Ubs-Credit Suisse: 36mila lavoratori a rischio. I nodi della fusione

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Al termine dell’operazione con Credit Suisse, si stima che il neo gigante del wealth taglierà tra il 20 e il 30% dei posti di lavoro. Aperta un’indagine sull’acquisizione

Indice

A rischio tra 25mila e 36mila posti di lavoro a tempo pieno offerti da Ubs e Credit Suisse, di cui 11mila solo in Svizzera

L’ufficio del procuratore federale sta esaminando potenziali violazioni del diritto penale svizzero da parte di funzionari governativi, regolatori e dirigenti

La luna di miele tra Ubs e Credit Suisse potrebbe presto concludersi con quella che SonntagsZeitung ha definito una “grande sbornia” per i dipendenti del neo gigante del wealth management. Stando alle cifre raccolte dal domenicale, al termine dell’operazione di fusione da 3,23 miliardi di dollari rischiano di venir tagliati fuori tra il 20 e il 30% degli attuali dipendenti. In valore assoluto, sui 120mila posti di lavoro a tempo pieno offerti dalle due banche, si stima che verranno eliminate dalle 25mila alle 36mila posizioni, di cui 11mila solo in Svizzera. Una cifra ben superiore rispetto ai 9mila tagli annunciati da Credit Suisse prima del salvataggio.

Ubs ha dichiarato che farà chiarezza sulle uscite il prima possibile. Stando a quanto risulta alla rivista Fortune, società come Deutsche Bank, Citigroup e JpMorgan Chase & Co. si starebbero attrezzando per assumere alcuni dei banchieri di investimento e gestori patrimoniali a rischio licenziamento. Come dichiarato a Bloomberg da oltre una dozzina di aziende, i cacciatori di teste erano già stati a loro volta sommersi nel mese di marzo dalle richieste di dipendenti di Credit Suisse alla ricerca di un nuovo lavoro. Nel dettaglio, prima dell’acquisizione, Ubs impiegava poco più di 72mila lavoratori a fronte degli oltre 50mila di Credit Suisse.

Ubs-Credit Suisse: aperta un’indagine sulla fusione

Intanto, l’ufficio del procuratore federale svizzero ha aperto un’indagine sull’acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs. Secondo quanto appreso dal Financial Times, Berna sta esaminando potenziali violazioni del diritto penale svizzero da parte di funzionari governativi, regolatori e dirigenti delle due banche. Una persona vicina alle indagini ha dichiarato che nel mirino sono finite alcune informazioni sensibili delle trattative trapelate alla stampa, che potrebbero costituire una violazione del segreto di Stato o delle leggi sullo spionaggio industriale. “Il procuratore federale intende adempiere in modo proattivo al suo mandato e alla sua responsabilità di contribuire a una piazza finanziaria svizzera pulita e ha istituito un sistema di monitoraggio per intervenire immediatamente in qualsiasi circostanza che rientri nella sua giurisdizione”, ha dichiarato l’autorità al FT.

Verso le assemblee generali del 4 e 5 aprile

La nascita del colosso del wealth da oltre 5,5 miliardi di dollari di asset in gestione ha suscitato indignazione in Svizzera. Gli ultimi dati dei sondaggi raccolti dal quotidiano economico-finanziario britannico mostrano come più di tre quarti dei cittadini siano contrari all’acquisizione. La maggioranza è favorevole a una legge che imponga la scissione della banca o anche misure per il recupero dei bonus dei dipendenti più anziani che, a loro avviso, dovrebbero essere ritenuti responsabili delle loro azioni. Restano da raccogliere le eventuali rimostranze degli azionisti di Ubs e Credit Suisse, cui finora è stata negata la possibilità di esprimersi in attesa delle assemblee annuali delle due banche. Nel caso di Credit Suisse, l’assemblea generale si terrà martedì 4 aprile all’Hallenstadion di Zurigo; per Ubs, l’appuntamento è fissato a mercoledì 5 aprile. Norges Bank Investment Management ha dichiarato sul proprio sito che voterà contro la rielezione del presidente di Credit Suisse Axel P. Lehmann e di altri sei amministratori. “Gli azionisti dovrebbero avere il diritto di chiedere modifiche al consiglio di amministrazione, quando questo non agisce nel loro migliore interesse”, ha ammonito il fondo norvegese.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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