Un punto arrivo (e ripartenza) per l’artista romano
Finalmente è arrivato! Non sto parlando di una nuova produzione cinematografica, di un
blockbuster a lungo annunciato e finalmente approdato sugli schermi, bensì del catalogo ragionato
di Mario Schifano, pubblicato quest’anno dopo un lungo lavoro preparatorio. Fortemente voluto
da Monica Blei e Marco Meneguzzo, questo volume (Mario Schifano 1960-1969. Catalogo
ragionato dell’opera pittorica, pp, 926, ed. Skira, Milano 2025) – anche per la sua mole davvero
monumentale – costituisce una vera e propria pietra miliare.

Il catalogo di Mario Schifano indice della qualità e della quantità delle sue opere
Il ruolo di Mario Schifano nel panorama dell’arte italiana del dopoguerra non è mai stato in
discussione. La pubblicazione di questo volume consente però di avere un’idea precisa non solo
della qualità, ma anche della quantità delle opere uscite dal suo studio. Dico subito che si tratta di
un numero assai contenuto, molto lontano da quella produzione seriale che caratterizzerà il
decennio successivo, in cui hanno il sopravvento motivazioni del tutto estranee al fare artistico.
Negli anni Sessanta, al contrario, Schifano esegue non più di 5/6 tele al mese, per un totale di circa
600 opere in nove anni, un numero che non potrà essere stravolto in futuro da nuovi dipinti che
gradualmente emergeranno sul mercato. Fatta questa precisazione, va detto che il catalogo è
splendidamente illustrato ed è suddiviso in due tomi: Il primo è un vero e proprio album
fotografico, dove le immagini dei dipinti si alternano a scatti fotografici dell’epoca dove viene
ritratto l’artista e la cerchia dei suoi amici.
Per quanto suggestive, non tutte appaiono ugualmente pertinenti: se la scelta pubblicare le foto dell’artista nel suo studio è del tutto condivisibile, ed anzi giustifica cronologie e attribuzioni, meno comprensibile sono le motivazioni che hanno spinto i curatori a inserire i ritratti delle compagne dell’artista, tutte peraltro molto affascinanti (Anita Pallenberg, Talitha Getty, Anna Carini, Afdera Franchetti, Barbara Steele, Marianne Faithfull, quest’ultima contesa con Mick Jagger).
Il secondo volume è invece il regesto delle di tutte le opere, corredate dalla storia bibliografica ed espositiva, e organizzato in ordine rigorosamente cronologico.
Qualche difetto di fruizione nella “mappa”
Purtroppo, per un motivo che sfugge alla mia comprensione, i numeri di catalogo delle opere non sono riportati nel primo volume, dove la successione non è cronologica, ma le opere vengono raggruppate per tipologia. Questa scelta consente di seguire l’evoluzione e le varianti di un determinato tema, ma rende difficile l’individuazione di una stessa opera da un volume all’altro. Va anche detto che le schede del regesto sono prive di provenienze nonché di ubicazioni e che a volte risultano incomplete. Queste pecche nulla tolgono al valore del volume, una vera e propria mappa che consente finalmente di orientarsi nell’universo Schifano.
La “pittura grondante”
Particolarmente preziose, in questo senso, sono le brevi note che Marco Meneguzzo antepone ad
ogni gruppo di opere, in cui si spiega l’origine e il significato di una determinata scelta stilistica o
compositiva. E così finalmente possiamo seguire l’evolversi e la successione dei diversi temi: dai
monocromi dei primi anni Sessanta, eseguiti con una pittura grondante (la definizione è di
Schifano), fino ai soggetti pop (Coca cola, Esso), dai paesaggi alle serie più impegnate
politicamente (Compagni compagni), dal Futurismo Rivisitato alle Tutte Stelle.

Mario Schifano, Compagni compagni. Foto cortesia di Matteo Lampertico
Il catalogo naturalmente comprende anche i lavori eseguiti a Roma per casa Agnelli, dove provocatoriamente Schifano esegue in un primo tempo un dipinto intitolato Festa Cinese (ora presso il Museo del Novecento, Milano), successivamente sostituito da un altro di minore impegno politico in seguito ad una precisa indicazione dei committenti.
Mario Schifano, un artista inquieto e poliedrico
Il ritratto che ne esce è quello di un artista inquieto e poliedrico, capace di rimanere fedele alla
pittura in un momento in cui le immagini venivano riprodotte con nuove tecnologie, prima fra
tutte la televisione, che per Schifano rappresenta un illimitato serbatoio di immagini a cui
attingere. Credo che proprio in questo risieda la grandezza dell’artista, capace di rinnovare un
linguaggio che a molti pareva obsoleto senza tuttavia rinnegarlo.
Un approccio dissimile a quello di Warhol
In questo il suo approccio è dissimile da quello di Warhol, che privilegia la riproduzione meccanica dell’immagine, ed anzi la predilige rispetto a quella manuale. Credo che proprio questo dovrebbe essere frutto di attenzione e di studio da parte della critica, rispetto ad una sterile ricerca sulle precedenze di un artista su un altro. È chiaro che Schifano assimila stimoli e suggestioni da molti artisti a lui contemporanei (Jasper Johns, Rauschenberg, Andy Warhol), conosciuti durante il suo soggiorno a New York nel
1963, ma la sua indipendenza è fuori discussione, così come la qualità e la genialità del suo lavoro.
Credo che sia l’ultimo grande pittore in senso stretto dell’arte italiana e la lettura di questo volume
non fa che rafforzare questa mia convinzione.
Il catalogo ragionato di Mario Schifano e il suo impatto sul mercato
É probabile che la pubblicazione del catalogo di Mario Schifano avrà un impatto benefico sul mercato. A dire il vero, i prezzi di Schifano sono già cresciuti in modo esponenziale negli ultimi cinque anni, grazie
soprattutto ad un forte interesse da parte di un gruppo di collezionisti americani. Lo dimostra il
recente record price dell’artista, raggiunto nell’asta di Parigi del 1962 da un dipinto intitolato
Tempo moderno, aggiudicato a 2,3 milioni di euro, già della collezione di Ileana Sonnabend, che
nei primi anni Sessanta aveva siglato con l’artista un contratto da lui successivamente disatteso.

Mario Schifano, Tempo moderno
Dubito che questo record possa presto essere superato, ma certo il catalogo offre finalmente un
quadro chiaro e affidabile per chi vuole cimentarsi nell’acquisto di una sua opera storica. Il
mercato di Schifano è stato a lungo condizionato da una lunga vertenza giudiziaria che aveva
contrapposto l’Archivio Schifano, a cui si deve questa pubblicazione, alla Fondazione M.S., che a
sua volta aveva iniziato una autonomamente.
Chiarezza in un quadro legale complesso
Con la sentenza della corte costituzionale del 2022, che chiude definitivamente la questione e attribuisce ai soli eredi di Schifano la facoltà di pubblicare un catalogo ragionato, si è fatta finalmente chiarezza. Mancava tuttavia uno strumento scientifico completo e affidabile, capace di guidare i collezionisti ma anche gli operatori del settore, incluse le case d’asta, che hanno avuto un ruolo tutt’altro che secondario nel promuovere il mercato dell’artista, soprattutto all’estero.
Va anche detto che il lavoro di schedatura è tutt’altro che concluso, come affermano gli stessi curatori del volume, che hanno inserito una appendice finale intitolata Opere in corso di studio, in cui hanno riprodotto i lavori necessari di ulteriori accertamenti scientifici, una scelta, quest’ultima, che appare quantomeno inconsueta. Un ulteriore occasione per approfondire la conoscenza di questa artista verrà fornita dalla mostra in programma a Roma per la primavera dell’anno prossimo, presso il Palazzo delle Esposizioni, dove si potranno ammirare dal vero molte delle opere riprodotte in questo volume.

