Assicurazioni, la crescita di open insurance e polizze embedded

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Secondo l’Italian Insurtech Association le società che sfruttano l’open insurance sono aumentate da 23 a 120 in tre anni

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Gli effetti della condivisione dei dati fra assicuratori, banche e terze parti, sdoganata in seguito all’introduzione della direttiva Psd2 si stanno dispiegando in modo sempre più esteso nel comparto assicurativo italiano. In particolare, con la crescente offerta di prodotti assicurativi forniti da società non assicurative. Secondo i nuovi dati pubblicati dall’Italian Insurtech Association (Iia), rispetto al giugno 2018 (a circa sei mesi dall’entrata in vigore della Psd2) le società non strettamente insurance che avevano venduto polizze in Italia sono aumentate da 23 a 120 unità, con un incremento delle polizze sottoscritte nei 12 mesi precedenti da quota 219mila a 811mila (il numero si riferisce alle singole persone assicurate). L’associazione prevede che entro il 2025 gli assicurati tramite il modello Open insurance, basato sulla condivisione dei dati, saranno oltre 8,1 milioni.

A livello europeo le società che offrono prodotti assicurativi pur essendo esterne al settore sono più di mille, offrono 256 tra servizi finanziari e assicurativi.

Il modello open si basa sull’interoperabilità dei dati, resa possibile dall’Application Programming Interface (API), tra player assicurativi, protagonisti di altri settori (fra cui telco, banche digitali, utility, operatori travel, player dell’e-commerce), fornitori di tecnologie e big tech (Amazon, Google, Facebook), “con lo scopo di creare nuovi prodotti sempre più integrati nei diversi ecosistemi”.

Secondo l’Iia, la condivisione di dati tra assicuratori, banche e soggetti esterni, che grazie alla loro capacità di estrarre dati da connected device, come automobili o smartwatch, “permette di formulare un’offerta sempre più personalizzata di polizze, sulla base delle reali abitudini ed esigenze dell’utente”.

Le polizze embedded varranno fino a 5 miliardi

Fra le tendenze in crescita del comparto assicurativo, ha affermato l’associazione, andranno osservate con attenzione le polizze embedded, che acquisiranno una rilevanza sempre maggiore sul totale del mercato. Si tratta di quelle assicurazioni che vengono offerte a complemento dell’acquisto di un prodotto o di un servizio, come la protezione sull’integrità dello smartphone in caso di caduta.
Secondo l’Iia il giro d’affari delle polizze embedded potrebbe arrivare, nel giro di dieci anni, a 3-5 miliardi di euro in Italia.

“Il 70% dei premi raccolti in modalità embedded riguarda clienti (persone e aziende) che non erano assicurati per quelle tipologie di rischi”, si legge in una nota dell’associazione, “contribuendo pertanto ad aumentare in maniera esponenziale il numero di utenti assicurati e a creare maggior consapevolezza sul ruolo e il valore di sottoscrivere una polizza legata a oggetti o attività che fanno parte del nostro uso quotidiano”.

Di seguito il valore di alcuni dei principali mercati a livello globale che hanno applicato il modello embedded insurance:

  • E-commerce B2C: 39,4 miliardi di euro (+18% nel 2021 rispetto al 2020)
  • E-commerce B2B: 406 milioni di euro (+14% nel 2021 rispetto al 2019)
  • Business software: valore di 16 miliardi di euro nel 2019
  • Telco: 27 miliardi di euro nel 2019
  • Utility: 42 miliardi di euro nel 2019

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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