Nel periodo tra il 2025 e l’inizio del 2026 immensi patrimoni artistici sono andati in vendita nelle aste internazionali. Come, ad esempio, la collezione di Leonard Lauder, erede dei fondatori della nota azienda di cosmetici, battuta da Sotheby’s a New York lo scorso novembre per 527 milioni di dollari. La maggior parte di queste vendite sono state finalizzate alla liquidazione delle eredità o al pagamento delle tasse di successione che in taluni dei paesi del mercato dell’arte possono essere molto elevate. Ma tra queste vendite sensazionali una si è distinta per altri meriti e finalità. Si tratta dell’asta, peraltro tenutasi a Roma, che ha riguardato le opere della Fondazione Charlemagne appartenenti alla collezione di Françoise Rousseau.
In modo sorprendete, si può parlare del principale esempio di “collezione privata” venduta interamente per scopi filantropici in ambito italiano ed europeo. La raccolta è stata battuta all’asta da Arcadia il 21 ottobre 2025, con il patrocinio del Comune di Roma, e ha realizzato 2.167.861 euro (diritti inclusi) con 33 lotti aggiudicati su un totale di 36 in catalogo. Tra questi, alcuni capolavori dell’École de Paris e delle Avanguardie del Novecento come il dipinto “La femme du cordonnier”, 1926-27, di Chaim Soutine (1893-1943), uno dei più importanti rappresentanti della Scuola di Parigi, battuto per 677.200 euro (stima tra i 200 e i 300 mila euro) e l’opera “La Seine à Vernon”, 1930, di Pierre Bonnard 81867-1947) battuta per 384.400 euro (stima 50.000 -80.000 euro). Presenti nella collezione anche opere di Renoir, Utrillo, Picasso e De Chirico e altri maestri antichi.
Fondazione Charlemagne, una vendita dal successo straordinario
Il direttore di Arcadia, Massimo Tagliatesta, ha celebrato la vendita come “un successo straordinario che ha fatto registrare un incremento del 270% rispetto alla base d’asta. Per la prima volta in Italia venduto un quadro di Chaïm Soutine a 677.200 euro”.
L’importanza del risultato raggiunto si lega sia all’importo realizzato in un mercato, quello italiano, relativamente piccolo (meno dell’1% del fatturato totale del settore a livello globale) sia alla destinazione del ricavato andato per più di 1,5 milioni di euro (senza considerare i diritti d’asta) a favore del programma Periferiacapitale, iniziativa dedicata alla riqualificazione delle periferie romane attraverso progetti di inclusione sociale e culturale. La decisione di vendere questi “tesori” per finanziare progetti nelle periferie romane è stata presentata come l’ultimo atto d’amore di Françoise Rousseau coerente con il suo spirito dopo oltre 1400 progetti da lei realizzati in Italia e nel mondo.
“Roma è una città complessa e i contesti periferici sono spesso narrati in modo riduttivo – ha spiegato Stefania Mancini, Presidente di Fondazione Charlemagne – dando poco spazio all’ostinazione, al coraggio e alla creatività delle comunità che ci vivono e che rispondono alle sfide di creare comunità. L’asta che la Fondazione organizza rappresenta un ulteriore tassello a sostegno di una filantropia che decide di ascoltare i territori e con essi di collaborare per condividere una visione di lungo periodo che dia spazio a una città più solidale e meno fragile”.
Risorse per il futuro
Le opere d’arte, prima di essere apportate da Françoise Rousseau alla fondazione costituita nel 1998, facevano parte del suo patrimonio personale e famigliare. Tuttavia, le opere non venivano considerate come meri beni di prestigio, ma come risorse per il futuro. Il nome della fondazione è stato scelto dalla Rousseau per ricordare la Ecole élémentaire d’application Charlemagne de Nancy, nel cuore della regione francese della Lorena, dove aveva trascorso gli anni della formazione che hanno segnato il suo pensiero incentrandolo su autonomia, laicità e indipendenza e con al centro la dignità delle persone e la responsabilità verso le comunità in Italia e nel mondo.
Collezioni vendute per finalità filantropiche
La sua storia ci dice che la filantropia moderna non deve necessariamente essere legata a grandi nomi aziendali, ma può nascere dalla volontà di un singolo individuo di dare una forma strutturata e duratura alla propria compassione. Il fenomeno delle collezioni vedute con finalità filantropiche è la rappresentazione della visione del collezionista e della sua legacy. Lo strumento utilizzato è la fondazione. In Italia, il panorama giuridico delle fondazioni è stato profondamente trasformato dalla Riforma del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), che è ora pienamente a regime. Le fondazioni si caratterizzano essenzialmente per il patrimonio vincolato a uno scopo di pubblica utilità. A differenza delle associazioni, dove prevale l’elemento personale (gli associati), nella fondazione prevale l’elemento patrimoniale.
Questo patrimonio, che può essere rappresentato da opere d’arte, immobili, capitali finanziari, denaro viene così “blindato” affinché serva per sempre a una causa specifica. Oltre alla collezione di Françoise Rousseau altri esempi di raccolte andate di recente a sostenere progetti filantropici sono stati “The Auction 2025” (Terrence Higgins Trust), svoltasi a marzo 2025 presso Christie’s London che ha raccolto fondi per la lotta contro l’HIV attraverso la vendita di opere donate da artisti e collezionisti privati. “The Golden Vines Charity Auction” (Sotheby’s): una prestigiosa asta di vini rari ed esperienze di lusso (novembre 2025) che ha raccolto oltre un milione di dollari per la Gerard Basset Foundation, destinati alla formazione nel mondo del vino, e più di recente nel 2026 la cantina di vini di Lord Andrew Lloyd Webber i cui proventi sono stati destinati al Music in Secondary Schools Trust (MiSST).
Articolo originariamente apparso su Family Office & Family Business magazine n. 5

