionale concreta.

Artigianato e Palazzo dedica da anni attenzione agli artigiani emergenti e nel 2026 ripropone Next Generation, lo spazio espositivo riservato agli under 35. Per questa edizione sono stati selezionati cinque giovani artigiani e studi attivi in ambiti che vanno dal tessile alla ceramica, fino al restauro e alla decorazione. La selezione offre loro un’occasione concreta per farsi conoscere, ampliare la rete di contatti professionali e incontrare un pubblico potenzialmente interessato al loro lavoro.
La continuità dell’artigianato passa quindi da una doppia responsabilità: da una parte occorre garantire luoghi e occasioni in cui apprendere, dall’altra bisogna rendere possibile che quelle competenze diventino lavoro.

Includere
Il valore del fare manuale emerge anche fuori dai percorsi tradizionali di formazione. Nell’edizione 2026 torna il progetto “L’artigianato che unisce. L’artigianato che include”, sostenuto dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, che porta all’interno della manifestazione cinque realtà impegnate in percorsi di inclusione sociale.
Sartoria, ceramica, legatoria, lavorazione della lana e altre pratiche diventano in questi contesti strumenti con cui acquisire competenze, ricostruire autonomia e riaprire possibilità professionali. Tra le esperienze coinvolte ci sono laboratori rivolti a donne in condizioni di fragilità, attività sviluppate all’interno di istituti penitenziari e progetti dedicati a persone che affrontano difficoltà economiche, sociali o psicologiche.

Il legame tra artigianato e inclusione non nasce però solo all’interno della manifestazione. Tra le esperienze che hanno contribuito a costruire questo percorso c’è anche quella della Comunità di San Patrignano, dove da anni laboratori dedicati a lavorazioni come falegnameria, tessitura, pelletteria e carte da parati accompagnano i ragazzi verso il reinserimento e l’autonomia.
Qui l’artigianato mostra con particolare evidenza la sua dimensione sociale: imparare un mestiere significa acquisire competenze, responsabilità e strumenti concreti con cui ricostruire una prospettiva professionale.
Tutelare i luoghi
La relazione tra filantropia e artigianato si estende anche ai luoghi. Dal 2018 l’Associazione Giardino Corsini promuove raccolte fondi dedicate a realtà del patrimonio culturale fiorentino, sostenendo interventi che richiedono il coinvolgimento di maestranze e competenze specializzate.

Nel tempo l’attenzione si è rivolta, tra gli altri, al patrimonio della Manifattura di Doccia, alle cupole maiolicate della Chiesa Ortodossa di Firenze, ai tavoli in malachite del Museo Stibbert e alla Fonte della Fata Morgana a Bagno a Ripoli. L’attuale campagna “Abbraccia la Loggia del Buontalenti” è dedicata al recupero della Loggia monumentale di Palazzo Corsini e si avvia alla conclusione con l’edizione 2026.
Il restauro di un luogo storico è infatti uno degli ambiti in cui le competenze artigianali trovano un’applicazione diretta: preservare questi saperi significa anche mantenere viva la capacità di intervenire sul patrimonio materiale.
Nel caso della Loggia, il progetto prevede inoltre che, una volta conclusi i lavori e definite le modalità con gli enti competenti, il Giardino Corsini possa essere aperto gratuitamente al pubblico. Tutela dei saperi, conservazione dei luoghi e restituzione alla collettività finiscono così per diventare parte dello stesso percorso.
Intervista a Neri Torrigiani, cofondatore di Artigianato e Palazzo
D: Artigianato e Palazzo nasce nel 1995 con l’intento di preservare e promuovere l’alto artigianato. Dopo più di trent’anni, che cosa significa oggi “preservare” un mestiere d’arte? È ancora sufficiente dare visibilità agli artigiani o è necessario costruire intorno a loro un vero sistema di sostegno?
R: A parer mio non si può affrontare il tema del “sistema di sostegno” da un’unica angolazione, perché i soggetti preposti a preservare e promuovere i mestieri artigianali sono molteplici, a cominciare dal Governo, passando per le Regioni, i Comuni, le associazioni di categoria, fino ad arrivare alle associazioni culturali senza scopo di lucro come la nostra. Per gestire questa complessità sarebbe auspicabile un serio impegno da parte di tutti.
D: Nel nome stesso “Artigianato e Palazzo” c’è il riferimento a un rapporto antico tra la bottega e la committenza. Quanto è importante oggi ricostruire una cultura della committenza e quale ruolo possono avere privati, imprese e fondazioni nel garantire la sopravvivenza e l’evoluzione dei mestieri d’arte?
R: Da sempre riteniamo fondamentale il dialogo paritetico e reciproco tra artigiano e committente per l’evoluzione di un rapporto che unisca i risvolti culturali con quelli più prettamente commerciali, senza nascondersi dietro a inutili paraventi: bene le mostre, bene i convegni, bene i social network e i siti di shopping online, bene gli allestimenti pirotecnici, ma poi solo se le persone entrano in bottega l’artigiano sopravvive e si evolve nel dialogo e nel confronto.
D: Uno dei temi centrali del vostro lavoro è quello delle nuove generazioni, a cui negli anni avete dedicato iniziative specifiche e oggi anche lo spazio “Next Generation”, qual è la difficoltà maggiore nel trasmettere questi saperi ai giovani: insegnare una tecnica, rendere economicamente sostenibile la scelta di diventare artigiano o restituire a questi mestieri il riconoscimento sociale che meritano?
R: Sì, i giovani sono ovviamente da sempre nel mirino di Artigianato e Palazzo, prima con il format “Blogs&Crafts”, realizzato con il supporto del World Craft Council, e adesso con “Next Generation”. Siamo orgogliosi di aver ogni volta offerto una ribalta che a molti di loro è stata fondamentale per iniziare con slancio una carriera che, in alcuni casi, li ha poi visti tornare al Giardino Corsini come espositori tout court.
D: Nell’edizione 2026 avete scelto di ospitare anche il progetto “L’artigianato che unisce. L’artigianato che include”, coinvolgendo cooperative sociali e i loro laboratori. L’artigianato può essere, oltre che patrimonio culturale ed economico, anche uno strumento concreto di inclusione e autonomia?
R: Non è una nostra invenzione, ci siamo semplicemente limitati a osservare la realtà e abbiamo chiesto al professor Paolo Rossi Prodi di darci una mano a costruire un progetto concreto sull’inclusione sociale. Siamo davvero felici che la Chiesa Valdese abbia subito risposto al nostro appello e ci aiuti da alcuni anni a sostenere le spese vive per ospitare questi gruppi a Firenze. Abbiamo iniziato con la Comunità di San Patrignano che, attraverso i laboratori di carte da parati, falegnameria, tessitura e pelletteria, da decenni aiuta i ragazzi a prepararsi al momento in cui saranno pronti a lasciare la comunità per tornare a casa.
D: Dal 2018 l’Associazione Giardino Corsini affianca alla manifestazione un’attività di raccolta fondi per la tutela del patrimonio culturale fiorentino, fino al progetto per il restauro della Loggia del Buontalenti. Che rapporto vede tra tutela dei mestieri e tutela dei luoghi che li hanno storicamente accolti? E quanto è importante che un patrimonio privato, quando viene preservato anche grazie al sostegno della comunità, possa poi essere restituito alla fruizione pubblica?
R: I “soggetti” che scegliamo di aiutare hanno come comun denominatore il coinvolgimento di maestranze artigiane. Siamo partiti con il Museo della Porcellana di Doccia, per passare poi alle cupole in maiolica della Chiesa Ortodossa di Firenze e ai tavoli in malachite del Museo Stibbert, fino al Ninfeo della Fonte della Fata Morgana di un giovane Giambologna a Bagno a Ripoli, per approdare infine alla Loggia del Buontalenti di Palazzo Corsini, affinché un giorno possa essere fruibile e ammirata da tutti.
D: Dopo oltre trent’anni di Artigianato e Palazzo, qual è oggi il risultato di cui sente maggiormente il valore? E guardando ai prossimi anni, che cosa rischiamo realmente di perdere se istituzioni, imprese e singoli mecenati non scelgono di investire nella continuità dell’artigianato e dei mestieri d’arte?
R: Essere stati strumento di dialogo tra gli stessi artigiani, aver contribuito alla crescita delle loro conoscenze e del loro indotto, anche commerciale.
Il rischio più grave è che si continuino a perdere conoscenze e tecniche che non torneranno mai più.

