I grandi patrimoni utilizzano la filantropia solo in assenza di eredi diretti? Come si indirizza strategicamente l’impatto delle grandi risorse messe a disposizione dagli individui ultra high net? Qual è l’atteggiamento del cliente wealth medio in Italia, al riguardo? Ne abbiamo parlato con Tom Hall, ceo della Optimus Foundation di Ubs in Italia e con Giovanni Ronca, head of wealth management Italy, Ubs. Innanzitutto, cos’è e cosa la Optimus Foundation?
Cosa è e cosa fa Optimus Foundation
«Siamo una rete globale di fondazioni filantropiche organizzate in modo indipendente, tutte originariamente fondate da Ubs, il che ci conferisce sia rilevanza locale che una portata globale», risponde Tom Hall. «La nostra missione è semplice ma ambiziosa: mettiamo in contatto donatori impegnati con programmi ad alto impatto che affrontano alcune delle sfide sociali e ambientali più urgenti al mondo. Per raggiungere questo obiettivo, supportiamo partner locali e internazionali fidati attraverso sovvenzioni e finanziamenti, garantendo che il capitale venga destinato esattamente dove può avere l’impatto più significativo».
Siete anche coinvolti in progetti ambientali? «Uno dei nostri partner europei è la BLUE Marine Foundation, che sostiene la biodiversità marina e la gestione delle Aree Marine Protette, dove sono in corso progetti in otto località, dalla Toscana alla Sicilia, per migliorare la biodiversità e i mezzi di sussistenza attraverso la pesca sostenibile e il coinvolgimento delle comunità locali».
I Daf
Nel settore, si parla molto di Daf (donor advised fund). Quali i suoi vantaggi? Il cliente è davvero libero di scegliere? Hall risponde che il veicolo «offre una combinazione unica di flessibilità e disciplina strategica. Molte famiglie oggi scelgono di utilizzare i Daf insieme alle fondazioni tradizionali: le fondazioni per una strategia a lungo termine e i Daf per una donazione a risposta rapida. Questo crea un modello di “strategia che incontra la velocità” sempre più attrattivo. I Daf offrono inoltre flessibilità e un’amministrazione semplificata, consentendo ai donatori di rispondere rapidamente alle esigenze urgenti, beneficiando comunque di solide strutture di governance».
Ci si chiede allora quanto questo strumento sia adoperato nei passaggi generazionali. «Sebbene non esista un modello unico, la filantropia e strumenti come i Daf svolgono un ruolo sempre più strategico nelle transizioni generazionali. Con l’accelerazione del “grande trasferimento di ricchezza” (cd. great wealth transfer, ndr), le famiglie stanno ripensando a come integrare scopo e impatto nella loro gestione del patrimonio a lungo termine».
In Italia
Aggiunge poi che in Italia la pianificazione generazionale sta diventando ancora più importante a causa del fenomeno crescente dei patrimoni senza eredi. «Secondo dati recenti del nostro partner locale Fondo Filantropico Italiano, questi lasciti “orfani” potrebbero superare i 20 miliardi di euro entro il 2030 e raggiungere circa 88 miliardi di euro entro il 2040, creando sia urgenza che opportunità per una pianificazione filantropica strutturata all’interno delle strategie di successione».
Restando nel Belpaese, chiediamo a Giovanni Ronca (al di là della casistica dell’assenza di eredi) perché un cliente italiano interessato a integrare la filantropia nel proprio portafoglio dovrebbe scegliere Optimus. «In primo luogo, essendo collegata al principale wealth manager globale al mondo, la fondazione può colmare il divario tra intenti filantropici e implementazione di alta qualità, impiegando capitale flessibile, paziente e adatto allo scopo in tutto lo spettro di impatto», risponde il capo del wealth management Ubs in Italia. «In secondo luogo, i nostri clienti entrano a far parte di una community che mette in comune risorse, competenze e un network per affrontare le sfide globali in modo più efficace e amplificare il nostro impatto complessivo».
Impatto complessivo che in Italia in particolare si innesta sul valore «della collaborazione con solide istituzioni filantropiche locali per supportare donazioni flessibili e locali. Uno dei nostri partner chiave, il Fondo Filantropico Italiano, ha istituito la gestione di fondi e soluzioni di donazione internazionale. Questo integra il nostro approccio presso Ubs Optimus Foundation e aiuta i clienti italiani a trasformare le intenzioni in azioni ben strutturate e di impatto, su misura per i loro desideri specifici».
Gli italiani sanno fare filantropia?
Quindi non è vero che gli italiani “non sanno fare” filantropia? Quelli che la fanno, per quanto ne sapete, che attività filantropiche prediligono? «L’Italia ha una tradizione relazionale molto forte nel donare: molti donatori scelgono organizzazioni che conoscono direttamente, che sono riconoscibili e spesso locali o collegate alla loro regione di residenza». Tuttavia sono alla ricerca di una maggiore efficienza del frutto della propria generosità: «Ciò che sta cambiando è che i donatori desiderano maggiore professionalità e responsabilità: quindi, la filantropia strutturata sta diventando sempre più rilevante e cercano di imparare da esempi innovativi in Italia e nel mondo», conclude Giovanni Ronca.
Un’espressione di valori personale
Tornando a Tom Hall (e al tema degli eredi): gli ultra wealthy fanno filantropia anche in presenza di eredi? «Sì, molto. Per molti clienti, la filantropia è un’espressione di valori profondamente personale, indipendente dalla presenza o assenza di eredi. Sempre più spesso, i family office – non solo i singoli individui – coordinano capitali, competenze e partnership per promuovere la missione di una famiglia, a dimostrazione del fatto che la filantropia è parte integrante dell’identità e della visione a lungo termine della famiglia».
I nuovi trend della filantropia secondo Optimus Foundation
A livello di trend ravvisati nell’ultimo decennio, Hall ci racconta che negli ultimi dieci anni Optimus ha osservato in piena coerenza con quanto detto, «una chiara tendenza verso la professionalizzazione della filantropia, con le famiglie che si aspettano strumenti sempre più sofisticati e una guida strategica». Uno sviluppo che prosegue, e che è destinato ad accelerare e ad approfondirsi negli anni a venire, come pure evidenzia il recente report Ubs “Trends in Philanthropy”. «Identifichiamo tre sviluppi principali: in primo luogo, la filantropia diventerà ancora più integrata nella struttura patrimoniale complessiva dei family office, un cambiamento descritto come il passaggio da “silo a spettro”.
In secondo luogo, le famiglie leader stanno sfidando la filantropia tradizionale e plasmeranno sempre più l’ambito di impatto più ampio. In terzo luogo, ci aspettiamo una maggiore collaborazione tra capitale privato e pubblico, poiché i governi corteggiano il capitale familiare e le famiglie rispondono attraverso il loro impegno in partenariati pubblico-privati strutturati».
Davvero è utile fare filantropia?
Infine, chiudiamo la nostra intervista con una domanda un po’ provocatoria, che il ceo di Optimus mostra di saper ben accogliere. Pensa che sia utile fare filantropia? Non basterebbe creare imprese con politiche del personale e retributive davvero eque e mettere in campo all’occorrenza strumenti di ammortizzazione sociale davvero efficaci? «La filantropia aggiunge qualcosa che né i mercati né i governi possono fare da soli. Il denaro pubblico amplia la portata dell’azione; il capitale privato porta velocità e flessibilità: la filantropia allinea i due». In che senso? «Può impiegare capitale paziente, flessibile e allineato ai valori per assumersi rischi iniziali e sostenere innovazioni che governi e mercati spesso non sono in grado di sostenere. Mettendo in comune network e competenze, la filantropia sostiene il cambiamento sistemico, integrando gli sforzi pubblici e privati».
Tornando all’esempio ambientale, «nella conservazione marina del Mediterraneo, la filantropia contribuisce a rendere più efficaci le Aree Marine Protette esistenti e fornisce la prova del successo dell’approccio. Ecco perché la filantropia è importante: finanzia soluzioni promettenti in fase iniziale, aiuta a espandere ciò che funziona e rafforza i sistemi che alla fine le sostengono».

