Longevità, quando il patrimonio da proteggere è anche biologico

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Dalla pianificazione finanziaria alla cura della salute, vivere più a lungo impone di guardare al futuro con un approccio strutturato. Il caso di Image Regenerative, tra Milano e St. Moritz

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La longevità è un concetto poliedrico. Nel mondo finanziario è uno dei temi strutturali degli ultimi anni: si lega soprattutto alla gestione patrimoniale e può rappresentare un’opportunità di investimento, da un lato, e un rischio, dall’altro, per chi deve assicurarsi risorse sufficienti a sostenere una vita potenzialmente più lunga.

Al di fuori di questo perimetro, la longevità assume connotazioni diverse, legandosi anche alla qualità della vita, al benessere e alla salute personale. Elementi imprescindibili per vivere più a lungo, ma in modo sano, a 18 anni così come a 70.

Ad alimentare la crescita della cosiddetta longevity economy è innanzitutto il quadro demografico. Secondo le proiezioni dell’ONU, entro il 2080 la popolazione globale di almeno 65 anni raggiungerà i 2,2 miliardi, superando il numero di under 17. In Italia il processo è già particolarmente avanzato: al 1° gennaio 2025 gli over 65 rappresentavano il 24,7% della popolazione (dati Istat).

Per affrontare le conseguenze di questa trasformazione sarà necessario adottare una gestione patrimoniale oculata e orientata al lungo periodo. Allo stesso tempo, però, non si potrà trascurare la cura di sé. Si può allora dire che la longevità clinica e quella finanziaria siano due facce della stessa medaglia?

Salute e patrimonio: due capitali da preservare

“Per me in maniera assoluta”, racconta il professor Carlo Tremolada, direttore scientifico di Image Regenerative, clinica di medicina rigenerativa ed estetica avanzata con sede a Milano. “Dedicarsi alla propria longevità richiede anche risorse. Il problema è che si continua spesso a intervenire quando una patologia è già presente, invece di costruire un percorso che parta più a monte della prevenzione.”

Alimentazione, attività fisica e sonno rimangono i primi pilastri di questo percorso. Il passaggio successivo, secondo Tremolada, consiste nel selezionare in modo ragionato gli accertamenti e gli eventuali interventi più adatti alla singola persona, evitando di trasformare la prevenzione in una successione indiscriminata di esami e trattamenti.

Il filone sul quale Image Regenerative ha costruito il proprio posizionamento è quello della rigenerazione tissutale, che la clinica collega all’obiettivo di preservare più a lungo la funzionalità dell’organismo. “È un terreno percorso ancora da pochi”, osserva Elena Colombani, ceo e co-founder di Image Regenerative. In questo ambito si inserisce Lipogems®, tecnologia sviluppata dal prof.Tremolada che permette di processare il tessuto adiposo del paziente, ottenendo un innesto destinato a specifiche applicazioni cliniche. Più che una soluzione generale alla longevità, rappresenta uno degli strumenti utilizzati nell’ambito della medicina rigenerativa, il cui impiego deve essere valutato in relazione alle singole indicazioni e alle evidenze disponibili.

Medicina rigenerativa: un ecosistema in evoluzione 

La crescita dell’interesse economico per la salute e la prevenzione emerge anche dai numeri. Secondo il Financial Times e il Global Wellness Institute, il valore dell’economia globale del wellness ha raggiunto circa 6.300 miliardi di dollari nel 2024, con una previsione di 9.000 miliardi entro il 2028. Il solo segmento che comprende sanità pubblica, prevenzione e medicina personalizzata è stato valutato in circa 676 miliardi. 

In Europa, in particolare, questo mercato potrà raggiungere un valore di circa 11,37 miliardi di dollari entro il 2033, secondo i dati di Europe Regenerative Medicine Market Size & Outlook 2025–2033 di Reed Intelligence. Con il settore delle terapie cellulari e geniche che, tra gli altri, registrerà la crescita più importante (CAGR del 23,9% fino al 2034).

Secondo Colombani la medicina rigenerativa è “il nuovo paradigma della medicina”. Ciò che ancora manca, aggiunge, è una maggiore alfabetizzazione delle persone e, nel tempo, una più ampia accessibilità a trattamenti oggi ancora poco conosciuti.

Come nasce Image Regenerative 

Una missione perseguita anche dal Prof. Tremolada, da Colombani e da tutto il team di Image Regenerative che ha consolidato la propria presenza a Milano e ha da poco aperto una nuova sede a St. Moritz. Una storia iniziata nel lontano 2009, con l’apertura della prima Urban Medi spa.

Reception con divanetto viola, bancone curvo e porta con scritta "IMAGE REGENERATIVE".
Image Regenerative, sede di St. Mortiz

“L’idea alla base della nostra attività è stata sempre quella di sdoganare il concetto di una medicina estetica equilibrata, rispettosa e soprattutto che non fosse soltanto un passaggio di dolore per essere qualcos’altro, ma anche un percorso di dono e cura di sé”, spiega Colombani.

Il principio di fondo era quello di considerare il benessere come un processo quotidiano, anziché come un intervento occasionale.

“Dalle nostre ricerche di mercato emergevano due approcci molto netti: da una parte chi cercava un’esperienza piacevole, senza dolore, quasi da spa; dall’altra chi era disposto a sottoporsi a trattamenti più invasivi pur di ottenere un risultato immediato. Mancava una proposta capace di tenere insieme le due dimensioni, ed è proprio in quello spazio che abbiamo deciso di inserirci. Nel 2018 ci siamo trasferiti nella sede attuale: nel frattempo Carlo aveva sviluppato Lipogems e avevamo bisogno di spazi più strutturati, compresi le sale operatorie. È stato un punto di svolta nel percorso avviato alcuni anni prima nella medicina rigenerativa, che all’epoca era ancora un ambito poco conosciuto e difficile persino da definire”, aggiunge.

Da Milano a St. Moritz

L’apertura a St. Moritz rappresenta l’evoluzione internazionale del progetto. Rispetto alla struttura milanese, maggiormente orientata anche alle attività chirurgiche, la sede svizzera propone percorsi personalizzati costruiti sulla durata del soggiorno e definiti in seguito a una valutazione medica.

“La differenza del nostro approccio sta soprattutto nel metodo: non vogliamo proporre un menù infinito di soluzioni, ma selezionare ciò che riteniamo più adatto, evitando di inseguire le mode. Alla base c’è una ricerca continua, perché i protocolli devono evolvere ed essere migliorati nel tempo”, sottolinea Tremolada.

Lettino da massaggio, apparecchiature mediche, lavandino e finestra con vista sulle montagne.
Image Regenerative, sede di St. Mortiz

Più misurazione, meno mode

Informarsi è il primo passo per comprendere l’importanza di prendersi cura di sé. In alcuni casi ciò significa anche affidarsi a professionisti specializzati con cui costruire un rapporto continuativo.

Nel futuro, auspicabilmente, si andrà sempre di più verso una maggior cultura, anche nel campo della medicina rigenerativa. Un passo che permette di distinguere ciò che dà un beneficio immediato da ciò che è realmente importante.

“Secondo me si andrà sempre più verso una misurazione di ciò che si fa”, spiega Colombani. “Prima di proporre un trattamento servono una valutazione, gli esami necessari e una motivazione precisa. Oggi siamo ancora abituati a intervenire quando un problema diventa visibile: ho dolore e lo curo, vedo un inestetismo e cerco di correggerlo. La prevenzione, invece, richiede un cambio di prospettiva, perché significa occuparsi anche di ciò che non vediamo e non percepiamo ancora. Alcuni interventi non producono un effetto immediatamente riconoscibile, ma possono contribuire a migliorare nel tempo determinati parametri. Per questo servirà una vera alfabetizzazione a un nuovo modo di considerare la salute. La longevità passa anche dalla capacità di agire prima che il problema si manifesti.”

L’obiettivo non dovrebbe quindi essere accumulare trattamenti, integratori o tecnologie, ma distinguere ciò che può essere appropriato per il singolo paziente da ciò che risponde soprattutto a una moda. In questo senso, l’accento sulla selettività aiuta anche a riequilibrare una narrazione della longevità che rischia talvolta di promettere risultati difficili da misurare.

Il nodo dell’accessibilità

La crescente attenzione alla salute apre, infine, un tema economico. Diagnostica avanzata, ricerca e prestazioni specialistiche hanno un costo e, almeno inizialmente, rimangono più facilmente accessibili alle fasce con maggiore disponibilità patrimoniale.

“La longevità più avanzata resterà in una prima fase un ambito d’élite”, osserva Tremolada. “Ma com’è accaduto con altre innovazioni, una progressiva democratizzazione sarà possibile e richiederà del tempo. Esistono però comportamenti accessibili a tutti, a partire dall’alimentazione, dall’attività fisica e dalla cura del sonno. A questi deve accompagnarsi un’informazione corretta, che dia alle persone gli strumenti per orientarsi.”

Il parallelismo con la gestione finanziaria torna così in primo piano. Anche la longevità non dipende da un singolo prodotto o da un intervento isolato, ma da un processo di pianificazione, selezione, misurazione e revisione continua. Con la differenza che, in questo caso, il patrimonio da preservare è prima di tutto quello biologico.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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