Sgarbi si salva? Colpo di scena per uno dei suoi casi

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Vittorio Sgarbi è stato prosciolto dall’accusa di aver intestato fittiziamente l’opera “Il Giardino delle fate” alla sua compagna per sottrarsi così al pagamento di un debito tributario pendente. Ma altre vicende poco chiare continuano a vederlo protagonista in negativo nel panorama dell’arte nazionale. Cosa non funziona?

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Prosciolto perché “il fatto non sussiste” è la formula con la quale Vittorio Sgarbi è stato scagionato da ogni responsabilità in merito al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte per l’acquisto all’asta del dipinto “Il giardino delle fate”, realizzato da Vittorio Zecchin. La pronuncia è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare di Roma e le motivazioni della decisione saranno depositate a breve. Ancora invece da decidere la contestazione di induzione indebita sempre inerente all’opera di Zecchin in relazione alle presunte pressioni sui funzionari del Ministero della cultura per non avviare la procedura per la “notifica” dell’opera. 

L’aggiudicazione all’asta del dipinto e le fasi successive

La vicenda legata al Il giardino delle fate, 1913, trittico realizzato dall’artista Vittorio Zecchin, risale al giugno 2020 ma negli ultimi mesi ha subito una accelerazione sensibile nella fase processuale. L’opera inizialmente viene aggiudicata in asta presso la casa d’aste Della Rocca di Torino per 148 mila euro partendo da una stima di 90mila – 120mila euro. Ad aggiudicarsi il lotto è Sabrina Colle, compagna di Vittorio Sgarbi ma i sospetti della procura di Roma si indirizzano a ritenere che il reale beneficiario sia lo stesso Sgarbi. Nell’ipotesi accusatoria Sgarbi sarebbe stato l’effettivo beneficiario del dipinto acquistato all’asta dalla compagna – solo formalmente aggiudicataria dell’opera – utilizzando denaro proveniente da una terza persona per il pagamento. Tutto ciò in modo da sottrarre l’opera alla fase di riscossione delle imposte avviata da Agenzia delle Entrate Riscossione nei suoi confronti per un debito tributario di 715 mila euro per imposte.  Nel marzo scorso la Procura di Roma ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Vittorio Sgarbi per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Ora, con il provvedimento di proscioglimento perché il fatto non sussiste emesso dal Gup viene smontato l’impianto della procura nella formula più ampia e liberatoria prevista dal rito penale. La sentenza difficilmente sarà appellata.

La seconda imputazione per lo stesso dipinto

La seconda imputazione per Sgarbi sempre legata alla stessa opera, e cioè l’induzione indebita, non è, invece, ancora stata decisa. Anche in questo caso i fatti ci riportano indietro alla fine del 2020 e all’inizio del 2021. Dopo l’aggiudicazione dell’opera, l’allora sottosegretario, preoccupato dalla possibilità che il suo ministero potesse avviare la dichiarazione di interesse culturale sul dipinto di Zecchin, avrebbe esercitato presunte pressioni nei confronti di alcuni funzionari per evitare l’avvio della procedura di notifica che di fatto avrebbe impedito l’esportazione dell’opera e avrebbe consentito la prelazione a favore dello Stato sull’acquisto. I funzionari del ministero, stando alla ricostruzione della procura, avrebbero quindi ricevuto telefonate incalzanti da parte di Sgarbi e alla fine avrebbero rinunciato ad avviare la procedura per la notifica. Di qui la contestazione da parte della procura anche per questo reato.

Le altre vicende pendenti

Oltre alle vicende legate all’opera di Zecchin altri fronti aperti vedono coinvolto Vittorio Sgarbi, ma non è ancora chiaro a quale titolo. Si parla del sequestro, in quanto ritenute false, di 41 opere d’arte dell’artista Roberto Marcello (Iras) Baldessari (1894 – 1965) in mostra presso il Museo Civico di Rovereto e prestate dal Mart di cui è presidente Vittorio Sgarbi. Ci sarebbe poi l’esposto presentato alla Corte dei Conti in relazione alla mostra presso il palazzo del Comune di Urbino, di cui Sgarbi è pro sindaco, con riproduzioni fotografiche delle opere di Raffaello che sono state ritenute troppo costose dall’opposizione locale. C’è ancora il fascicolo pendente a Macerata sull’ipotesi di esportazione illecita del dipinto attribuito a Rutilio Manetti e di proprietà dichiarata di Sgarbi ma trafugato dal Castello del Buriato nel 2013 per il quale si attende la conclusione delle indagini a breve (secondo quanto riporta il Fatto quotidiano).  

Cosa non funziona?

Il quadro generale non è sicuramente rassicurante per Sgarbi ma non lo è neanche per il sistema dell’arte. Il proscioglimento sulla vicenda relativa a “Il Giardino delle fate”, che porterà probabilmente al proscioglimento dal reato di induzione indebita correlato alla stessa opera, apre a una riflessione: è l’uomo che ha comportamenti discutibili e a volte penalmente rilevanti oppure è il sistema a presentare delle distorsioni su autenticità, valore e provenienza tali da non impedire quei comportamenti discutibili? 

di Alessandro Montinari

Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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