L’argomento “Wealth Transfer” è, giustamente, molto dibattuto negli ultimi tempi. Si tratta di un cambiamento che ridefinirà gli equilibri economici globali e, ancor prima, familiari, dato che la maggior parte di questo patrimonio transiterà all’interno delle famiglie imprenditoriali, vero motore del tessuto economico europeo. Ma i dati raccontano anche un’altra verità, piuttosto scomoda: la ricchezza senza pianificazione è destinata a svanire. Il 70% delle famiglie HNWI perde il proprio patrimonio alla seconda generazione, percentuale che sale al 90% entro la terza generazione. Il motivo? L’assenza di preparazione, visione e governance condivisa. È necessario, dunque, investire sull’educazione imprenditoriale, finanziaria e valoriale della NextGen, trasformando i figli in azionisti consapevoli e leader responsabili. “Wealth is a form of responsibility” scriveva J.D. Rockefeller a suo figlio nel 1907.
I super-ricchi non pensano al domani
Un report di HSBC racconta in numeri quello che è il rovescio della medaglia quando si parla di wealth transfer. L’analisi si focalizza sugli Ultra High Net Worth Individual (UHNWI) con asset investibili oltre i 20 milioni di dollari: di questi, il 24% non ha ancora elaborato alcun piano di trasferimento della ricchezza, il 15% non ha mai riflettuto su una pianificazione di lungo periodo e il 13% non intende discutere la successione con i familiari. Perché molte famiglie abbienti non pianificano? Quattro le ragioni individuate: in primo luogo, spesso spendono ogni loro energia nell’impresa, rimandando le decisioni sui temi patrimoniali. Poi c’è il tema della crescente complessità dei patrimoni, sempre più globali (il 73% degli UHNWI vive stabilmente in più di un Paese e l’89% controlla aziende attive su scala globale) e frammentati (il 52% degli UHNWI possiede più di un’azienda, a fronte di una media globale del 19%). Questo crea sfide giuridiche e fiscali che non tutti sono pronti ad affrontare. A ciò si aggiunge una naturale avversione alla perdita del controllo: più si accumula ricchezza, più diventa difficile “lasciarla andare”. Infine, l’elemento forse più semplice, ma altrettanto decisivo, è la mancanza di tempo: la gestione di imprese e patrimoni lascia poco spazio a riflessioni strutturate sul futuro.
Così, se ben il 59% degli impreditori multimilionari di cui parliamo vorrebbe tramandare la propria impresa alla prossima generazione, solo il 36% dichiara di discutere regolarmente in famiglia dei piani successori. E il 14% non ha predisposto alcuna struttura di governance per affrontare il passaggio generazionale.
Preparare gli eredi al patrimonio: una responsabilità imprenditoriale
Le competenze richieste oggi ai giovani eredi vanno ben oltre la semplice conoscenza dell’azienda di famiglia. Le nuove generazioni devono sviluppare un mix di hard e soft skill in linea con la complessità del contesto attuale. Tra queste spiccano: l’educazione finanziaria, ovvero la capacità di comprendere strumenti di investimento, gestire il rischio e diversificare i portafogli; le competenze digitali, con particolare attenzione ad ambiti come intelligenza artificiale, blockchain, fintech e cybersecurity; e le doti di leadership e pensiero strategico. Fondamentali sono anche la conoscenza delle regole della governance familiare e aziendale, come ruoli, organi di controllo e consigli di famiglia, e infine la sensibilità verso i temi sulla sostenibilità, sempre più centrali nei valori della NextGen.
Per trasmettere un patrimonio in modo autentico e duraturo, non basta trasferire asset finanziari: occorre trasferire visione, responsabilità e cultura. È questo il senso più profondo dell’educazione patrimoniale. Educare i giovani a diventare azionisti consapevoli e lungimiranti del patrimonio familiare – anche quando l’azienda non c’è più per effetto di un liquidity event – è una sfida cruciale. In questo contesto, il wealth management può svolgere un ruolo chiave come facilitatore del passaggio generazionale, che “non è un evento, ma un processo educativo che può durare anni”. Servono dunque programmi avanzati pensati per coinvolgere attivamente la NextGen, quali percorsi di education strutturata, seminari, masterclass, mentorship. Con un duplice obiettivo: rendere i giovani non solo futuri manager, ma anche azionisti consapevoli e responsabili delle aziende o dei patrimoni che da quelle aziende sono derivati.

