Immaginate di piantare un seme. Potrebbe germogliare, ma anche seccare. Con le giuste attenzioni, però, quel seme può diventare una pianta forte, resiliente e produttiva. È proprio questo il senso del Venture Capital: credere in un’idea embrionale, investirvi tempo e capitale, proteggerla e nutrirla finché non sboccia e si rafforza. Non si tratta solo di soldi, ma di accompagnamento, visione, governance. Un modello di investimento che fa crescere l’innovazione dove le banche non arrivano, e che può trasformare l’economia. Vediamo insieme come.
Il Venture Capital come capitale paziente e strategico
Immaginate di piantare uno, due, cento semi su terreni più o meno fertili. La probabilità che molti di essi secchino prima di germogliare è altissima. Anche aspettando che la natura faccia il suo corso e permetta ai semi di sbocciare, tra interperie, animali e malattie, solo una piccola parte riuscirebbe a diventare una pianta con radici solide e profonde. Se invece iniziaste a prendervene cura, fertilizzando ed irrigando il terreno, recintandolo e proteggendolo dai parassiti, sarebbe molto più probabile farla crescere forte e sana. Bene, seguendo il filo della metafora questo è ciò che fanno le società di Venture Capital, finanziando startup ed imprese innovative ad alto potenziale di crescita, seppur con un elevato grado di rischio, per consentire loro di esprimere tutto il potenziale nel tempo. Eh sì, è proprio la variabile tempo che può fare la differenza, per questo motivo Venture Capital significa in primis investimenti con capitali pazienti che possano esprimere il loro valore solo dopo 8-10 anni dal primo conferimento. Invece di prestare denaro come fa una banca, gli operatori di Venture Capital entrano direttamente nel capitale di queste aziende, diventandone soci a tutti gli effetti coi benefici non solo patrimoniali ma anche di governance, che ciò comporta. In cambio, sperano di ottenere un ritorno economico importante quando l’impresa crescendo, viene rivenduta oppure decide di quotarsi in borsa. Il Venture Capital, più comunemente abbreviato con la sigla VC, non si deve confonde con gli “angel investors” che invece entrano quasi sempre in concomitanza con la costituzione di nuove società.
Oltre il capitale: supporto operativo e commerciale
Questi operatori professionali non si limitano al mero finanziamento delle imprese ma le accompagnano in un lungo e spesso difficile percorso di crescita. Il loro compito è quello di supportare aziende giovani e promettenti, che hanno già un business plan ed un conto economico, aiutandole da un punto di vista operativo e commerciale, contribuendo a una gestione più efficiente, aiutandole a trovare clienti e fornitori oppure ad espandersi in nuovi mercati, prevalentemente in settori innovativi e ad alto potenziale di crescita. Invece di offrire prestiti, i fondi di VC investono direttamente nel capitale delle startup, diventandone a tutti gli effetti dei partners ed assumendosi al contempo i rischi imprenditoriali. Questi investitori scommettono su idee in fase embrionale, con l’obiettivo di ottenere un ritorno economico elevato nel medio-lungo periodo, ad esempio attraverso la vendita della società (exit) o alla quotazione in borsa.
Ecosistema e ruolo abilitante per l’innovazione
Ma perché questo tipo di investimenti sono così importanti per l’innovazione? Come accennato, Il Venture Capital è molto più di una semplice fonte di denaro e rappresenta un acceleratore di idee che grazie alla interazione tra i vari operatori professionali in questo segmento di mercato, genera un vero e proprio ecosistema finalizzato al supporto ed allo sviluppo di aziende, come dicono in California, disruptive. Per riprendere la metafora iniziale, è come un terreno fertile e ben irrigato che contribuisce a farne prosperare tante altre. Uno spazio, lasciato spesso libero dalle banche, che difficilmente finanziano startup con bilanci fragili o in assenza di garanzie reali. Il VC, invece, accetta il rischio in cambio della possibilità di un grande rendimento futuro. Permette inoltre di scalare rapidamente, come dimostrano le straordinarie storie di successo di aziende che oggi dominano il mercato tech globale, come Airbnb, Netflix o Spotify, cresciute proprio grazie ai capitali di rischio inizialmente forniti dagli operatori di Venture Capital.
Settori emergenti e trasformazione economica
Dal biotech all’intelligenza artificiale, dalla robotica alla blockchain passando per il food e le fonti energetiche alternative, il VC consente lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia che possono trasformare interi settori ed addirittura l’economia nel suo complesso. Dove il venture capital è attivo, nascono incubatori, acceleratori, fondi e reti di mentoring che alimentano continuamente nuove imprese, generando lavoro qualificato, che attrae capitali esteri ed aumenta la competitività internazionale della nazione che li ospita e supporta.
Il gap italiano e il potenziale inespresso
Su questo e molti altri aspetti correlati, l’Italia purtroppo è ancora molto indietro (vedere grafico 1), mentre dovrebbe coglierne appieno l’importanza visto che il paese è la culla di un numero enorme di piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura stessa su cui si regge l’intero PIL della nazione, oltre ad ospitare alcuni dei centri di ricerca ed università più importanti al mondo nei loro rispettivi ambiti (dal CNR al Politecnico, passando per la Normale di Pisa e molti altri ancora).
Conclusione: prepararsi al futuro investendo oggi
In sintesi, il Venture Capital è un motore fondamentale dell’innovazione, perché permette alle idee visionarie di diventare realtà concrete, contribuendo al progresso economico e tecnologico. Perché se è vero, come sosteneva Nietzsche, che “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato.” è sicuramente ancor più vero il punto di vista di Malcom X per il quale “Il futuro appartiene a coloro che si preparano ad esso già a partire da oggi”.

