Una nuova edizione per il Max Mara Art Prize, guardando a nuovi orizzonti
Si apre verso nuove geografie e diventa nomadico, il Max Mara Art Prize. Biennale, nato nel 2005, per la sua decima edizione (2025-2027) ha scelto di collaborare con il Museum MACAN – Museum of Modern and Contemporary Art in Nusantara di Giacarta in Indonesia, primo museo di arte contemporanea in Indonesia, spostandosi a ogni edizione in un nuovo paese. Come rivela la direttrice Venus Lau, «Il premio offre una residenza di sei mesi nell’ambiente artistico italiano, consentendo una ricerca approfondita, l’espansione delle relazioni e l’adozione di metodi di lavoro che potrebbero non essere ancora comuni a livello locale».

Collezione Maramotti, esterno
Aggiunge Luigi Maramotti, presidente del Max Mara Fashion Group: «Nel 2005 Max Mara istituì il Max Mara Art Prize for Women in spirito di continuità con i propri valori fondanti: sostenere le donne e il loro processo di emancipazione. Sviluppare un premio che consentisse alle artiste di esprimere appieno le proprie potenzialità è stato, allora, un atto pioneristico».
Preservando le specificità e gli obiettivi che lo hanno contraddistinto fin dal 2005, il Max Mara Art Prize for Women estende dunque il suo raggio d’azione internazionale per raggiungere luoghi, il cui valore culturale offre alla storia del premio e dei partner un più ampio e reciproco arricchimento.
Un consolidamento della missione della Collezione Maramotti, come afferma Sara Piccinini, direttrice della collezione: «intrecciare connessioni con realtà culturali ed esperienze artistiche diverse rappresenta un ulteriore, appassionante tassello nell’evoluzione».
Si conclude così, con reciproco profondo apprezzamento, la collaborazione con la prestigiosa Whitechapel Gallery di Londra. Nelle parole della direttrice Gilane Tawadros «…il fatto che manteniamo tuttora rapporti così stretti con tutte le persone coinvolte non fa che attestare la forza del premio. (…) Assisteremo con entusiasmo mentre continuerà a influenzare e sostenere le artiste di tutto il mondo».
Cecilia Alemani: «L’innovazione artistica oggi non è più un monopolio occidentale»
La prima curatrice per questa nuova incarnazione del premio è Cecilia Alemani, già curatrice della Biennale d’Arte 2022 direttrice e curatrice capo della High Line Art di New York. Con Max Mara e Collezione Maramotti, Alemani individuerà il paese e l’istituzione di riferimento, che varieranno per ogni edizione. «Il premio si evolve in un vero e proprio strumento di diplomazia culturale e dialogo internazionale». Aprirlo al mondo, e in particolare all’Indonesia e al MACAN, «non è solo un’espansione geografica, ma una chiara presa di posizione: l’innovazione artistica oggi non è più un monopolio occidentale».

Cecilia Alemani
Con il suo carattere residenziale e laboratoriale, il premio offrirà alle artiste selezionate l’opportunità di «incrociare la loro pratica con una tradizione millenaria, producendo una nuova e audace sintesi espressiva». In un’epoca di frammentazione, il premio «si impegna a costruire connessioni solide e durature, essenziali non solo per l’espansione delle singole carriere, ma per la crescita e la ridefinizione dell’intero ecosistema dell’arte contemporanea».

Venus Lau
Il suo impatto si estende non solo all’artista selezionata, ma anche al più ampio ecosistema artistico indonesiano, che continua a rafforzare il proprio supporto per le artiste. Incoraggia nuove conversazioni su rappresentazione, uguaglianze e prospettive, posizionando le pratiche delle artiste indonesiane all’interno di un dialogo globale più equo».
La giuria della nuova edizione: Cecilia Alemani (presidente), Venus Lau, Amanda Ariawan (curatrice), Megan Arlin (gallerista), Evelyn Halim (collezionista), Melati Suryodarmo (artista).
Chiosa Luigi Maramotti: «Aprendosi al mondo, questo riconoscimento potrà essere un trampolino di lancio ancor più efficace e significativo per la carriera di artiste che provengono da mondi e culture che vanno ben oltre l’Europa».

