C’è un piccolo libro scritto da Winston Churchill nel 1948, e ripubblicato nel 2014, che pochi conoscono: Painting as a Pastime (Dipingere come passatempo). A poche pagine dall’inizio si legge: Painting is a companion with whom one may hope to walk the great part of life’s journey (dipingere è come avere un compagno con il quale si spera di poter percorrere la grande parte del cammino della vita). Il grande statista britannico, che tutti conosciamo come colui che ha guidato la Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale, affrontando la Germania nazista senza scendere a compromessi, era infatti anche pittore. Questa sua passione è celebrata a Londra da una grande mostra alla Wallace Collection, dove fino al 29 novembre sono esposte più di 50 opere del celebre Primo Ministro.

Winston Churchill, Autoritratto, 1915, National Trust, Chartwell
Churchill iniziò a dipingere relativamente tardi, nel 1915, quando aveva più di quarant’anni. Era questo l’anno in cui l’attacco all’Impero Ottomano da lui progettato fallì miseramente: la sconfitta dei Dardanelli distrusse in poco tempo la sua brillante carriera di Primo Lord dell’Ammiragliato, e lo costrinse a lasciare la carica e le sue ambizioni politiche. Sua moglie Clementine era convinta che non si sarebbe più ripreso, che addirittura sarebbe morto di dolore. Invece proprio in quei mesi, su istigazione di sua cognata, prese in mano un pennello, e già poco tempo dopo dipingeva frequentemente con un amico, il pittore John Lavery. La pittura lo sedusse, e lo accompagnò da allora per tutta la vita: una passione che lo aiutava a distrarsi, perché without exhausting the body, more entirely absorbs the mind (senza sfinire il corpo, impegna completamente la mente).
Negli anni Trenta iniziò a dipingere con il celebre William Nicholson: passavano molto tempo a Chartwell, la casa in Kent dei Churchill, dipingendo viste e paesaggi in giardino nei giorni di tempo sereno, lavorando a nature morte nello studio nei giorni di pioggia. Suo nipote Peregrine ricordava come tutta la famiglia veniva chiamata a raccolta per trovare le bottiglie più adatte ad accompagnarne una di brandy molto speciale che voleva dipingere: immancabile il Pol Roger, il suo champagne preferito.


Winston Churchill, Fiori, 1930-40; Bottlescape, 1926, National Trust, Chartwell
Durante gli anni Venti e Trenta Churchill rimase lontano dall’arena politica, e si dedicò con grande vigore a pittura e scrittura. Chartwell, la casa amatissima che comprarono nel 1922, fu la base per numerose spedizioni in campagna a trovare amici e familiari, le cui case Churchill dipinse più e più volte, in particolare Blenheim Palace, l’impressionante oserei dire reggia dove nacque, e ancora oggi dimora della famiglia Spencer-Churchill.

Winston Churchill, Gli arazzi a Blenheim, circa 1928, Churchill Chattels Trust (dettaglio)
Sia che viaggiasse per lavoro che per piacere, Churchill portava con se’ un cavalletto portatile e tutto il necessario per dipingere. Molte sono le opere eseguite quindi nel sud della Francia, dove spesso si rifugiava per sfuggire il grigio degli inverni britannici. I forti colori del mediterraneo erano una gioia per il suo pennello, che cercava di cogliere i riflessi dell’acqua, i forti verdi dei boschi sul mare, familiarizzandosi allo stesso tempo con la pittura impressionista e post-impressionista.

Winston Churchill, Tramonto sul mare – arancione e viola, 1920-30, The Harlan Crow Library, USA
Portò gli “attrezzi del mestiere” al Cairo, a Gerusalemme, in Belgio, Olanda, Germania… e spesso si aiutava con una machina fotografica: iniziava a dipingere sul posto, per terminare poi nel suo studio, talvolta proiettando sulla tela le fotografie che aveva scattato, come gli aveva insegnato lo straordinario Water Sickert, suo consigliere in materia d’arte dal 1927.


Winston Churchill, La spiaggia di Walmer, circa 1938, America’s National Churhill Museum at Westminster College, Fulton, Missouri; diapositiva della medesima vista, Collezione W.A.L. Murray
Di grande suggestione fu per Churchill il Marocco, in particolare Marrakech dove andò almeno sei volte tra il 1935 e il 1959: la luce accecante, i colori rossastri e densi, l’intensità dei Verdi, l’aria tersa furono fonte di ispirazione assoluta per lui, che sempre considerò le opere marocchine tra le sue più riuscite. In Marocco dipinse l’unica tela eseguita durante la Seconda Guerra Mondiale: una vista della Moschea della Kutubiyya, il più importante edificio religioso a Marrakech che diviene anche il dipinto più importante della carriera artistica dello statista.
L’opera venne infatti eseguita poco dopo la Conferenza di Casablanca del 1943, momento cruciale della Seconda Guerra quando Churchill e il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt si incontrarono per pianificare una strategia comune. Alla fine dei lavori Winston Churchill convinse il presidente a seguirlo a Marrakech, per lui una gemma imperdibile: ammirarono il panorama dal terrazzo della loro residenza. Il giorno dopo Churchill dipinse la stessa vista, come dono al suo alleato. Dipinto capitale quindi, eseguito da una figura determinante durante una fase fondamentale di storia europea. Non per niente, quando offerto in asta da Christie’s a Londra nel 2021, ha realizzato GBP 8.285.000, cifra record per l’artista-Churchill, le cui opere non di rado superano il milione all’incanto.

Winston Churchill, Moschea della Kutubiyya, 1943, Christie’s, Londra, 1 marzo 2021, lotto 9
Passata l’euforia della vittoria, Churchill sorprendentemente perse le elezioni: la pittura, attività che aveva per la più parte sospeso durante il conflitto, torna ad essere il suo modo per rilassare la mente concentrandola sul pennello. Il suo talento viene sempre più riconosciuto fino a quando venne eletto Honorary Academician Extraordinary della Royal Academy di Londra nel 1948.
Winston Churchill: The Painter
Londra The Wallace Collection
23 maggio – 29 novembre 2026

