Family office: meno immobili, più bond e AI nei portafogli

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Riprendono quota anche i fondi attivi come strumento di diversificazione, apprezzati dal 39% dei family office globali e dal 42% in Europa

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I portafogli dei family office hanno seguito in gran parte le tendenze di investimento già osservate per il resto del mercato: cresce la loro esposizione alle obbligazioni, con una forte scommessa sulle azioni legate all’intelligenza artificiale, mente cala l’interesse per il mercato immobiliare. Lo attestano i numeri dell’ultimo rapporto globale di Ubs, che ha coinvolto 320 family office in tutto il mondo, che seguono gli interessi di famigli il cui patrimonio complessivo tocca i 2,6 miliardi di dollari (circa metà dei quali gestiti direttamente dai family office).


Più equilibrio nei portafogli

“I portafogli dei family office si sono spostati verso un’allocazione degli asset più equilibrata”, hanno affermato gli autori del rapporto in una conferenza stampa virtuale, notando come l’esposizione ai bond sia aumentata dal 15% al 19%, raggiungendo il record degli ultimi 5 anni. Il ritorno dei bond nei portafogli deriva dal fatto che le famiglie “hanno visto i tassi e l’inflazione raggiungere il picco”, con “rendimenti elevati e flussi di reddito stabili” a favorire “lo spostamento verso le obbligazioni”.

I dettagli di questa esposizione all’obbligazionario forniscono ulteriori informazioni sulle aspettative dei family office. Il 76% di questa allocazione è concentrato su debiti con rating elevato, mentre il 74% delle scadenze è entro cinque anni. “Quindi c’è un forte focus su obbligazioni di alta qualità a breve e media scadenza, che secondo molti family office offrono la stabilità di un rendimento elevato e allo stesso tempo una certa sensibilità alla riduzione dei tassi di politica monetaria”, hanno sottolineato gli autori. “Solo il 7% delle allocazioni è destinato a scadenze oltre i dieci anni: questo può essere parzialmente spiegato dal fatto che solo il 3% crede che torneremo a tassi reali negativi negli Stati Uniti, mentre il 73% crede che i tassi reali rimarranno elevati più a lungo”.

Inoltre, il 48% dei family office considera i livelli elevati di debito come una delle principali preoccupazioni per i prossimi cinque anni: il che potrebbe implicare che i rendimenti che faranno più fatica a scendere sulle scadenze lunghe, che offrono meno certezze sulla solvibilità degli emittenti.

Immobili, meno esposizione (per ora)

Nel frattempo, gli alti tassi di interesse, che tipicamente riducono la domanda di immobili, hanno spinto i family office a ridurre l’esposizione al settore immobiliare, scesa dal 13% al 10% complessivo. Questa diminuzione è avvenuta “in un momento in cui i prezzi degli immobili commerciali in alcune regioni sono in calo”, ha dichiarato il team di Ubs, anche se i family office hanno dichiarato che gli investimenti immobiliari rimangono promettenti nel lungo termine. Il 52% dei family office investe in immobili acquistando completamente la proprietà fisica, mentre il 19% cerca co-investimenti in immobili fisici e investimenti in fondi chiusi diretti.

Azioni, forte la componente non quotata

Anche se i portafogli dei family office sono ora più equilibrati rispetto al passato recente, l’allocazione complessiva rimane piuttosto audace. Le azioni rappresentano il 50% dell’allocazione, suddivisa in un 28% di azioni quotate e un 22% in azioni private. Circa un terzo dei family office prevede di aumentare le allocazioni alle azioni dei mercati sviluppati e un quarto prevede di aggiungere allocazioni a private equity quest’anno, secondo i risultati del sondaggio di Ubs.

Il 70% dei family office apprezza il private equity “sia in termini di benefici di diversificazione sia nell’aspettativa che questo segmento otterrà migliori rendimenti rispetto alle azioni di mercato pubblico”, hanno precisato gli autori. “I family office investono su azioni private principalmente tramite fondi o fondi di fondi, il che offre loro anche i vantaggi della diversificazione”, tuttavia “fra i family office più grandi vediamo un certo focus anche sugli investimenti diretti”.

Il 2023 è stato uno dei peggiori anni per il private equity, con difficoltà sia nel fundraising sia nelle operazioni di realizzazione dell’investimento. Per quanto riguarda i mercati privati, “il recente rallentamento nelle realizzazioni e nell’attività di uscita dei fondi di private equity risulta la principale preoccupazione” per i family office: “Nel prossimo anno, il 61% dei clienti ha citato questa preoccupazione, con un ulteriore 48% che ha menzionato la mancanza di liquidità come qualcosa a cui stanno prestando attenzione”.

Sempre in tema di azionario, l’intelligenza artificiale generativa svetta al primo posto tra i temi di investimento per i prossimi 2-3 anni: il 78% dei family office afferma che probabilmente investirà nei prossimi 2-3 anni nell’area dell’AI, in varie forme.

Fondi attivi in rimonta

Fra le tendenze osservate nel 2024 c’è un ritorno di fiamma fra i family office verso i fondi a gestione attiva, nonostante il generale calo della loro rilevanza rispetto agli Etf e ai prodotti indicizzati. Il 39% dei family office dichiara di fare maggiore affidamento sulla selezione dei manager e/o sulla gestione attiva per migliorare la diversificazione del portafoglio, in aumento di quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente. Le differenze geografiche su questo punto sono notevoli: se in Europa la gestione attiva “piace” al 42% dei family office, nel Nord America la quota scende al 32% (la più bassa insieme alla Svizzera).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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