Patrimoni senza eredi? Sono più di quanto si pensa

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Due mani si scambiano una busta gialla, con abiti piegati sullo sfondo.

Il donatore italiano è sempre più attento, spesso senza eredi e con radici culturali internazionali. Per il banker che sa riconoscerlo, la filantropia è lo strumento di pianificazione patrimoniale che nessuno gli ha ancora proposto

Indice

Patrimoni senza eredi, un fenomeno strutturale

L’Italia sta producendo silenziosamente una delle più grandi concentrazioni di patrimoni senza eredi d’Europa. Secondo lo studio di Fondazione Cariplo del 2024, queste masse potrebbero superare i €20 miliardi entro il 2030 e toccare quasi i €90 miliardi entro il 2040.

Si tratta di cifre importanti e di clienti già seguiti da consulenti finanziari e private banker: imprenditori di prima generazione, professionisti senza figli, individui con patrimoni accumulati in assenza di una linea successoria definita. Tutte persone per le quali la domanda “a chi andrà il mio patrimonio?” non ha una risposta definita.

Peraltro, un numero crescente di questi ha profili internazionali, con residenza o interessi in più Paesi, mentre altri sono animati anche dal desiderio di sostenere cause oltre i confini italiani. In questo contesto, il private banker gioca un ruolo chiave nell’accompagnare gli HNWI verso strumenti filantropici efficaci, che assicurano continuità e impatto dei patrimoni senza eredi.

Il banker come primo interlocutore del filantropo

Che il consulente finanziario e il private banker siano diventate la figura di riferimento di scelte importanti dei wealthy people, tra cui anche quelle filantropiche, è ormai una evidenza. La ricerca “Le attitudini filantropiche dei wealthy people in Italia“, condotta da FINER Finance Explorer e Fondo Filantropico Italiano nel 2025, ha evidenziato infatti che il 39% dei grandi donatori si rivolge a un professionista per strutturare le proprie attività filantropiche, un dato più che raddoppiato rispetto al 22% del 2022. In particolare, il private banker si conferma primo in classifica tra i consulenti di fiducia (31%), seguito da notai (21%), family office (18%), commercialisti (15%), consulenti finanziari (13%) e avvocati (2%).

Il mercato si sta dunque spostando verso una filantropia strutturata all’interno di una gestione patrimoniale ampia e completa, con il banker che è già, talvolta inconsapevolmente, al centro di questa transizione.

Cinque domande per avviare la giusta conversazione

Integrare la dimensione filantropica nella gestione patrimoniale del cliente non richiede competenze specialistiche di Terzo Settore, ma sicuramente è necessario saper porre al proprio cliente le domande giuste, nel momento giusto. Qui, in estrema sintesi, un mini vademecum:

1. Profilo valoriale: Ci sono cause sociali o temi filantropici che sente particolarmente vicini? Valori che vorrebbe alimentare tramite il suo patrimonio che la possano rappresentare anche dopo di lei?

2. Visibilità o anonimato: Preferisce che la sua attività filantropica sia legata al suo nome e riconoscibile oppure che resti riservata ma ugualmente efficace?

3. Valore della donazione in proporzione al patrimonio: Quanto del suo patrimonio disponibile immagina di poter destinare a scopi filantropici?

4. Complessità familiare: Ci sono tensioni o aspettative familiari che vanno considerati in ottica di pianificazione successoria?

5. Orizzonte temporale: il suo progetto filantropico può vedere la luce subito, in modo graduale, e magari continuare nel tempo come lascito testamentario?

Le risposte a questi semplici quesiti costituiscono già l’inizio di un percorso filantropico, per strutturare il quale esistono professionisti dedicati a cui il banker e il cliente possono chiedere di essere affiancati.

Donor-Advised Funds: strumenti efficaci per HNWI

A chi pensa che accompagnare un cliente in una scelta filantropica si traduca in una riduzione delle masse gestite, Fondo Filantropico Italiano risponde con la realtà dei DAF, Donor-Advised Funds, strumenti filantropici ad hoc che prevedono l’apertura di un conto corrente dedicato da parte della fondazione ombrello (i.e. Fondo Filantropico Italiano) presso l’istituto bancario di cui il filantropo è già cliente. In altre parole, le masse rimangono presso lo stesso intermediario, con una erogazione a favore del progetto filantropico graduale e programmata, che può proseguire anche dopo il cliente, nel rispetto della donazione modale scelta dallo stesso.

Per chi ha eredi, poi, la filantropia può diventare anche uno strumento di equilibrio, tutelando la quota legittima di chi ne ha diritto e offrendo al resto del patrimonio disponibile una destinazione autonoma.

Accompagnare un cliente senza eredi verso un progetto filantropico strutturato è quindi una alternativa alla dispersione del suo patrimonio, e non la sua causa.

Come strutturare un percorso filantropico con FFI

Fondo Filantropico Italiano collabora in modo strutturato con le principali istituzioni del Private Banking e del Wealth Management, con una serie di attività, a valle dell’identificazione da parte del banker del cliente con sensibilità filantropica o con un patrimonio senza eredi. Il percorso di philanthropy advisory si sviluppa quindi in diverse fasi:

  • analisi dei bisogni del territorio nel quale si vuole operare;
  • definizione della forma giuridica del progetto (costituzione di una fondazione propria o istituzione di un DAF);
  • processo di due diligence delle possibili organizzazioni beneficiarie;
  • scelta dell’iniziativa da sostenere;
  • definizione del piano di erogazione graduale;
  • attività di monitoraggio e rendicontazione.

Durante queste fasi il banker mantiene la relazione con il donatore e la custodia del conto dedicato al Donor-Advised Fund (DAF). Nel mentre il cliente beneficia di vantaggi fiscali immediati (deduzione o detrazione) per tutte le erogazioni destinate al DAF, esenti anche dall’imposta su successioni e detrazioni.

Infine, per la clientela con esigenze internazionali, Fondo Filantropico Italiano intermedia donazioni con garanzia del beneficio fiscale del Paese di residenza grazie al suo ruolo di unico partner per l’Italia del network “Giving Europe”.

È questo il momento giusto!

Il potenziale dei lasciti filantropici in Italia è ancora largamente inespresso, ma la finestra si sta aprendo: il passaggio generazionale di ricchezza più grande della storia italiana è già in corso e il profilo del donatore sta evolvendo più rapidamente di quanto il settore abbia anticipato.

Il banker che oggi scelga di integrare la filantropia nella propria offerta va così a proporre una consulenza patrimoniale a 360 gradi e, quando le risposte dei clienti diventano complesse, ha un interlocutore professionale a cui affidarsi.

Per saperne di più: https://fondofilantropicoitaliano.it/

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