Sgarbi, nuova polemica per i Baldessari sospetti

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Una nuova vicenda legata alle opere d’arte vede coinvolto Vittorio Sgarbi come presidente del Mart di Rovereto. Sarebbero false alcune delle opere esposte nella mostra dedicata a Iras Baldessari presso il Museo civico della città trentina

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Un appassionato d’arte, Giancarlo Cappelletti, ha denunciato la presenza di 23 opere false nella mostra “Baldessari futurista. Dall’astrattismo al dinamismo”, a cura di Maurizio Scudiero, presso il Museo Civico di Rovereto. La mostra, tutt’ora in corso fino all’8 settembre, presenta settanta opere realizzate da Roberto Marcello (Iras) Baldessari (1894–1965) esponente del movimento futurista italiano dell’inizio del XX secolo ed è organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto in collaborazione con il Mart – Museo di arte moderna e contemporanea, Trento e Rovereto di cui è presidente Vittorio Sgarbi che ha prestato alcune delle opere all’esposizione. La falsità delle opere è stata basata dal Cappelletti su due circostanze: si tratta di opere apparse nel mercato solo negli ultimi 10-15 anni e sembrano dipinte di recente rispetto al periodo futurista. Sgarbi è stato chiamato in causa da Giancarlo Cappelletti in quanto destinatario di una missiva da lui stesso inviata qualche giorno dopo l’inaugurazione della mostra con l’indicazione di quelli che ritiene essere i falsi esposti.

Sgarbi respinge le accuse sui falsi Baldessari

Ma Sgarbi respinge le accuse e dichiara che: “La mostra è fatta con opere degli eredi che hanno l’esclusiva potestà sulle autentiche. Il Mart ha prestato opere indiscusse delle sue collezioni. Nessuno ha mai dipinto falsi Baldessari, dal mercato inesistente” (Il Fatto Quotidiano del 21.4.2024). Circa il coinvolgimento del Mart nella mostra, il museo ha tenuto a ricostruire i termini della sua collaborazione precisando che la Fondazione ha chiesto al Mart per la realizzazione dell’esposizione il prestito delle opere di Baldessari presenti nelle proprie collezioni che sono state scelte a discrezione dell’ente organizzatore e del curatore. Il Mart starebbe valutando iniziative per tutelare la propria immagine rispetto all’ipotesi dei falsi.

La provenienza delle opere in mostra al Museo Civico di Rovereto

Le opere esposte in occasione della mostra sono costituite da 55 dipinti, tre pregevoli sculture e per il resto da incisioni e pastelli. Di queste una parte proviene dalla Fondazione del Museo Civico che gestisce una collezione con duecento opere di Baldessari tra dipinti, incisioni e disegni. Altre opere sono pervenute appunto dal Mart presieduto da Sgarbi, dall’Archivio Baldessari, dagli eredi di Baldessari, dalle collezioni di Cassa Rurale Alto Garda Rovereto e di Intesa Sanpaolo, dalle gallerie Lattuada Gallery di Milano e Studio 53 Arte di Rovereto e da alcuni collezionisti privati. Tutte fonti istituzionali o comunque riconosciute, insomma, almeno per la gran parte delle opere. Per quelle provenienti dai privati la produzione artistica di Baldessari dal 1918 al 1924 non è circolata nelle mostre e nel mercato dell’arte ed è rimasta per lo più nascosta e riscoperta solo negli ultimi anni in collezioni e proprietà private. Baldessari è artista dotato di una tecnica notevole, sia per i dipinti a olio sia nei pastelli che nelle tecniche miste ma anche solidissimo disegnatore. L’artista sta vivendo oggi la giusta collocazione tra i grandi del suo tempo e questo potrebbe aver attirato le attenzioni dei falsari. Secondo però quanto riportato dal curatore della mostra, Maurizio Scudiero, le opere non sono falsi e la dimostrazione del contrario spetta a Cappelletti. Il curatore ha poi confermato l’intervento dei Carabinieri del TPC che hanno fotografato le tele e hanno lasciato proseguire la mostra senza effettuare sequestri.

Un nuova polemica per Vittorio Sgarbi?

Anche il coinvolgimento di Vittorio Sgarbi in questa vicenda è tutto da dimostrare. Il noto critico d’arte sta vivendo un periodo turbolento. Dopo le recenti dimissioni da sottosegretario alla cultura è al centro di una indagine della Procura di Roma per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per la quale è stato rinviato a giudizio. Avrebbe acquistato un dipinto all’asta facendo figurare la compagna come acquirente formale e utilizzando denaro proveniente da una terza persona per il pagamento. Il tutto in realtà con lo scopo di sottrarre l’opera acquistata dallo stesso Sgarbi – secondo la tesi accusatoria – alla fase di riscossione delle imposte per un debito tributario pendente.

In copertina: Roberto Marcello Iras Baldessari, courtesy Fondazione Museo Civico di Rovereto.

di Alessandro Montinari

Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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