Trust e passaggio generazionale: pianificazione fiscale e normativa
Nel passaggio generazionale, soprattutto quando il patrimonio comprende un’azienda, il trust si conferma uno strumento capace di coniugare pianificazione fiscale, stabilità proprietaria e governo dei conflitti familiari.
In un ordinamento che oggi prevede un’imposta di successione con aliquote contenute – 4% per coniuge e parenti in linea retta con franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario (art. 2 D.Lgs. 346/1990) – la programmazione anticipata consente di strutturare il trasferimento in un contesto normativo ancora favorevole, riducendo l’esposizione a possibili riforme più onerose.
Trust e fiscalità: tassazione in uscita e vantaggi fiscali
Il trust, riconosciuto nel nostro ordinamento tramite la Convenzione dell’Aja del 1985 (L. 364/1989), realizza un effetto di segregazione patrimoniale (art. 11 Conv. Aja) che consente di separare i beni conferiti dal patrimonio personale del disponente e del trustee, in coerenza con l’autonomia negoziale ex art. 1322 c.c., come riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., 9 maggio 2014, n. 10105).
La recente elaborazione delle Sezioni Unite (Cass. SS.UU. 8082/2020) ha inoltre chiarito che l’imposta di donazione o successione colpisce l’effettivo arricchimento del beneficiario e non il mero conferimento nel trust, introducendo il principio della tassazione “in uscita”, poi ribadito da Cass. 13133/2022.
Ciò rende la fase istitutiva fiscalmente neutra, salvo attribuzioni definitive, peraltro l’attuale regime che consente di esercitare l’opzione pagando le imposte di donazione/ successione anche al momento della dotazione in trust potrebbe essere vantaggiosa dato il concreto rischio che l’ attuale sistema di particolare vantaggio possa essere notevolmente modificato.
Trust e impresa familiare: evitare la frammentazione del controllo
Quando il patrimonio include un’impresa, il trust assume una funzione ulteriore: evitare la frammentazione del controllo.
L’art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990 prevede l’esenzione dall’imposta per il trasferimento di aziende o partecipazioni che attribuiscano il controllo, a condizione che l’attività prosegua per almeno cinque anni. Una struttura in trust correttamente progettata può coordinarsi con tale agevolazione, garantendo continuità gestionale e stabilità dell’assetto proprietario.
Esempio pratico: trust e successione in azienda
Si consideri un esempio operativo.
Un imprenditore è titolare del 100% di una società operativa e ha due figli: il primo è coinvolto nella gestione aziendale, il secondo ha intrapreso un percorso professionale differente e non è interessato alla conduzione dell’impresa.
Una devoluzione ereditaria ordinaria determinerebbe una comunione tra i due, con potenziale paralisi decisionale o necessità di complesse operazioni di liquidazione.
Attraverso un trust, il disponente può conferire le partecipazioni societarie, individuando entrambi i figli quali beneficiari economici, ma prevedendo che il potere gestorio e le prerogative di indirizzo restino concentrate in capo al trustee secondo criteri che privilegino la continuità imprenditoriale.
Il figlio operativo potrebbe essere designato quale beneficiario principale dei frutti derivanti dall’attività, eventualmente con attribuzione progressiva delle partecipazioni al raggiungimento di determinati obiettivi o al decorso di un periodo di consolidamento; l’altro figlio potrebbe ricevere benefici patrimoniali compensativi, ad esempio attraverso la distribuzione di utili, altri asset finanziari o clausole di riequilibrio economico.
Governance e trust: separazione tra proprietà e gestione
In tal modo si realizza una separazione tra titolarità economica e potere gestorio, evitando conflitti e garantendo che l’impresa resti guidata da chi possiede competenze e interesse alla sua prosecuzione. Il rispetto dei diritti dei legittimari (artt. 536 ss. c.c.) resta naturalmente imprescindibile, ma la flessibilità dello strumento consente di modulare l’equilibrio tra equità familiare e razionalità economica.
Trustee e guardiano: ruoli chiave nel trust
In questa architettura la scelta del trustee diventa cruciale.
Un trustee persona fisica può assicurare prossimità e conoscenza del contesto familiare, ma può presentare limiti in termini di continuità e struttura organizzativa.
Una trust company, specie se dotata di competenze multidisciplinari e presidi di controllo interno, offre maggiore stabilità e terzietà, elementi particolarmente rilevanti quando il trust detiene partecipazioni societarie di controllo.
La qualità del trustee incide direttamente sulla credibilità dell’operazione verso terzi – istituti di credito, partner industriali, investitori e in ragione della delicatezza è una scelta che va attentamente condivisa con i propri consulenti
Accanto al trustee può essere prevista la figura del guardiano, con funzioni di controllo e poteri di veto o di revoca, quale elemento di bilanciamento tra famiglia e gestione professionale.
La sua presenza rafforza la tenuta della struttura e contribuisce a prevenire conflitti tra i beneficiari, soprattutto quando gli interessi economici non coincidono con i ruoli gestionali.
Letter of wishes: guida strategica nel passaggio generazionale
La letter of wishes completa il disegno, offrendo al disponente la possibilità di esprimere orientamenti strategici senza vincolare rigidamente il trustee.
In un caso come quello descritto, può indicare criteri di valorizzazione dell’impresa, principi etici di gestione, modalità di reinvestimento degli utili o condizioni per l’eventuale trasferimento definitivo delle partecipazioni al figlio operativo.
Pur non avendo natura vincolante, essa assume rilievo interpretativo secondo i principi generali in materia di ermeneutica contrattuale (artt. 1362 ss. c.c.) e contribuisce a preservare la coerenza della gestione nel tempo.
Trust e successione: una strategia per continuità e stabilità
In definitiva, il trust consente di affrontare il passaggio generazionale non come un momento traumatico, ma come un processo governato.
Nell’attuale scenario fiscale, caratterizzato da un’imposta di successione moderata e da un quadro giurisprudenziale più definito, rappresenta per il wealth management uno strumento capace di integrare tutela patrimoniale, continuità imprenditoriale e stabilità familiare in un’unica struttura coerente.

